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Voto di scambio: sotto la lente dei carabinieri
anche le ultime amministrative nel capoluogo

Basilicata

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POTENZA - «Tonino mi devi fare un piacere enorme poi non ti preoccupare ti... ti... ti... faccio una promessa. Ti regalo tanti di quei soldi: 100, 150 (...) Dobbiamo fare uscire a Santarsiero, io ho fatto un patto con Santarsiero».

Non ci sono solo le ultime consultazioni regionali al centro dell’inchiesta partita a novembre dalla denuncia dell’avvocato Sergio Lapenna.

IL VERBALE

Chi ne ha parlato con il pm che si è occupato del caso, Francesco Basentini, è stato Antonio alias “Tonino” Guglielmi, indicato da Lapenna come un violento con fare da mafioso capace di spillargli quasi un milione di euro in pochi anni.

In realtà, secondo gli inquirenti, sarebbe stato soltanto un suo prestanome. Per questo hanno chiesto l’archiviazione dell’accusa di estorsione con formula dubitativa («perché gli elementi acquisiti nelle indagini preliminari non sono idonei a sostenere l’accusa in giudizio») e sulla base delle sue dichiarazioni si accingono a mandare entrambi a processo per voto di scambio. Mentre all’ex consigliere regionale contestano anche il millantato credito per essersi fatto consegnare 10mila euro da un imprenditore potentino, che sarebbero dovute servire per corrompere un fantomatico funzionario dell’Agenzia delle entrate.

IL «PATTO»

Guglielmi è stato interrogato il 23 dicembre assieme ai suoi legali, Maria Scavone e Maurizio Spera, con tutte le avvertenze per gli indagati, inclusa la contestazione delle ipotesi dell’accusa e degli elementi raccolti a sostegno.

Per due ore e mezzo si è difeso con forza e ha spiegato che i soldi e i regali ricevuti sarebbero stati parte della ricompensa pattuita per il suo sostegno elettorale. Innanzitutto alle consultazioni del 2005, quando Lapenna è stato eletto nel parlamentino lucano con Forza Italia, poi nel 2010 e nel 2013, quando ha fallito il secondo mandato. Ma anche alle comunali del capoluogo nel 2009, quando gli avrebbe chiesto di sostenere al ballottaggio Vito Santarsiero, sindaco uscente del Partito democratico appena passato a via Verrastro, contro il centrodestra guidato da Peppino Molinari. Nonostante l’avviso di conclusione delle indagini menzioni solo i «650 voti» raccolti a novembre dell’anno scorso.

«Scusa ma ieri... quand’è stato due o tre giorni fa ti ho visto abbraccia’ Molinari quello e quell’altro e mo mi vieni a dì che i nostri voti li dobbiamo portare a Santarsiero?» Così Guglielmi ha raccontato agli investigatori quando Lapenna gli parlò del «patto» stipulato con l’ex sindaco, durante un incontro che si sarebbe svolto «dietro al Motel Park», forse per stare al sicuro da sguardi indiscreti.

«Lui mi chiamava... un milione di volte. Io lo chiamavo... sicuramente quelle cento volte. Era sempre lui che mi chiamava tutti i giorni, e s’era fissato che dovevamo aiutare a Santarsiero. Porta tutti i voti, porta tutti i voti (Qui riferisce le parole dell’avvocato, ndr). Io ti do’ 150mila euro e più 100, più vabbè facciamo i conti. Poi ti compro una cosa, una cosa”».

«PANE QUOTIDIANO»

Da uomo di centrodestra Guglielmi ha descritto anche la sua difficoltà ad «andare dagli amici che sapevano questo fatto, che io ero simpatizzante di destra a capovolge tutto. Dice: ma tu sei un venduto». Salvo che per «il pane quotidiano» sarebbe stato disposto a questo e ad altro. «Io mi dovevo prestare a questa cosa che diceva lui. E così abbiamo pattuito che lui mi dava altri 150mila euro più la rimanenza là sui 90 (il credito insoluto per i voti “mobilitati” nel 2005). Perché poi me li dava... un po’ alla vota me li dava. Devo dì la verità. Rimasti così, io porto tutti ‘sti voti a Santarsiero».

LA SOFFIATA

Ma perché Lapenna avrebbe deciso di sostenere un sindaco di centrosinistra invece del candidato del “suo” centrodestra? Su questo Guglielmi non ha saputo fornire grandi spiegazioni, anzi ha addirittura insinuato il sospetto che quanto gli aveva riferito l’avvocato non fosse proprio vero. «Secondo me io... Perché secondo non c’erano proprio rapporti con... non lo... dotto’ la verità, dottor Basentini. Io i rapporti suoi, i movimenti suoi io non, non me li diceva».

La spiegazione a cui lui sarebbe stato portato a credere era un’altra legata ai contrasti con alcuni “amici” di centrodestra, e alla soffiata ricevuta da uno degli agganci dell’avvocato nelle forze dell’ordine, gli stessi che poi avrebbero dovuto raccomandare Guglielmi per un posto da 007 nei servizi segreti.

«M’ha detto che lui ha sentito una registrazione telefonica tra Viceconte e come si chiama, uhm, l’altro politico pure importante, o Taddei o Viceconte, dove dicevano: “Dobbiamo far fuori all’avvocato Lapenna”. A livello elettorale s’intende».

IL CUGINO Quanto all’esito del suo intervento Guglielmi ha minimizzato. «Io un aiuto reale l’ho dato però io de... Sono anche sincero. Era forte proprio Santarsiero. E’ inutile che mo’ devo di’: “Sì, i voti miei”. Cioè io ho fatto il mio (perché io dovevao fare il mio però su 100 persone tutte e cento mi dicevano Santarsiero».

Tantomeno sarebbe mai andato dal sindaco, una volta rieletto a chiedergli conto di quei voti «perché io lo facevo che c’era un accordo con... con l’avvocato Lapenna».

Riscontri? Agli atti dell’inchiesta ci sono solo le parole di un medico dell’ospedale San Carlo di Potenza che ricorda di essere stato avvicinato da Guglielmi durante quella campagna elettorale ma non ha saputo riferire il nome del candidato. Non un dottore qualunque, però, ma a quanto pare un cugino dello stesso Santarsiero. Ora si sa che in famiglia tutto è possibile, ma se gli avesse chiesto il voto per qualcun altro forse non l’avrebbe dimenticato tanto facilmente.   

l.amato@luedi.it

 

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