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Centro oli Eni di Viggiano:
autorizzazioni al vaglio dei Pm

Basilicata

Tempo di lettura: 
7 minuti 28 secondi

 

di LEO AMATO
POTENZA - C’è una nuova indagine della Procura della Repubblica di Potenza sul Centro oli Eni di Viggiano, e ruota attorno a due autorizzazioni della Regione. Motivo? Il conflitto d’interessi del capo del dipartimento Ambiente della Regione, dal momento che all’epoca sua moglie era in affari con alcuni imprenditori proprio nell’orbita dell’Eni, e con loro si sarebbe guadagnata una commessa per la progettazione proprio di alcuni dei lavori autorizzati.
Sono allo studio degli uomini della polizia tributaria della Guardia di finanza ormai da qualche settimana le delibere numero 313 e 627 del 2011, con cui la giunta regionale nel giro di meno di due mesi, ha concesso prima l’autorizzazione integrata ambientale all’infrastruttura fondamentale per le estrazioni di petrolio in Val d’Agri, e poi l’ok per i «lavori di ammodernamento e miglioramento delle performance produttive». A dare il “la” al lavoro degli investigatori coordinati dal pm Sergio Marotta sono stati gli articoli pubblicati in proposito a marzo sul Quotidiano della Basilicata. 
In primo piano c’è una giovane società di progettazione, la Med.Ing. srl (Mediterranea Ingegneria), nata un mese dopo la nomina di Donato Viggiano a direttore generale del Dipartimento ambiente della Regione, con l’idea che «solo una profonda conoscenza del territorio e dei meccanismi socioeconomico-politici che ivi sottendono, unita alle migliori competenze e risorse, possa consentire di rispondere in modo efficace e efficiente alle richieste» delle compagnie che operano nell’industria dell’oil & gas. Così sul loro sito internet. Fatto sta che la Med. Ing sarebbe entrata a tempo di record nel gotha delle ditte più quotate dell’indotto petrolifero locale e non. In più nel giro di pochissimo è arrivata anche «una prima commessa importante» da un’azienda nell’orbita dell’Eni: il gruppo Cosmi della famiglia Resca, che esprime anche un membro nel consiglio di amministrazione guidato da Giuseppe Recchi e da Paolo Scaroni. In pratica, dei «rilievi ingegneristici inerenti le modifiche da apportarsi sulla linea 4 del CO.VA», che poi sarebbe il Centro oli della Val d’Agri. «Modifiche» nell’ambito dei lavori da quasi 300 milioni di euro autorizzati  a maggio del 2011 dalla giunta regionale, su proposta dell’assessore all’Ambiente, con parere favorevole del Comitato tecnico regionale presieduto dal direttore generale Donato Viggiano. Un salto clamoroso rispetto ai lavoretti che costituiscono il resto del portafoglio di realizzazioni della Med. Ing. effettuati perlopiù sui capannoni delle ditte riconducibili al socio di maggioranza ed amministratore della società, un imprenditore di Polla  a sua volta da tempo nell’orbita della compagnia del cane a sei zampe. Forse troppo clamoroso, se poi scopre che tra i soci che avevano costituito la Med. Ing. c’è la moglie di Donato Viggiano, di professione insegnante di matematica del Liceo classico di Pisticci, senz’altre esperienze imprenditoriali di rilievo alle spalle.
Maria Grazia Panetta, questo il nome della signora, risulta aver ceduto la sua quota a un nuovo socio a dicembre dell’anno scorso: 4mila euro nominali di cui 1.250 versati. Né un euro in più ne un euro in meno di quanto registrato nell’atto di costituzione. Un pessimo affare insomma, come ha sostenuto lo stesso Viggiano replicando al Quotidiano. «La società ha svolto tra il 2011 e il 2012, incarichi per attività di ingegneria per 326mila euro da parte di una società fornitrice di quella titolare del centro olii». Così il dg regionale all’ambiente Qualcosa tipo «lo 0,1%» rispetto a una stima approssimativa del valore dei «lavori di ammodernamento e miglioramento delle performance produttive» del Centro nel comune di Viggiano. Lavori su cui sempre il Quotidiano ha portato alla luce un documento dell’Eni in cui si parla di un «potenziamento» già realizzato, sfruttando le giornate di fermo dell’impianto già previste (ognuna vale circa 7 milioni di euro), nell’ottica di un aumento delle estrazioni, quindi della produzione. Solo che questo, in realtà, non è stato ancora autorizzato dalla Regione, dato che le trattative a riguardo sono, tutt’altro che concluse, ma a via Verrastro sembra che non se fosse accorto nessuno. 

