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Marotta non va in questura
Il dg diserta la convocazione

Basilicata

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POTENZA - Era atteso per ieri in Questura ma il dg di Acquedotto lucano non si è presentato. Come sembra intenzionato a fare questo pomeriggio anche il capo del personale, indagato a sua volta con l’accusa di abuso d’ufficio.

Sembra deciso ad affidarsi a una memoria difensiva il direttore generale della multiutility dell’acqua lucana Gerardo Marotta, convocato dai pm Sergio Marotta e Francesco Basentini nell’ambito dell’inchiesta su alcuni contratti di lavoro “a chiamata diretta” stipulati tra il 2008 e il 2011. Così ha annunciato il suo avvocato Tuccino Pace, mentre Nicola Buccico, il legale che assiste il direttore dell’ufficio personale, Pasquale Ronga, fa sapere di aver appena ricevuto l’incarico. Perciò soltanto nei giorni concorderà il da farsi interloquendo con gli uffici inquirenti sulle modalità di un interrogatorio in un’altra data.

Al centro dell’inchiesta condotta dagli agenti della sezione pubblica amministrazione della Squadra mobile di Potenza ci sono 11 nominativi per altrettanti contratti di lavoro a tempo determinato con la spa al 100% di Regione e comuni della Basilicata. E tra questi gli investigatori avrebbero scoperto la nipote di un consigliere regionale Pd, quella di un ex consigliere dei Popolari Uniti, un affine di un consigliere comunale Pdl più il coniuge di un dirigente della stessa società.

Secondo l’accusa si tratta di atti contrari alle procedure stabilite dalla legge 133 del 2008, più nota come decreto “semplificazioni”, che ha imposto alle «società che gestiscono servizi pubblici locali a totale partecipazione pubblica» di adottare «con propri provvedimenti, criteri e modalità per il reclutamento del personale e per il conferimento degli incarichi» rispettosi dei principi delle norme per le pubbliche amministrazioni. In particolare quelle che prevedono: «adeguata pubblicità della selezione e modalità di svolgimento che garantiscano l’imparzialità e assicurino economicità e celerità»; «meccanismi oggettivi e trasparenti, idonei a verificare il possesso dei requisiti attitudinali e professionali richiesti in relazione alla posizione da ricoprire»; e il «rispetto delle pari opportunità tra lavoratrici e lavoratori».

Stando a quanto emerso a margine della riunione del consiglio d’amministrazione di Al spa convocato la scorsa settimana per discutere dell’inchiesta dietro 10 dei contratti di lavoro “incriminati” ci sarebbero state altrettante delibere del precedente cda che il direttore generale sostiene di aver soltanto provveduto ad eseguire.

l.amato@luedi.it

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