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Se un arcobaleno non ci basta

Basilicata

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SPLENDEVA UN arcobaleno ieri mattina su Potenza. Nitido. Nel giro di qualche minuto le foto di questo miracolo atmosferico si sono diffuse sulla rete accompagnate da post di speranza, di augurio, di desiderio beneaugurante. L'arcobaleno è segno di pace, di quiete dopo la tempesta, di diritti, di libertà.

Fossi al posto dei figuranti della politica che in queste ore si stanno scannando tra attendismi ed ultimatum, mi andrei a leggere quanta passione e quanto voglia recondita di futuro c’è tra chi lascia la rabbia per l’indifferenza. È questa fetta di popolo che bisogna riconquistare. Ricordo bene la teoria sostenuta da De Mita sull’arte della “promessa che ha più valore del riconoscimento”.

È su questa fetta granitica di bisogni che poggia ancora la solidità della politica. Bisogna invertire le condizioni. Bisogna liberare dalla politica gli schiavi ad essa legata per miseria e necessità (il gladiatore ispanico questo fece. Caro Marcello Pittella dicci perchè non decidi e cosa intendi per rinnovamento). E bisogna ricollocare dentro la politica coloro, tantissimi, che non votano più. In una specie di vasi comunicanti per ritrovare un nuovo equilibrio. La guerra in atto nel Pd ha molto di strumentale e di conservazione di potere ma è innegabile che se i democratici vogliono distinguersi dai berluscones sulla questione giustizia devono avere un profilo alto, in questa fase quanto meno di opportunità. O bisogna sperare nell’amnistia e indulto chiesta da Napolitano per svuotare le carceri per infilarsi in una scorciatoia di salvezza miracolosa? Oggi le notizie non sono confortanti. E non solo perchè dal centrodestra al centrosinistra si stanno ancora scambiando le figurine degli album del loro campionato, ma perchè da Bruxelles arriva la conferma del ritorno della Basilicata nell’obiettivo uno. Questioni tecniche dovute alla decrescita del pil, dicono, non una bocciatura politica. Di sicuro ritornare nella linea delle regioni sottosviluppate non è un premio. E con quale progetto si reagisce? Non si sa. Ancora più preoccupante è la possibile perdita dei fondi comunitari della programmazione 2007-2013 per incapacità di spesa. E come ci avviciniamo a quelli nuovi che verranno? Anche questo non si sa. È tutto da ricostruire. Che può essere anche la condizione ideale. Bisognerebbe abbattere ab imis, però, tutti i ruderi spettrali che sono davanti a noi.

l.serino@luedi.it

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