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L'innovazione sociale
di cui ha bisogno la Basilicata

Basilicata

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LE elezioni regionali sono alle porte ed alcuni timidi segnali di volontà di affrontare alcuni temi per lo sviluppo della Basilicata sembrano scorgersi all’orizzonte. Il PD  ha approvato un documento in cui si richiama la centralità della persona per la politica economica futura, tema che ho più volte affrontato nei miei interventi e che non può non trovarmi d’accordo. Altre forze politiche si stanno orientando su un approccio simile e questo fa ben sperare circa il dibattito pubblico e l’ideazione di specifiche azioni.

In un articolo recente, appraso sulle pagine di questo giornale, ho lanciato l’idea di un’innovazione sociale che caratterizzi l’azione di governo regionale invece di velleitarie politiche per l’innovazione tecnologica, che non produrrebbero alcun risultato.

La nostra è una regione con un forte invcchiamanto della popolazione, un basso tasso di fertilità, un’alta disoccupazione giovanile ed una bassa partecipazione femminile al mercato del lavoro. Questa situazione richiede una revisione profonda del sistema di welfare locale, che può diventare occasione di sviluppo.

Attualmente, le famiglie spendono tempo e denaro per la cura degli anziani, spesso affidati alle cure non professionali di badanti, spesso lavoratrici in nero ed irregolari. Le donne, a causa della penuria di asili, spesso si relegano in un ruolo di casalinghe, non sfruttando pienamente le competenze culturali che hanno accumulato con gli studi.

Un sistema di incubatori di imprese per start up sociali per la cura (non necessariamente sanitaria) degli anziani e per l’avvio di microimprese per la cura dei bambini (sulla scorta del childminder inglesi, ovvero asili domestici gestiti da 1-2 mamme con 4-6 bambini) potrebbe migliorare la vita dei Lucani, creare posti di lavoro, far emergere il sommerso ed aumentare (anche se non in maniera radicale) l’occupazione di giovani e donne.

La domanda privata per tali servizi dovrebbe, però, essere sostenuta dal governo regionale, e chissà che questo non possa essere un modo socialmente accettabile di spendere le royalties.

Più volte ho messo in evidenza come una moderna politica di sviluppo parta dalla qualità della vita delle persone.  Il welfare locale è una parte enormemente importante di questa variabile, unitamente a servizi culturali, qualità dell’ambiente e dell’istruzione. Affrontare questi temi in un’ottica di sviluppo anzichè di gestione significa far fare alla nostra regione un enorme passo in avanti, verso una modernità che deve esserci propria.

*Economista, Università Bocconi

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