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Zarrillo e Mecca in silenzio dal gup
Solo la “socia” del colonnello risponde alle domande

Basilicata

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POTENZA - Si sono avvalsi della facoltà di non rispondere il colonnello Mario Zarrillo e l’imprenditore potentino Leonardo Mecca davanti al gup Rosa Larocca che ieri li ha convocati in Tribunale a Potenza per gli interrogatori di garanzia. Ha provato a chiarire la sua posizione, d’altra parte, Veronica Vasapollo, amica e “socia in affari” del colonnello.

Zarrillo, assistito dall’avvocato Tuccino Pace, è accusato di una serie di accessi abusivi al database delle Fiamme gialle, millantato credito, traffico d’influenze, falso, sostituzione di persona, danneggiamento aggravato e peculato.

Gli investigatori della Squadra mobile di Potenza sono arrivati a lui seguendo le tracce di Leonardo Mecca, assistito a sua volta dallo studio Pace, o meglio di suo figlio che si era accorto di essere seguito da un’auto “civetta” e ha segnalato al padre la targa.

Per capire chi pedinava il figlio Mecca si sarebbe rivolto proprio al «comandante» Zarrillo, ex capo di stato maggiore della Finanza in Basilicata. Ma i rapporti tra loro due, stando al gip Rosa Larocca, sarebbero stati «particolamente “intimi”, al punto che Mecca più volte si prodigava (e verosimilmente lo aveva fatto altre volte in passato) a reperire donne che fossero eventualmente “disponibili” ad intrattenere Zarrillo».

Inoltre secondo il magistrato «la contestualità della richiesta lascia desumere che le eventuali prestazioni sessuali» della ragazza di turno, che loro chiamano in codice l’«ingegnere», potessero costituire «una sorta di riconoscenza per le informazioni riservate che Zarrillo gli stava dando».

Da ulteriori accertamenti sul conto del colonnello è venuto fuori che quello di raccogliere informazioni dalle banche dati della Finanza sarebbe stato un vero e proprio vizietto. Il suo «bersaglio» di solito erano belle signore. Si segnava il numero di targa e poi chiedeva al 117 generalità e indirizzo della proprietaria.

Prima del piacere, però, venivano gli «affari», e in particolare gli amici che avvalevano delle sue «consulenze». Come Leonardo Mecca o Vito Zaccagnino, un imprenditore potentino, col problema di un finanziamento bloccato al Ministero. A loro il colonnello avrebbe promesso interventi vari grazie alla sua autorità di colonnello, anche su questioni giudiziarie o fiscali aperte all’Agenzia delle entrate. D’altra parte, ma sul punto non esiste una contestazione specifica degli inquirenti, tanti di loro avrebbero contribuito alla sua nuova villa di Policoro. «Una raccolta di beni e servizi - la definisce il gip - ottenuti da Zarrillo grazie alla “disponibilità” di vari imprenditori».

Poi c’è il suo rapporto con Veronica Vasapollo, operatrice socio sanitaria di Tito Scalo, 26 anni più giovane di lui, e molto bella.

Per compiacerla Zarrillo si sarebbe spacciato per suo padre provando a farle cancellare una multa dai vigili di Potenza, dopo aver falsificato revisione dell’ auto con la complicità di un militare suo subalterno. In più avrebbe usato il telefono di servizio per prenotarle il parrucchiere e sarebbe esploso in accessi di gelosia come quando ha scoperto che lo tradiva con un altro, grazie sempre a un repentino controllo sulla targa della Mercedes parcheggiata sotto la sua abitazione.

Per ottenere il suo trasferimento da Lagonegro a Potenza Zarrillo è intervenuto personalmente, ma senza successo, sul direttore della Asp Mario Marra e quello del San Carlo Giampiero Maruggi, soprannominato «il grande capo». Ma quando ha saputo che una collega di lei era disposta a sborsare «qualunque cifra» per ottenere a sua volta un trasferimento non avrebbe avuto esitazioni a chiederle 20mila euro, d’accordo con la sua giovane “socia in affari”.

«Vendita di fumo» per il gip Larocca. Altra storia i buoni benzina intascati da un’imprenditrice del Lazio per aiutare il figlio al concorso per entrare nella scuola sottufficiali della Finanza, che ha ammesso di aver ricevuto del «materiale riservato» per preparare l’esame e «le prime cinque righe» della prova scritta da ricopiare per «consentire ai commissari eventualmente contattati di individuare il compito del candidato». Ma queste sono ipotesi di competenza della procura di Bari, per questo gli atti sono in partenza per il capoluogo pugliese.

Da venerdì scorso Zarrillo si trova agli arresti domiciliari a Balvano, mentre Mecca e Vasapollo sono sottoposti all’obbligo di firma nell’ambito del secondo filone dell’inchiesta soprannominata “vento del sud”.

l.amato@luedi.it

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