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Il Riesame conferma i tre arresti
Restano ai domiciliari Brindisi, Fiore e Santoro

Basilicata

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3 minuti 41 secondi

 

 Il Tribunale del Riesame ha
confermato gli arresti domiciliari per il consigliere comunale
di Potenza Rocco Fiore (Pd), per un dirigente del Comune del
capoluogo lucano, Giuseppe Brindisi, e per l’imprenditore
Bartolo Santoro: i provvedimenti furono emessi lo scorso 21
febbraio dal gip, Rosa Larocca, nell’ambito dell’inchiesta
«Vento del Sud’' della Procura di Potenza e della Squadra
mobile.
Il Riesame ha anche revocato il divieto di dimora nei Comuni
di residenza per Emilio Colangelo e l’obbligo di presentazione
alla polizia giudiziaria per l’imprenditore Donato Colangelo. E'
stato invece confermato il divieto di dimora per l’assessore
comunale di Pietragalla (Potenza), Canio Romaniello.
Nel corso delle indagini è emerso un presunto «cartello«
per evitare la concorrenza negli appalti pubblici, e quindi per
acquisirli a prezzi più bassi, per opere da realizzare tra
Potenza e alcuni comuni dell’hinterland: secondo quanto si è
appreso, sarebbero stati anche accertati casi di «mazzette» e
favori particolari per i componenti della «rete» composta da
imprenditori, tecnici e amministratori. (ANSA).

POTENZA - Devono restare ai domiliari il dirigente dell’Ufficio ambiente del Comune di Potenza ed ex segretario regionale dei Verdi Pino Brindisi, l’ex capo dell’Ufficio tecnico di Avigliano nonché consigliere comunale del Pd del capoluogo Rocco Fiore e l’imprenditore di Pietragalla Bartolo Santoro.

Lo ha deciso il Tribunale del Riesame respingendo i ricorsi presentati dalle loro difese come quelli di altri due dei destinatari dell’ordinanza di misure cautelari del gip Rosa Larocca: l’ex assessore del Comune di Pietragalla Canio Romaniello, sempre Pd, e il capo dell’ufficio tecnico del Comune di Brienza Michele Palladino. Entrambi sottoposti al divieto di dimora nel loro paese di residenza.

Il collegio presieduto da Gerardina Romaniello, e composto dai giudici Natalia Catena ed Emilio Minio,  ha accolto invece le richieste dei legali dell’ex assessore del Comune di Avigliano Emilio Colangelo, e dell’imprenditore potentino Donato Colangelo, difesi da Tuccino Pace e da Daniele De Angelis ed Emiliano Potenza.

Il grosso dell’inchiesta è uscito in sostanza inalterato dalle contestazioni degli indagati, almeno quanto all’esistenza dei gravi indizi.

Inoltre nel caso di Emilio Colangelo è probabile che siano state le sue dimissioni prima da assessore e poi da consigliere a far venire meno le esigenze cautelari. Mentre in quello di Donato, omonimo ma non parente, bisognerà attendere le motivazioni per capire se il capo d’accusa per la gara dei lavori al plesso scolastico di via del Popolo, a Potenza, sia stato intaccato. O se il fatto che la turbativa d’asta sia stata solo tentata non abbia escluso la possibilità di applicare una misura restrittica, come evidenziato in particolare dall’avvocato De Angelis.

Non sono bastate le dimissioni da assessore e da consigliere comunale, invece, per Canio Romaniello, per cui il pm Francesco Basentini aveva sostenuto la possibilità di recidiva in quanto architetto. Motivo per cui anche l’esercizio della sua professione potrebbe essere compromesso.

Una volta depositate le motivazioni della decisione del Riesame le difese avranno un termine breve per proporre ricorso in Cassazione, ed evitare la formazione del giudicato cautelare, che potrebbe ipotecare l’esito del processo.

Infatti, dal giorno dell’esecuzione della misura cautelare, che è coincisa con la notifica degli avvisi di conclusione delle indagini per tutte e 20 le persone coinvolte nell’inchiesta, sono già trascorsi più di 20 giorni. Pertanto in Procura potrebbero decidere di formalizzare una richiesta di rinvio a giudizio per tutti già domattina.

L’operazione “Vento del Sud” è stata condotta fagli agenti della Squadra mobile di Potenza e illustrata il giorno del blitz dal procuratore facente funzioni di Potenza Laura Triassi e dal vicequestore Carlo Pagano.

Gli imprenditori finiti sotto accusa avrebbero costituito dei veri e propri «cartelli occulti» decidevano chi doveva partecipare alle gare, quanto ogni impresa doveva offrire, chi doveva vincere e in alcuni casi anche i subappalti da dividere tra le stesse ditte.  Il tutto grazie alla complicità di amministratori compiacenti ricompensati con piccoli favori, somme di denaro o regalie «di importo non rilevante», tra cui gli «extra» di natura erotica per alcune trasferte fuori regione.

l.amato@luedi.it

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