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L'estorsore prestanome
Ecco la lista dell’avvocato Lapenna

Basilicata

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POTENZA - L’estorsore denunciato dall’avvocato Lapenna altri non era che un suo prestanome. E gli schiaffi subiti alla presenza del boss e del suo “gancio” all’ospedale San Carlo, per una storia di raccomandazioni per lavorare in ospedale, non ci sono mai stati.
E’ quanto sostiene la procura di Potenza che nei giorni scorsi ha notificato la chiusura delle indagini all’ex consigliere regionale accusato di millantato credito e di voto di scambio in concorso con l’ex amico Antonio Guglielmi.
Altra storia sono i creditori indicati dal legale potentino agli investigatori, tra cui spiccano, oltre al vescovo Agostino Superbo, un imprenditore come Michele Cannizzaro, candidato sindaco di Forza Italia e Ncd alle prossime comunali, e del ras dell’appalto per le pulizie al San Carlo Massimo Alemagna. Stando a quanto raccontato da loro stessi, c’è chi come Giuseppe Paternò, titolare di Forcopim, si sarebbe sentito promettere «un investimento immobiliare su un fondo da cui “sgorgava” acqua minerale» consegnandogli 90mila euro. Ad altri invece, come Marco Cerverizzo, Lapenna avrebbe promesso fruttuose operazioni in Sud America che gli hanno portato in tasca 200mila euro. Mentre Superbo, Cannizzaro più Enzo Terlizzi e la sorella avrebbero creduto alle «paventate difficoltà economiche» cedendogli nell’ordine 45mila, 60mila e 220mila euro.
Poi c’è Alemagna, che per un po’ sarebbe stato anche un cliente importate dell’avvocato, “convenzionato” con la Kuadra srl che 2 anni fa è subentrata nel mega appalto quinquennale da 28 milioni di euro per le pulizie all’ospedale San Carlo di Potenza.
Da lui Lapenna ha raccontato di aver avuto 195mila euro che servivano per pagare gli appartamenti estorti da Guglielmi. In più a gennaio dell’anno scorso sarebbe stato costretto a rinunciare a quella ricca convenzione, sempre da Guglielmi, infuriato perché non era andata in porto l’assunzione della moglie da parte della Kuadra.
Ma l’idea di decidere chi dovesse lavorare al San Carlo sembra che facesse gola anche ad altri e in particolare - stando a quanto riferito dall’avvocato - al più noto esponente della vecchia mala potentina, Dorino Stefanutti, reo confesso dell’omicidio di Donato Abruzzese, ad aprile dell’anno scorso, e tuttora imputato nel processo nato dall’inchiesta Iena2 sulle infiltrazioni del clan Martorano negli appalti di mezza regione. Incluso il San Carlo. Un’inchiesta che aveva colpito lo stesso Alemagna poi scagionato da tutte le accuse.
Lapenna ha raccontato un incontro con Guglielmi, Stefanutti e il responsabile dell’appalto pulizie del San Carlo, Giovanni Tancredi, agli inizi del 2012, in cui gli avrebbero contestato l’ammontare di quella convenzione e l’ambizione di “piazzare” la moglie del suo “estorsore”, sempre Guglielmi, che non l’avrebbe presa molto bene.
Anche quest’ultimo un mese dopo, quando gli investigatori gli hanno chiesto conto di quell’incontro elencandogli i presenti, ha ammesso che era avvenuto davvero. Solo che sui reali interessi del boss nell’affare pulizie non ha saputo aggiungere granché. Ha accennato al fatto che la figlia di Stefanutti lavorasse lì, ma da quando l’appalto lo gestivano altri, grazie all’intercessione di Tancredi. Una vecchia eredità ingombrante, di cui Lapenna ha deciso di fare menzione soltanto nella seconda delle sue denunce.

 

 

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