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Per un patto che non sia un pacco
(Renzi docet)

Basilicata

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Dice bene Chicco Testa, proviamo a semplificare. Siamo bombardati da autoenunciazioni, pensieri vaganti, parole che si accavallano, chiacchiere che accompagnano ogni virgola che scappa a qualcuno.

 Ma, al dunque, molti restano muti.

1) Sorprende, ad esempio, che tutti coloro che di solito ci inondano di commenti sul petrolio siano decisamente distratti sui meccanismi in corso in Italia. Il presidente del Consiglio, Lacorazza, ha avuto uno scatto d’orgoglio istituzionale. Il petrolio rimarrà nella disponibilità delle autonomie locali, sarà attratta dalle competenze statali? Il punto, a ben guardare, non è questo. Il punto fondamentale, come ribadisce Testa, è: il petrolio è o non è una ricchezza per i lucani? Non una parola dalle caste locali, a iniziare dai sindaci dei territori interessati, pronti a intercettare i “tavoli” di confronto istituzionale e il flusso di royalty. Ma per farne cosa? Contratti di settore, certo. Ma non dimentichiamo Corleto, solo l’ultimo caso.

2) Il governatore è assediato. Stanza affollata e stazionamenti permanenti, forse un corno in tasca per il carico di lavoro (chissà, lo faceva uno come Bassolino, all’inizio gli è andata bene), centinaia di pressioni per le cose da fare, con gli assessori esterni dai quali, proprio perché esterni, passa poca mediazione (un bene essere lontani dalle promiscuità, un rallentamento se si pensa alla macchina che deve girare in assenza dei direttori). Siamo alla vigilia delle dichiarazioni programmatiche, che si uniranno al programma elettorale, alle dichiarazioni fatte all’assemblea degli industriali, a quelle riferite all’inaugurazione dell’anno accademico, alle lettere inviate agli assessori. Proviamo a semplificare, a sintetizzare: occuparsi di tutto l’universo non è possibile. Ci vuole uno sforzo di sintesi e una scrematura degli eccessi parassitari. Per stare al lavoro: Lsu, Copes, precari. Se da una parte non è né credibile né sufficiente continuare a comunicare «soldi di qua e soldi di là» che escono miracolosamente sotto la spinta delle marce sotto il Palazzo neppure è più immaginabile soccombere all’assedio senza avere il coraggio di dire: signori: un contratto a termine (soprattutto nella pubblica amministrazione) non può trasformarsi in precariato con aspettativa di assunzione a tempo indeterminato. E su tutta “la pubblica utilità” si può cercare di mappare la produttività, i bisogni reali, il sottobanco di lavoro nero? Nelle aziende private c’è una regola semplice semplice: ti pago se tu mi dai e se puoi svolgere una funzione che serve allo sviluppo di un obiettivo. Una regione trasformata in ufficio di collocamento (a cominciare dalla politica, per il 90 per cento sono tutti dipendenti regionali) è frutto di una concezione del bene pubblico parassitaria e insostenibile. Anche il sindacato deve fare uno sforzo in questo senso. Al di là delle visioni sul lavoro, la fatica di ogni azione sta non nell’avvio, nella posa della prima pietra, ma nell’ultima. Quanti progetti sono stati annunciati? Allora, facciamo una prova, provate a invertire la comunicazione: informateci non delle cose avviate, ma di quelle terminate.

3) Pittella dalle larghe intese. Qualche settimana fa, in un’intervista di Gianni Rosa mi pare di ricordare alla Nuova Tv, il consigliere regionale di Fratelli d’Italia (cito lui perchè è il più assiduo nel martellamento), interrogato sul suo rapporto con gli avversari, a proposito di Santarsiero (forse anche di Lacorazza, ma qui interessa la posizione non i nomi) si esprimeva più o meno così: ho stima per gli uomini, non per i politici. Ecco, una posizione del genere stento a capirla. O avvertiamo che il momento è quello che è, per cui vale la pena misurarsi tutti insieme sulle cose da fare (se riteniamo che il consiglio regionale è fatto da uomini perbene), altrimenti diventa un esercizio retorico qualificare il valore degli uomini a prescindere dalle loro azioni. La rilegittimazione di un Berlusconi condannato da parte di Renzi sarà anche una necessità strategica, ma è decisamente inaccettabile. Ma non butterei a mare la collaborazione che può venire da un uomo come Latronico che non mi pare riscaldi la sedia al Senato. Non è più questione di appartenenze, ma di reputazione personale. Se passa il principio che un condannato per frode fiscale (per non parlare delle papponerie) può continuare a decidere il destino del Paese, il passo prossimo sarà far sedere al tavolo delle decisioni un po’ di mafia intelligente e meritocratica. Loro sanno come far fruttare gli investimenti, no? Se il consiglio della Basilicata è composto da persone perbene ci aspettiamo una sola cosa da destra, sinistra, centro, avanti e indietro: un po’ di sudore da fatica.  E meno opposizione di principio. Facciamo volentieri a meno della lezione che Ottati dà a Rosa, perchè tanto se ci muoviamo nel campo delle norme c’è sempre qualcuno che ne sa di più. Ma il punto vero, per tutto il consiglio regionale, è decidere da che parte stare. Dalla parte di se stessi o della Basilicata?  Assediate il governatore chiedendo di farvi delegare a fare, non aspettando soltanto che faccia. Quante belle parole sul confronto, la compartecipazione, gli obiettivi da condividere. Pittella ha una paura di fondo: rimanere ingabbiato dal suo stesso partito, come nella migliore delle tradizioni. E cerca sponde. Ma per evitare che il patto si trasformi in pacco (come teme Renzi del Cavaliere) quel palazzo aperto così freneticamente twittato dallo staff del presidente diventi innanzitutto un patto chiaro di legislatura. Vediamo l’effetto che fa. Poche cose, tutte da concludere, con un monitoraggio del percorso, come si fa per i pacchi in spedizione: dov’è che si inceppa il cammino? Spesso nella burocrazia. A proposito, Pittella non doveva convocare tutti gli amministrativi?

4) L’imminenza del voto nel capoluogo. Ci sarà una donna sulla quale vale scommettere per le prossime elezioni comunali a Potenza? Quanto siamo bravi e brave a teorizzare l’equilibrio di genere nelle istituzioni. Allora: c’è una grande opportunità ed è anche imminente. E’ una grande prova di riscatto dopo l’abbuffata maschile delle elezioni regionali e l’imposizione di capilista alle scorse politiche. Non ci basta la Franconi assessore nominata e non eletta. Occorre un passo indietro dei famelici, però. E una convergenza unitaria delle forze politiche esperte di meccanismi di compensazione ma solo in una geografia interna di postazioni da offrire a chi è rimasto fuori di qua e fuori di là. E serve lo sforzo di un unico sentire da parte di tutti i circoli femminili. Le donne sono le prime che devono mettersi alla prova. E’ il momento buono per dimostrare che non si fanno chiacchiere. Ci siete?... Non odo augelli far festa

l.serino@luedi.it

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