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L'inchiesta a lieto fine
Il colonnello e la diva si riappacificano

Basilicata

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POTENZA - «La loro è una relazione seria. Per questo certe dichiarazioni nei confronti del colonnello vanno contestualizzate. A me non risulta che ci sia stato nessun tradimento, per quanto la questione non rivesta alcun interesse professionale trattandosi di vicende private. Nè può dirsi altrettanto in senso figurato, solo per il fatto che lei si è seduta davanti agli investigatori».

E’ quello che sostiene il legale di Veronica Vasapollo, l’operatrice socio sanitaria indagata nell’ultimo filone “scoperto” dell’inchiesta Vento del Sud, assieme all’ex capo di stato maggiore della Finanza Mario Zarrillo e all’imprenditore potentino Leonardo Mecca.

A novembre l’avvocato Gianfranco Robilotta ha accompagnato l'infermiera dal pm Francesco Basentini, che sta coordinando le indagini degli agenti della mobile di Potenza, e nei prossimi giorni sarà di nuovo al suo fianco per l'interrogatorio di garanzia col gip Rosa Larocca.

«Cercheremo di chiarire come stanno davvero le cose». Spiega l’avvocato che annuncia l’intenzione della sua assistita di rispondere alle domande dei magistrati.  

«L’immagine che ne sta venendo fuori è del tutto sbagliata». Insiste l’avvocato. «Veronica Vasapollo non è un’approfittatrice. Come donna ha trovato un punto di riferimento importante per la sua vita nel colonnello Zarrillo. L’episodio del presunto “rivale” (Zarrillo è accusato di aver bucato le gomme della Mercedes di un collega della donna parcheggiata di notte sotto casa di lei, ndr) risale a un momento in cui si erano separati, come pure l’interrogatorio in cui lei ne ha fatto menzione agli investigatori». 

Insomma lei cerca di liberarsi di lui, che non si rassegna. Questo è quello che sarebbe successo, come accade a tante coppie e ad ogni latitudine. Poi però l’infermiera e il colonnello sarebbero tornati assieme, almeno fino a venerdì scorso quando quelle dichiarazioni le sono state ritorte contro: per lui sono scattati gli arresti domiciliari, e a lei è stata notificato l’obbligo di presentarsi in caserma una volta al giorno.

«Era una possibilità di cui era consapevole, dal momento che l’accusa di millantato credito è tra le più infide da cui doversi difendere». Conclude l’avvocato. «Ma in questi termini è chiaro che si tratta di una misura eccessiva e speriamo che all’esito dell’interrogatorio possa essere rivalutata dal giudice».

l.amato@luedi.it

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