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A Melfi corpo a corpo con la polizia
Ma la partita ormai è persa

Basilicata

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MELFI - Si è definitivamente arenata alla mezzanotte di ieri l’ultima speranza per i cittadini di Melfi che hanno cercato di salvare il proprio tribunale fino all’ultimo. Un minuto prima del 13 settembre, infatti, il presidio composto da cittadini, tifosi della locale squadra di calcio, avvocati e studenti e' stato spontaneamente rimosso. La scelta è giunta dopo ore di tensione assoluta diminuita solo quando sindaco e presidente degli avvocati, hanno chiesto alla gente di interrompere il presidio perché ormai la connessione dei computer ministeriali era stata staccata da Roma.

A quel punto non aveva più senso rischiare una carica dei celerini che opportunamente hanno a loro volta abbassato il livello di guardia.

Già a partire dalle prime ore della mattinata si erano registrati diversi momenti di tensione. Alle nove e trenta del mattino, celerini e poliziotti avevano cercato di forzare i blocchi dei cittadini che ostacolavano l'ingresso nel tribunale degli operai addetti al trasloco dei fascicoli destinati al palazzo di giustizia di Potenza.

Una signora anziana è rimasta contusa così come un paio di avvocati che nella calca sono stati travolti dalla veemenza dei poliziotti. Pare che un agente in particolare abbia cercato con più energia di altri di forzare il blocco e solo la calma mantenuta da avvocati e cittadini, tutti fermi con le mani ben alte sul capo, alla fine ha consigliato le forze dell'ordine di soprassedere.

La strategia posta in essere dalle forze di polizia era apparsa chiara fin dalle prime ore del mattino. I due ingressi del tribunale sono stati separati dagli automezzi delle forze dell'ordine che hanno bloccato via, Sant'Agostino impedendo di fatto a chi era rimasto in piazza, Federico II di correre in soccorso dei manifestanti in presidio davanti l'ingresso secondario del palazzo di giustizia. Poi per tutto il pomeriggio si era rimasti in attesa di notizie da Roma dove esponenti del foro di Sala Consilina incontravano il ministro, Cancellieri. Quando anche dalla capitale è giunta la notizia che il tribunale campano era stato soppresso, con annesso accorpamento a quello di Lagonegro, la scelta di porre fine al presidio è apparsa la più opportuna.

Una sorta di accordo ha infine sancito l'onore delle armi per i manifestanti davanti ai quali non sono stati sottratti i fascicoli da parte degli incaricati al trasloco. Questa mattina, senza nessuna forzatura, pertanto, gli incartamenti giungeranno presso il tribunale di Potenza e dopo quasi 150 anni la città di Melfi perde il suo presidio di giustizia. Le cause sono tante, il tempo probabilmente chiarirà' ogni responsabilità. Ieri sera, intanto, i consiglieri regionali del Vulture si sono recati presso la sede del consiglio regionale per chiedere al presidente, Vito De Filippo di assumere una posizione chiara per tentare di spiegare ancora al ministro di Giustizia lo scippo subito nell'area del Vulture melfese. Ma a questo punto il destino del tribunale di Melfi sembra ormai scritto.

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