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"L'avvocato è vittima di estorsione"
Labriola e Stigliani provano a ribaltare le accuse

Basilicata

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POTENZA - Vittima di estorsione e anche di un mezzo errore giudiziario.

E’ quello che sostengono i difensori dell’avvocato Sergio Lapenna, indagato per millantato credito e voto di scambio dopo aver denunciato un «pizzo» milionario pagato all’ex amico Antonio Gugliemi.

Ieri mattina Nuccio Labriola e Mimmo Stigliani, che assistono l’ex consigliere regionale di Forza Italia, hanno ribadito all’Ansa che Lapenna «ha sporto una denunzia per estorsione lo scorso novembre, a seguito della quale le autorità competenti hanno svolto le opportune indagini». In più hanno confermato di nutrire «la massima fiducia nella magistratura inquirente» per questo si sono detti «convinti di dimostrare quanto denunciato nelle sedi opportune».

In proposito nei giorni scorsi, stando a quanto dichiarato al Quotidiano dallo stesso collegio difensivo, sarebbe stata già depositata una formale opposizione alla richiesta di archiviazione «parziale» delle accuse contro Guglielmi, avanzata non più tardi di 20 giorni fa dal pm titolare del fascicolo, Francesco Basentini, con formula dubitativa («perché gli elementi acquisiti nelle indagini preliminari non sono idonei a sostenere l’accusa in giudizio»).

«Abbiamo numerosi rilievi da portare all’attenzione del giudice». Sostengono Labriola e Stigliani, che in più all’Ansa hanno stigmatizzato «le continue violazioni del segreto istruttorio da parte di alcuni organi di informazione», annunciando che «tali comportamenti saranno perseguiti ai sensi di legge». Infine hanno affermato di voler respingere le «volontà denigratorie» dell’immagine del loro assistito: «L’opinione pubblica - hanno concluso - deve essere informata correttamente e, in particolare, che non può essere data una rappresentazione meramente parziale di una vicenda».

Il caso del noto penalista potentino era venuto alla luce a gennaio dalle colonne del Quotidianodopo la convocazione in procura del vescovo di Potenza Agostino Superbo come persona informata sui fatti.

Per Lapenna e Guglielmi, trentenne potentino con un trascorso turbolento e un presente di addetto alle pulizie dell’ospedale San Carlo, l’accusa è di aver mercanteggiato voti in occasione delle consultazioni di novembre per il rinnovo del consiglio regionale.

L’avvocato, a caccia del secondo mandato dopo quello concluso nel 2010 e la mancata rielezione, sarebbe arrivato soltanto quarto tra i candidati della lista di Realtà Italia con 1.100 preferenze, nonostante i «circa 650 voti» telecomandati da Guglielmi, tra amici, parenti, colleghi e varia gente.

In cambio però, l’ex amico dell’avvocato avrebbe accettato una promessa, che in realtà secondo gli inquirenti non sarebbe stata altro che “fumo”. In pratica Lapenna gli avrebbe prospettato come ricompensa «una somma di denaro di alcune decine di migliaia di euro», più la possibilità di entrare a far parte dei «servizi segreti» grazie ai suoi presunti “agganci”  all’interno delle forze dell’ordine, e in particolare con un lucano molto influente: il viceministro piddino dell’Interno Filippo Bubbico.

Il rapporto tra Guglielmi e Lapenna sarebbe andato avanti da diverso tempo, quasi dieci anni dalla loro prima conoscenza. Due quelli presi in considerazione degli investigatori. Fatto sta che a urne chiuse sarebbe arrivato il momento della resa dei conti. Ed è allora che Lapenna si è presentato dai carabinieri e lo ha denunciato per estorsione.

Ai militari l’avvocato ha raccontato di avergli consegnato quasi un milione di euro, serviti in gran parte per l’acquisto di 3 appartamenti vicini alla casa della madre di Guglielmi. Ha spiegato che il suo “incubo” fatto di pressioni psicologiche, violenze e intimidazioni sarebbe iniziato nel 2009, dopo una frequentazione amichevole iniziata nel 2005, e lo avrebbe costretto a prendere in prestito tutti quei soldi da amici e clienti del suo studio legale, inclusi diversi noti imprenditori di Potenza e non solo.

Per pagare il suo aguzzino Lapenna si sarebbe rivolto anche al vescovo del capoluogo, monsignor Agostino Suberbo, che è stato convocato in Procura proprio per questo e ha detto di aver attinto al fondo caritatevole della diocesi per un prestito a un amico in difficoltà. Salvo che al momento di restituirli l’amico avrebbe cominciato a temporeggiare fino a negarsi al telefono.

L’uscita in pubblico di Lapenna è arrivata subito dopo, col riconoscimento del debito con la diocesi e l’offerta a tutti i suoi creditori del corrispettivo della vendita dei 3 appartamenti.

Infatti nei giorni successivi alla denuncia Guglielmi aveva già provveduto a restituirglieli. Un comportamento insolito per un presunto estorsore, che una volta seduto di fronte ai pm assieme al suo difensore, l’avvocato Maria Scavone, ha vuotato il sacco spiegando di aver fatto solo da prestanome nelle operazioni immobiliari di Lapenna.

l.amato@luedi.it

 

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