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Treni, interrogazione della Liuzzi
Tutte le colpe scaricate su Comune e Regione

Basilicata

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POTENZA – Si torna a parlare della Potenza-Foggia, questa volta però a rispondere è lo stesso ministero delle Infrastrutture e dei trasporti in relazione ad una interrogazione presentata il 27 novembre dal deputato del Movimento 5 Stelle Mirella Liuzzi. L’interrogazione, fatta poco prima del sequestro della tratta ferroviaria a causa di un deragliamento, parte dalle segnalazioni dei pendolari che viaggiano (da dicembre in bus) sulla tratta ferroviaria in questione. Linea che, stando a quanto deciso in conferenza dei servizi, dovrebbe rientrare in un progetto ben più ampio di ammodernamento, a partire dall’elettrificazione di 118 chilometri. L’interrogazione della Liuzzi, dicevamo, è partita da alcune segnalazioni di disguidi e malfunzionamenti della stazione di Rionero-Atella-Ripacandida.

Per disguidi si intendono obliteratrici non funzionanti, stazioni chiuse, sale d’attesa inesistenti, ritardi consistenti, strutture dei treni, spesso di un solo vagone, non proprio tarate sull’effettivo numero di pendolari. E buona parte dei disservizi, stando alla risposta del ministero, sono da imputare allo stesso comune di Rionero. E non solo, c’è un problema che riguarda anche la Regione Basilicata. Dunque, sulla Potenza Foggia c’è in cantiere un progetto di ammodernamento, come scrivevamo ieri, che dovrebbe collegare la linea alla direttrice Napoli-Bari-Lecce-Taranto. Costo complessivo: 200 milioni di euro. Oltre all’elettrificazione della linea è prevista l’eliminazione dei passaggi a livello e una riduzione dei tempi di percorrenza sull’ordine di 25 minuti complessivi. Ma in che termini ha torto il comune di Rionero in Vulture? Nella risposta all’interrogazione si fa riferimento ad una cessione in comodato d’uso gratuito stipulata nel lontano 1998, da parte di Rfi all’amministrazione comunale, dell’ex magazzino merci con lo scopo di riqualificare, anche con attività culturali, l’intera area. Lavori che, a quanto pare, non sono mai stati fatti nonostante i numerosi solleciti delle Ferrovie. Questo stato di abbandono ha portato alla ovvia conseguenza: obliteratrici vandalizzate e stato generico della struttura ormai fatiscente. La questione è che, come da regolamento delle Ferrovie, nel caso di stazioni servite da meno di 500 utenti al giorno, viene applicata una drastica chiusura della struttura. Il problema quindi sta tutto a Rionero, al Comune infatti spettava la manutenzione e il decoro della zona aperta al pubblico, più precisamente “sala d’attesa - si legge - servizi igienici, marciapiedi e tutti i luoghi di transito. Di fronte alla ripetuta mancanza di questi presupposti, quindi, Rfi ha deciso di chiudere definitivamente la stazione almeno per quanto riguarda tutto ciò che ha a che fare con la fruibilità della struttura.

Altro aspetto da tenere in conto riguarda la stessa Regione. Stando alla risposta del ministero infatti la Basilicata ancora oggi, nonostante un contratto di servizio quadriennale che scadrà nel 2014 da 27 milioni di euro all’anno, non è riuscita a garantire i servizi minimi per i collegamenti su gomma (in particolare navette per i piccoli paesi). Dunque attualmente, da questo punto di vista, mancherebbero i servizi minimi. “Con l’emanazione - si legge - del decreto legislativo numero 422 del 1997 il settore è stato oggetto di una riforma che, ad oggi, purtroppo non ha ancora prodotto gli effetti previsti in quanto le Regioni, che avrebbero dovuto individuare, secondo criteri di efficienza e razionalità, i cosiddetti “servizi minimi” da garantire alla stregua di quelli essenziali, si sono limitate, per lo più, alla conservazione dei servizi storici e conseguentemente della spesa storica indicizzata, senza procedere all’adeguamento dinamico (...) dell’offerta di servizi al mutare della domanda. Tale mancato adeguamento ha distratto le poche risorse finanziarie disponibili dai servizi che (...) andavano incrementati qualitativamente e quantitativamente”. Il discorso quindi è chiaro, la politica del risparmio operata dalle Regioni per mantenere i servizi storici ha praticamente fagocitato le risorse disponibili per il miglioramento della qualità del trasporto pubblico ferroviario, causando non pochi disservizi. D’altro canto però Rfi se ne lava le mani, nel senso che oltre alla questione delle motrici costantemente messe sotto manutenzione e a ritardi “contenuti” sull’ordine massimo dei 15 minuti non c’è nulla da imputare alle Ferrovie. Ma Mirella Liuzzi, che nella sua domanda iniziale aveva sottolineato il problema di un’Italia a due velocità, troppo impegnata a spendere miliardi di euro per la costruzione della linea ad alta velocità Torino-Lione a fronte di una generale carenza di servizi soprattutto nel Mezzogiorno, si chiede anche che fine abbiano fatto i 200 milioni annunciati a dicembre nella conferenza dei servizi. Dunque stando a quanto scritto dalla Rete Ferroviaria italia oltre alle risorse del Fondo Nazionale la legge di stabilità appena licenziata ha disposto l’incremento del “fondo per il miglioramento della mobilità dei pendolari”. Si tratta di cifre piuttosto alte: 300 milioni di euro da stanziare nel 2014, e altri 100 nel 2015, fino a chiudere nel 2016 con l’erogazione di ulteriori 100 milioni. Questo fondo sarà destinato proprio all’acquisto di nuove motrici e di nuovi bus.

C’è poi da considerare un altro aspetto. “Dall’esito della conferenza unificata dello scorso 21 novembre - si legge nella risposta all’interrogazione parlamentare - convocata in seduta straordinaria proprio per discutere sulle iniziative da assumere nel settore del trasporto pubblico locale, il Governo, le Regioni e le Province Autonome hanno concordato, tra l’altro, sulla necessità di pervenire rapidamente alla determinazione dei costi standard per il settore, che rappresenta un passaggio indispensabile alla razionalizzazione del settore stesso. Un gruppo di lavoro con la partecipazione di tutti i soggetti istituzionali interessati, appositamente costruito a questo fine, è tutt’ora all’opera”. C’è da aspettarsi qualcosa in più quindi, ma resta ancora il problema della stazione di Rionero e di una linea che ancora oggi attende il dissequestro dai fatti del 2 dicembre. Insomma, i tempi potrebbero esser giusti per operare un restyling completo sulla linea (secondo Rfi subito dopo il dissequestro per rimettere a regime il binario unico non elettrificata ci vogliono massimo 15 giorni di lavoro) ma gli impegni dovranno essere rispettati da tutti. Dal comune di Rionero per quanto riguarda la riqualificazione della stazione e dalla Regione per i servizi minimi e gli investimenti sul trasporto pubblico che, ad oggi, hanno seriamente messo in difficoltà l’area industriale di San Nicola di Melfi.     

v.panettieri@luedi.it                

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