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Il vento del sud spazza via i corrotti
Ecco la comitiva degli appalti

Basilicata

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POTENZA - Nei nastri degli inquirenti c’è anche una fidanzata contrariata dal comportamento del suo uomo, che per accaparrarsi lavori  omaggiava politici e amministratori di tutto e di più, incluse alcune trasferte di piacere in giro per l’Italia. Un tenore di vita che sarebbe stato ben oltre le sue possibilità. Motivo per cui lo minacciava di denunciare tutto ai giornali. Ma sono arrivati prima gli agenti della mobile di Potenza.

Decidevano chi doveva partecipare, quanto ogni impresa doveva offrire, ovviamente quale impresa doveva vincere e in alcuni casi anche i subappalti da dividere tra le stesse ditte. “Turnazione concordata” è la “formula magica” scoperta dall’inchiesta “Vento del sud” su una serie appalti truccati e i “cartelli occulti” messi in piedi da alcuni imprenditori del Potentino con la compiacenza di amministratori e funzionari pubblici, ricompensati con piccoli favori, somme di denaro o prestazioni professionali giudicati «di importo non rilevante».

Ieri mattina la squadra mobile di Potenza ha eseguito sette ordinanze restrittive emesse dal gip di Potenza, Rosa Larocca, su richiesta del pm Francesco Basentini nei confronti di imprenditori, funzionari e amministratori coinvolti: tre persone sono ai domiciliari, altre tre persone hanno il divieto di dimora nei Comuni di residenza, la settima è sottoposta all’obbligo di firma, mentre ad altre 13 è stato notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari.

Ai domiciliari sono finiti il consigliere comunale di Potenza, Rocco Fiore (Pd), di 38 anni - delegato nazionale “renziano” già in corsa alle parlamentarie del 2012 - indagato, però, nella funzione di responsabile dell’ufficio tecnico del Comune di Avigliano; Giuseppe Brindisi, di 53 anni, dirigente del Comune di Potenza e segretario regionale dei Verdi; l’imprenditore Bartolo Santoro.

Nel corso delle indagini, gli investigatori hanno vagliato anche il “sostegno elettorale” per le primarie del Pd fornito proprio da a Fiore da Santoro, ad esempio attraverso le firme di alcuni dipendenti a favore della sua candidatura.

Le indagini erano cominciate nell’estate del 2012, quando la Direzione distrettuale antimafia si interessò di alcuni colpi di pistola calibro 7,65 sparati, in una quartiere alla periferia di Potenza, contro l’auto del padre di Santoro, proprietario di una ditta edile. Grazie alle intercettazioni, gli investigatori sono riusciti a scoprire i “cartelli occulti” creati su alcuni appalti pubblici a Potenza e in altri Comuni del circondario (Avigliano, Brienza e Pietragalla), in diversi casi assegnati anche con la “procedura ristretta” che consentiva l’affidamento diretto. Le cifre degli appalti (assegnati con ribassi, “concordati” tra gli imprenditori, anche solo del cinque per cento) variano da alcune decine di migliaia di euro ad oltre quattro milioni, “importi non rilevanti” invece finivano ai funzionari, che si “accontentavano” anche di piccoli favori, ma, in un’occasione, la Polizia ha scoperto che Santoro ha consegnato a Brindisi una tangente di mille euro in contanti.

Tra gli appalti finiti nel mirino degli investigatori anche quello da quasi 5 milioni di euro per la riqualificazione energetica del campus dell’Università della Basilicata.

In proposito dall’ateneo è arrivata la precisazione che «le gare (...) sono regolari”.

Nell’inchiesta infatti non sono ipotizzati reati a carico di funzionari dell’Unibas. Nel contempo è stato rivolto «un plauso ai magistrati e alle forze di polizia per le importanti attività di legalità e di controllo svolte».

l.amato@luedi.it

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