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Salvate
il soldato Vita

Basilicata

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Lo spunto ce lo offre ancora una volta lui stesso: “Gli amici di Pittella devono rigare dritto sennò la Basilicata non ce la fa”. Da questa posizione si deduce, evidentemente, che esistono gli amici e i non amici di Pittella. I non amici potrebbero ulteriormente suddividersi in neutrali e nemici. Si può giocare con le parole, in realtà quello che voleva dire il governatore è abbastanza intuibile, ma ripropone un'istintiva visione politica che è il vero nodo della vicenda di questi giorni.

1) Facciamo un esempio. La grande lotteria dei direttori generali sembra avere un punto saldo, fuori dalle trattative: la conservazione e la difesa a oltranza del ruolo di un uomo di fiducia del governatore, il direttore generale Michele Vita, 62 anni. Siamo nella sfera della corte strettissima, anello di congiunzione con molte diramazioni partecipate, come Sviluppo Basilicata, direttore generale del dipartimento attività produttive quando Marcello Pittella ne era l'assessore. E' evidente che il rapporto si sia saldato il quel periodo. E Vita, uomo di lunghissima militanza comunista (mi chiariscono, anzi, attempato riformista), sponsorizzato all'epoca da Vincenzo Folino, ha tessuto uno strettissimo rapporto col governatore fino a diventarne figura insostituibile di collaborazione. Quindi per la proprietà transitiva Vita è il primo che deve rigare dritto. Vita ha in realtà un lunghissimo curriculum, è lì da molti anni, dunque - per molti aspetti -garanzia d'esperienza. Credo sia una rivendicazione legittima che il governatore voglia tenerlo al suo fianco. A dispetto della politica della rottamazione e della novità a tutti i costi.

2) Il governatore, però, deve di conseguenza far capire qual è il criterio che regola la sua azione amministrativa. A scalare, lo dovranno spiegare tutti gli altri, anche quando Lacorazza diventerà presidente del Consiglio. Il criterio è quello di affidare la gestione pubblica agli amici? Amici e basta o amici competenti? Il nemico incompetente lo scartiamo a priori. Ma il nemico competente? Una volta, ragionando su problemi organizzativi aziendali, un consulente mi stroncò: è lavoro, mia cara. Qui è questione di lavoro non di amicizia né di simpatie. Pensi che Gramellini che firma tutti i giorni in prima pagina sulla Stampa sia amico del direttore Calabresi?

3) Abbiamo trascorso anni di dualismo. Il vecchio Luongo (vecchio nel senso che la sa lunga) non perde occasione per dire che è stata un avvelenamento dei giornali creare la favola della diarchia tra Folino e De Filippo. Io credo che non sia così. Folino oggi ha dato la fiducia della verifica a Pittella. Che non gli ha ancora riconosciuto l’onore dell’autorevolezza del nemico. Folino ha una posizione di saggia attesa. Apprezzabile anche il sindaco di Potenza, Vito Santarsiero, che fuori dal circuito degli incarichi pesanti (assessore, capogruppo, presidenza del consiglio) ieri commentava la drammaticità che viviamo con un forte senso di responsabilità istituzionale.  Rimane l'accompagnamento nel percorso di Pittella. La Cgil ieri per la seconda volta si è fatta sentire. Può darsi che la bypasserà come fa Renzi. Cercando sponda anche nell’opposizione che per ora sembra recitare il ruolo di sempre (una domanda a Gianni Rosa: cosa significa rispettare l’uomo e non il politico?) a parte la vedetta lucana che è Cosimo Latronico.

Uscire dallo schema amico-nemico è importante. La regola collegata è quella della trasparenza. Che per ora passa per un questionario ai cittadini e la conoscenza degli stipendi dei consiglieri. In verità non una parola abbiamo ascoltato quando questo giornale ha parlato non degli stipendi, ma dei redditi dei consiglieri connessi alle attività petrolifere.

4) Il governatore può scegliere la strada della rivoluzione solitaria, tanto pesante quanto apprezzabile. E dimostrare che si circonderà dei tanti Vita di cui si fida perché la partita in gioco è talmente delicata che se ne assume direttamente la responsabilità. Rischia però di avere un effetto disastroso: rischia cioè di essere emulato. E così la politica dei blocchi che ha avvelenato la Basilicata sarà sempre impiantata sullo schema dei “tuoi” e dei “miei”. E loro, cioè tutta la Basilicata, resteranno ancora una volta a guardare.

l.serino@luedi.it

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