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Il direttore di Confesercenti Matera
non vede l’emorragia di aziende ma sente la crisi

Basilicata

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MATERA tiene la crisi meglio di altre città con numeri di imprese commerciali che chiudono ridotte rispetto al resto d’Italia.

L’esame freddo dei numeri diffusi ieri da Confesercenti nazionale dice questo perchè 34 attività in meno in tutta la provincia di cui 6 tra quelle turistico ricettive e 1 il saldo negativo nel numero dei bar e 4 tra i ristoranti (pur se nella città di Matera queste cifre sono leggermente più alte nel saldo totale) non sembrano descrivere una crisi ed un collasso ma una situazione fisiologica.

Nè può bastare in tutto questo considerare, come ci fa notare il direttore di Confesercenti Pasquale Di Pede che «questi dati sono su dieci mesi e che la maggior parte delle imprese che chiuderanno ci saranno probabilmente entro la fine dell’anno». In realtà pare opportuno fare uno sforzo per andare oltre i numeri che probabilmente stavolta dicono qualcosa ma non proprio tutto ed allora oltre ad un esame del dato rigido e concreto (a parte le diverse cifre comunicate da Confesercenti in maniera più analitica) è giusto cercare di capire se questa crisi davvero si sente come non mai o se la città di Matera tiene più delle altre.

«I dati non rendono l’idea esatta di una crisi molto pesante che con le banche ferme e gli aumenti di tasse che continuano rischia comunque di portarci al collasso» conferma Pasquale Di Pede, direttore di Confesercenti Matera, «ci sono le difficoltà delle aziende dei settori commerciali del materano e vanno in qualche modo considerate ed interpretate nella maniera giusta».

I numeri che si leggono possono in qualche modo essere drogati da una serie di situazioni che non permettono dunque di interpretare esattamente quella che è la condizione in cui vivono la maggior parte delle aziende del settore in questo particolare momento in cui la crisi si sente: «in primis voglio sottolineare come la perdita di numerosi posti di lavoro e le difficoltà della gente hanno reso questo settore una sorta di paracadute sociale, in molti sono convinti di poter sbarcare il lunario aprendo delle attività commerciali salvo poi rendersi conto che non è così semplice.

Ma questo comporta una serie di aperture che nel tempo non possono durare e dunque cambiano di fatto quei numeri, c’è poi considerare che oggi sempre di più anche attività che fino a poco tempo fa sembravano intoccabili e non potevano subire la crisi oggi si trovano a dover essere in difficoltà e a dover chiudere è un dato di fatto».

Poi l’accusa più pesante che riguarda il fatto che la prospettiva non è certo delle più rosee: «la nuova Tares sui rifiuti che sta per essere introdotta, che cambierà nome andrà a pesare fortemente sulle attività commerciali con aumento fino al 700 per cento tra bar, ristoranti, alberghi».

Insomma la crisi c’è e si sente più di quanto traspare dai numeri secondi Di Pede e viene, evidentemente anche aggravata dagli interventi in arrivo in termini di tasse ed anche da una situazione di «totale deregulation che vede aumentare a dismisura con le aperture selvagge il numero delle strutture commerciali presenti in città».

Con regole sulle aperture, le chiusura e le turnazioni che andrebbero probabilmente migliorate e che invece continuano a costituire un ulteriore problema che sembra aggravare in generale la situazione.

Insomma per reazione e in una situazione sociale difficile la gente si rifugia nel commercio e senza la presenza di regole e interventi strutturali non sono si evidenziano dei numeri che non rispecchiano esattamente la situazione che si vive ma anche non consentono una serie di interventi e di miglioramenti.

 «E’ per questo che chiederemo al nuovo presidente Pittella con cui abbiamo già avuto modo di interloquire da assessore alle attività produttive, un intervento di settore con introduzione magari di albi e numeri definiti».

Interventi che possano insomma mitigare una situazione che Confesercenti conferma nella sostanza ma che nei numeri nel Materano appare diversa. Stavolta la verità sta probabilmente nel mezzo ma i numeri non sempre, e questa ne è una dimostrazione, costituiscono la verità assoluta.

p.quarto@luedi.it

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