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Figliopoli alla Sapienza, scoppia il caso
su un corso cofinanziato dalla Basilicata

Basilicata

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POTENZA - A un mese dalle selezioni i nomi dei futuri specializzandi erano già noti. Prova che i test sono stati truccati, secondo “La Repubblica”. E proprio per uno di quei corsi co-finanziati dalla Basilicata al centro dell’inchiesta sulla figliopoli transuniversitaria lucana. Niente di che stupirsi - quindi - se tra i “vincitori” annunciati figura anche un giovane medico della provincia di Potenza.

«IL MEDICO DELUSO»

E’ bufera alla Sapienza di Roma sul concorso per l’accesso alla scuola di specializzazione in Malattie dell’apparato cardiovascolare. Ormai da qualche mese l’aria aveva cominciato a farsi pesante, ma la pagina dedicata allo «scandalo» nell’edizione di ieri dal quotidiano fondato da Eugenio Scalfari non è destinata ad essere dimenticata in fretta.

Al centro ci sono le rivelazioni di un «medico deluso» che a giugno ha annunciato a Corrado Zunino i vincitori della selezione appena indetta. In particolare, su 15 posti a disposizione (a cui in seguito si sarebbe aggiunto un 16mo finanziato dalla Regione Basilicata), i 6 della prima “classe” del Policlinico Umberto I di Roma. Professore: Francesco Fedele. Risultato: tutti ammessi. Col titolare della cattedra che dalle colonne del quotidiano spiega il fatto come «fisiologico». 

«A parità di cavallo monto il cavallo che conosco di più». Così Fedele incalzato dal cronista. Certo le selezioni dovrebbero essere segrete «ma non si può rendere tutto asettico». Spiega il medico manco si trattasse di una sala operatoria. Né affidarsi «solo ai computer». Ad ogni modo non è uno solo che decide ma una commissione. In passato sì che succedevano cose ben peggiori. In altre università. Se poi tra i vincitori c’era uno studente che a volte gli faceva da autista dev’essere che facendosi scarrozzare in giro si è sentito per davvero un fantino.

RIVELAZIONI

Lo scoop  di Repubblica svela anche un’altra prassi a quanto pare molto diffusa negli atenei di Medicina. Lo fa attraverso le parole di un «medico deluso» che - anche per la scelta dell’anonimato -ricorda da vicino il «camice bianco senza speranza» che a giugno aveva scritto all’Ordine dei medici di Potenza e al Quotidiano della Basilicata denunciando chi ha tenuto nascosti i corsi e le università finanziati dalla Regione. Perché allungare una graduatoria aggiungendo ai contratti di formazione a carico del ministero uno o più contratti “regionali” per “classe” di specializzazione significa aumentare le chance di chi partecipa alla relativa selezione. Quindi conoscere per tempo che a Foggia per Radiodiagnostica da 3 posti si è passati a 6 (fatto vero, ndr) può davvero orientare la scelta di chi non sa dove concorrere. Solo al dipartimento Salute della Regione Basilicata c’è chi lo reputa «assurdo». Forse perché non sa o fa finta di non sapere che l’obbligo di comunicare in tempo utile i posti aggiuntivi da parte delle Università viene quasi sempre disatteso. E non sempre è colpa degli atenei se in Basilicata accade persino che vengano decisi quando i termini per presentare domanda sono già scaduti, com’è accaduto quest’anno per un posto di neurologia a Brescia. Quindi - ancora una volta - non c’è niente di stupirsi se sempre quest’anno a Radiodiagnostica a Foggia saltano fuori 3 vincitori lucani, e la profezia affidata al Quotidiano viene addirittura superata («Due ragazzi di Rionero entrambi in quota Pd e che entreranno come specializzandi nel Crob di Rionero»). E nemmeno se all’Università di Brescia proprio il posto aggiuntivo a piè di graduatoria “ministeriale” viene assegnato a un giovane medico potentino laureato a Roma che ha deciso di tentare la fortuna in Val Padana . Certo, ben prima che sull’Appennino Lucano qualcuno si accorgesse dei luminari presenti in quell’ateneo, e del bisogno di un altro giovane specializzando in neurologia nelle aziende sanitarie della Regione. Se no non avrebbe fatto domanda in tempo. Un giovane specializzando da affiancare al collega proveniente dalla Cattolica di Roma “opzionato” soltanto un mese prima. Chissà che i luminari della capitale non si siano spenti nel giro di qualche giorno, o la questione non attenga piuttosto ai candidati che concorrevano in quelle selezioni.

«Me l’hanno detto in modo esplicito: “E’ inutile che vieni alla Sapienza. Abbiamo già i nostri. C’è una lista d’attesa. Devi aspettare il terzo concorso». Queste le parole del «medico deluso» a La Repubblica, che spiega anche perché non ha denunciato la cosa quantomeno all’Ordine dei medici: «Mi avrebbero risposto: “Resta in fila, resta muto, è sempre stato così». Altro che in Basilicata dove l’Ordine dei medici di Potenza si è fatto avanti per primo lamentando l’andazzo in Regione con i propri iscritti. 

NUOVE PROVE

L’inchiesta del Quotidiano della Basilicata da cui ha preso le mosse l’indagine dei carabinieri al comando del colonnello Gianfilippo Simoniello nasce proprio da una mail indirizzata ai medici potentini. Troppi lucani nelle graduatorie beneficiate dai soldi di via Verrastro (solo quest’anno venti posti aggiuntivi da quasi 130mila ciascuno, ndr). Troppi per credere che abbiano concorso ad armi pari con i colleghi delle altre regioni, come prescrive la legge. Con o senza i nomi altisonanti dell’anno scorso: tra i quali primari, ex consiglieri regionali, sindaci, simpatizzanti e storici militanti tutti di area “governativa”. Per l’ultima volta: di che c’è da stupirsi? Se le cose stanno così (e stanno così) ci sarebbe quasi da aspettarsi che la selezione “truccata” appena smascherata su Repubblica sia di quelle finanziate dalla giunta regionale della Basilicata con uno di quei contratti aggiuntivi finiti nel mirino degli investigatori. Come che tra i 6 vincitori annunciati spunti giusto un giovane medico lucano. La domanda è un’altra: senza i soldi di via Verrastro ce l’avrebbe fatta lo stesso? O avrebbe dovuto scorrazzare il professore in un lungo e in largo come il suo collega?

l.amato@luedi.it

 

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