POTENZA - C’è una nuova indagine della Procura della Repubblica di Potenza sul Centro oli Eni di Viggiano, e ruota attorno a due autorizzazioni della Regione. Motivo? Il conflitto d’interessi del capo del dipartimento Ambiente della Regione, dal momento che all’epoca sua moglie era in affari con alcuni imprenditori proprio nell’orbita dell’Eni, e con loro si sarebbe guadagnata una commessa per la progettazione proprio di alcuni dei lavori autorizzati.

Sono allo studio degli uomini della polizia tributaria della Guardia di finanza ormai da qualche settimana le delibere numero 313 e 627 del 2011, con cui la giunta regionale nel giro di meno di due mesi, ha concesso l’autorizzazione integrata ambientale all’infrastruttura fondamentale per le estrazioni di petrolio in Val d’Agri, e l’ok per i «lavori di ammodernamento e miglioramento delle performance produttive». 

A dare il “la” al lavoro degli investigatori coordinati dal pm Sergio Marotta sono stati gli articoli pubblicati in proposito a marzo sul Quotidiano della Basilicata. In primo piano c’è una giovane società di progettazione, la Med.Ing. srl (Mediterranea Ingegneria), nata un mese dopo la nomina di Donato Viggiano a direttore generale del Dipartimento ambiente della Regione, con l’idea che «solo una profonda conoscenza del territorio e dei meccanismi socioeconomico-politici che ivi sottendono, unita alle migliori competenze e risorse, possa consentire di rispondere in modo efficace e efficiente alle richieste» delle compagnie che operano nell’industria dell’oil & gas. Così sul loro sito internet. Fatto sta che la Med. Ing sarebbe entrata a tempo di record nel gotha delle ditte più quotate dell’indotto petrolifero locale e non. In più nel giro di pochissimo è arrivata anche «una prima commessa importante» da un’azienda nell’orbita dell’Eni: il gruppo Cosmi della famiglia Resca, che esprime anche un membro nel consiglio di amministrazione guidato da Giuseppe Recchi e da Paolo Scaroni. 

In pratica si tratta dei «rilievi ingegneristici inerenti le modifiche da apportarsi sulla linea 4 del CO.VA», che poi sarebbe il Centro oli della Val d’Agri. «Modifiche» nell’ambito dei lavori da quasi 300 milioni di euro autorizzati  a maggio del 2011 dalla giunta regionale, su proposta dell’assessore all’Ambiente, con parere favorevole del Comitato tecnico regionale presieduto dal direttore generale Donato Viggiano. Un salto clamoroso rispetto ai lavoretti che costituiscono il resto del portafoglio di realizzazioni della Med. Ing. effettuati perlopiù sui capannoni delle ditte riconducibili al socio di maggioranza ed amministratore della società, un imprenditore di Polla  a sua volta da tempo nell’orbita della compagnia del cane a sei zampe. Forse troppo clamoroso, se poi scopre che tra i soci che avevano costituito la Med. Ing. c’è la moglie di Donato Viggiano, di professione insegnante di matematica del Liceo classico di Pisticci, senz’altre esperienze imprenditoriali di rilievo alle spalle.

Maria Grazia Panetta, questo il nome della signora, risulta aver ceduto la sua quota a un nuovo socio a dicembre dell’anno scorso: 4mila euro nominali di cui 1.250 versati. Né un euro in più ne un euro in meno di quanto registrato nell’atto di costituzione. Un pessimo affare insomma, come ha sostenuto lo stesso Viggiano replicando al Quotidiano. «La società ha svolto tra il 2011 e il 2012, incarichi per attività di ingegneria per 326mila euro da parte di una società fornitrice di quella titolare del centro olii». Queste le parole del dg regionale all’ambiente. Qualcosa tipo «lo 0,1%» rispetto a una stima approssimativa del valore dei «lavori di ammodernamento e miglioramento delle performance produttive» del Centro nel comune di Viggiano. Lavori su cui sempre il Quotidiano ha portato alla luce un documento dell’Eni dove si parla di un «potenziamento» già realizzato nell'ottica del prossimo aumento delle estrazioni dalla Val d'Agri - quindi della produzione - sfruttando le giornate di fermo dell’impianto previste (ognuna costa circa 7 milioni di euro di greggio in meno). Solo che questo - l'aumento delle estrazioni e il potenziamento dell'impianto - in realtà non è stato ancora autorizzato dalla Regione, dato che le trattative a riguardo sono tutt’altro che concluse. Ma a via Verrastro sembra proprio che non se fosse accorto nessuno. 

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