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Reggio, dieci arresti per traffico di esplosivi
Ancora armi da guerra nelle disponibilità dei clan

Calabria

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REGGIO CALABRIA - Dieci persone sono state raggiunte da un’ordinanza di custodia cautelare eseguita stamani a Reggio Calabria e Comuni limitrofi dai carabinieri del Comando provinciale di Reggio Calabria, che hanno agito con la collaborazione dei militari del Nucleo tutela patrimonio culturale di Cosenza e dello Squadrone Cacciatori Calabria su disposizione della procura di Reggio Calabria, guidata dal procuratore Federico Cafiero De Raho. 

I dieci sono indagati di far parte di un pericoloso sodalizio criminale dedito al traffico di esplosivo, armi, sostanze stupefacenti, furti e rapine. L’operazione, ribattezzata "TNT" dalla sigla del tritolo per uso bellico, è stata avviata a seguito degli arresti di Domenico Demetrio Battaglia e Roberto Berlingeri. Nell’aprile 2012, infatti, nel corso di una perquisizione domiciliare, i militari della Stazione Pellaro hanno rinvenuto nell’abitazione di Battaglia dieci formelle di tritolo per un peso complessivo di oltre 2 kg, 5 detonatori e numerose munizioni di diverso calibro. E' emerso che il tritolo era dello stesso tipo di quello contenuto nelle stive della nave "Laura C.", affondata durante l’ultimo conflitto mondiale nei fondali antistanti Saline Jonica, in provincia di Reggio Calabria. Dopo il ritrovamento sono state avviate le indagini coordinate dalla Procura e dalla Direzione distrettuale antimafia in quanto alcuni degli arrestati sono ritenuti dagli investigatori contigui, anche per parentela diretta, alla cosca Serraino-Franco che opera nella zona sud di Reggio Calabria. Gli investigatori non escludono che l’esplosivo sia stato utilizzato per compiere attentati contro attività commerciali di Reggio Calabria.
Commentando l'operazione il procuratore De Raho ha affermato che «è meglio perdere una parte della propria vita che rimanere soggiogati alla 'ndrangheta. C'è - ha aggiunto il magistrato - un indebolimento della 'ndrangheta ma non è ancora abbastanza. Da parte loro è alta la volontà di presentare i muscoli ma siamo dentro un percorso di guerra e, via via che andremo avanti, certamente vivremo meglio. Reggio Calabria oggi soffre di problemi cresciuti negli anni, la strada è in salita e faremo ogni cosa per sgombrare ciò che ci impedisce di correre. Questa città deve tornare ad essere libera». 
 
 
L’operazione ha fatto emergere «uno spaccato di violenze e di sopraffazioni ai danni di persone ed anziani nelle zone di Pellaro, Cardeto, Bocale e Rosario Valanidi», nella zona sud di Reggio. Numerose le perquisizioni e le intercettazioni ambientali e telefoniche, che hanno portato alla scoperta ed al sequestro «di materiale probatorio di particolare pericolosità, come oltre due chilogrammi di esplosivo dello stesso tipo di quello trafugato dal relitto della 'Laura C.'». La banda, secondo quanto riferito dai carabinieri, aveva anche portato a termine furti nelle abitazioni di Cardeto, nel cuore dell’Aspromonte, un tempo 'regno' assoluto dei Serraino. 
«In una occasione - ha spiegato il comandante del nucleo operativo, maggiore Michele Miulli - due degli arrestati, Massimo Murina e Massimo Piccolo, dopo essersi fatta prestare una Bmw da un incauto impiegato, simulavano il furto della vettura convincendo il proprietario al versamento di tremila euro per intermediare con una fantomatica banda di pericolosi ladri d’auto per averne la restituzione. Somma che lo stesso Murina provvedeva a sperperare in pochissime ore alle slot machine». 

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