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"Le cimici non sono di provenienza giudiziaria"
La talpa si annida nel Palazzo

Basilicata

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POTENZA - L’ultimo dei congegni consegnati in Procura è così rudimentale che non riuscirebbe a trasmettere più lontano di una ventina di metri. Ma a fugare quasi ogni dubbio sul fatto che la “talpa” si annidi nei corridoi della Regione è arrivata anche la smentita decisa da ambienti bene informati.

«Non sono di provenienza giudiziaria». E’ quello che hanno dichiarato al Quotidiano fonti investigative di primo livello a proposito delle “cimici” scoperte nei giorni scorsi nel palazzo della giunta regionale.

Ieri mattina è arrivato anche un terzo ritrovamento dopo quelli nella sala Verrastro dove il governatore in persona ha denunciato la scoperta di un microfono radio-trasmittente e di qualcosa di simile a un registratore ma «apparentemente fuori uso», senza batteria né scheda di memoria.

La cimice, perché ormai è fuori di dubbio che di questo si tratta, sarebbe stata notata da un addetto delle pulizie vicino ai distributori di caffè e merendine che si trovano al pian terreno. Nel corridoio parallelo a quello da cui si accede all’aula del Consiglio. Vicino agli uffici della comunicazione, gli ascensori e le scale per salire ai piani superiori.

Insomma un posto molto particolare, frequentato ogni giorno più dagli impiegati che dai politici, liberi di uscire a piacimento per prendersi un espressino nei bar di fronte senza il pensiero del cartellino da timbrare.

La talpa aveva in mente un’edizione radiofonica di “Camera cafè” coi pettegolezzi dei regionali lucani?

Sminuire l’accaduto è difficile, ma rispetto ai dispositivi trovati nella sala della giunta qualche distinguo va fatto. Non è nemmeno da escludere che all’opera ci siano diversi spioni, e molto più James Tont che James Bond visti i risultati.

Chi con le microspie ci lavora ogni giorno di fronte alla foto diffusa ieri mattina dall’ufficio stampa della giunta non ha dubbi. «E’ la classica cimice che si può trovare sul mercato anche a 20 euro di fabbricazione cinese». Un microfono all’estremità dove c’è la scritta “speaker”, che in senso stretto significa “altoparlante”. Due cavi: uno di alimentazione e uno che funge da antenna. Più un corpo con la batteria e la trasmittente vera e propria.

Portata: «In campo aperto una ventina di metri». Nulla più. Il che vuol dire che a meno che da qualche parte nei dintorni non sia nascosto un apparecchio per rilanciare il segnale, chi stava all’ascolto non poteva sistemarsi molto lontano. O piazzare un radioscanner con registratore da recuperare in un secondo momento.

A comunicare agli inquirenti la scoperta dell’ultima cimice è stato il responsabile dell’Ufficio provveditorato e patrimonio della Regione Basilicata, l’avvocato Pasquale Golia, che avrebbe già formalizzato una nuova denuncia contro ignoti. In realtà, stando a quanto ha ammesso lui stesso, il ritrovamento sarebbe avvenuto già «da diversi giorni», forse una settimana. Ma «il dispositivo non aveva suscitato, in un primo momento, particolare allarme». Spiega la nota inviata dalla giunta. Sia per l’apparenza «molto poco “professionale” (...) che per il luogo del ritrovamento». Salvo che all’indomani della scoperta delle altre in sala Verrastro «un episodio forse inizialmente sottovalutato ha acquisito una dimensione non trascurabile, se non addirittura inquietante».

Ieri al governatore Marcello Pittella è arrivata la solidarietà dei soli Giovanni Angelino, consigliere comunale materano del gruppo misto, e Giuseppe Giuzio, esponente potentino dei Fratelli d’Italia. Da sommare all’indignazione per l’accaduto di Maurizio Bolognetti dei Radicali lucani, che ha parlato di una deriva generale da cui forse si salveranno solo loro, le cimici, oltre ai petrolieri e agli imprenditori del settore dei rifiuti.   

l.amato@luedi.it

 

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