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Arpab, il "testamento" del direttore Raffaele Vita
"Chi verrà non dovrà disperdere i risultati"

Basilicata

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POTENZA - Un testamento, ma anche un appello: «Chi verrà dopo di me dovrà essere veramente motivato, in grado di raccogliere gli sforzi fatti in questi anni, senza disperdere i risultati raggiunti per il rilancio dell’Agenzia». Sono passati tre anni e mezzo da quando Raffaele Vita metteva piede per la prima volta all’Arpa di Basilicata, ancora sconvolta dagli scandali dell’inchiesta giudiziaria che aveva portato agli arresti l’ex dg Sigilitto e il direttore provinciale Bove. «Era una specie di Catasto, un’agenzia con molte potenzialità, ma a tutti gli effetti mai partita. E non solo per colpa di chi mi ha preceduto». Non lo nega: «E’ stato difficilissimo. Ma insieme abbiamo fatto un grande percorso che ci ha portato a riguadagnare una credibilità ridotta ormai ai minimi termini. Oggi ci riconoscono importanti meriti. E non solo a livello regionale». Ingegnere di professione, giunto dalla precedente esperienza all’Ater di Potenza dove era stato amministratore unico, alla redazione del Quotidiano della Basilicata si racconta. Parla non solo del suo profilo istituzionale. Ma anche di quella che per lui è stata una grande passione della vita: la musica. Abile con la chitarra, ma anche con il piano, autore di canzoni e poesie: sono in pochi a conoscerlo in queste vesti. Parte da un ricordo, quello di suo padre: «E’ stato un partigiano, uno dei pochi di questa terra. Ha combattuto con Pertini, nella Brigata Garibaldi, compagnia Felice Cascione. Ed e’ stato insignito con quattro stelle al merito. Sono cresciuto con i suoi racconti. Le sue idee e i suoi valori mi hanno nutrito». All’Arpa, come nelle altre Agenzie regionali, il suo mandato sta per scadere. E lui annuncia: «Me ne vado. La mia esperienza finisce qui».

Ma non le sembra un pò presto per decidere di lasciare? Se ora l’Agenzia incomincia a camminare sulla giusta strada, non è un peccato non raccogliere i frutti del lavoro fatto?

Lo dico con sincerità: non lo farei neanche per tutto l’oro del mondo. Non voglio stare qui ad autocelebrarmi. Ma in questi tre anni mi ci sono dedicato oltre misura. Ho sacrificato i rapporti familiari, ci ho messo tutto quello che avevo. Ma ora non potrei più. E’ il tempo di andare via.

Che Arpab lascia a chi verrà dopo di lei?

Un’Agenzia sana. Che prima di tutto si è messa a posto dal punto di vista finanziario. I bilanci sono in questi giorni al vaglio della Corte dei Conti. Non solo siamo riusciti ad azzerare i debiti ereditati che ammontavano a circa due milioni di euro, ma abbiamo chiuso il 2013 con risultato di amministrazione pari a 303.0000 euro, quando nel 2010 mancavano 1.700 mila euro. Nell’anno passato abbiamo avuto un utile di 1,5 milioni di euro. Per il 2014 contiamo di arrivare a 2 milioni. Sfido a trovare qualsiasi altra agenzia pubblica che abbia conseguito questi risultati.

Questo dal punto di vista dei numeri. Ma cosa ci dice rispetto alle attività?

Innanzitutto sarebbe bello poter far capire a tutti i lucani quello di cui si occupa l’Arpa. Non ci sono solo i grandi temi come petrolio, Fenice o SiderPotenza. Prendiamo le acque, a esempio. L’Arpa è tenuta al controllo della qualità delle acque. Quindi, non solo controlliamo le analisi di Acquedotto, ma monitoriale quelle, a esempio, di quelle delle sale operatorie. Ieri sera, a esempio siamo intervenuti per un caso sospetto di una persona che si è sentita male dopo aver bevuto dell’acqua minerale. Tra qualche ora avrò un convegno con uno dei maggiori scienziati del settore sui batteri geneticamente modificati. In questi primi quattro mesi dell’anno abbiamo fatto 100 controlli - ovvero esattamente quelli che prima venivano fatti in un anno - per la legionella. Guardi che parliamo di cause che possono portare alla morte. Insomma, quello che tutti i lucani dovrebbero sapere è che le attività di Arpa sono varie e diversificate e  hanno tutte a che fare con la vita delle persone. Ed è per questo che l’Agenzia dovrebbe essere trattata al pari di un bambino, con tutte le cure necessarie, a partire dalla scelta di chi dovrà guidarla.

Proprio per questo delicato ruolo che svolge, però, viene ancora guardata con molta diffidenza

 Me ne rendo conto. Eppure anche su questo sarebbe bello far sapere qualche cosa in più. Come a esempio l’importante riconoscimento che ci è arrivato dal Ministero. Nel nostro laboratorio per l’amianto abbiamo svolto importante analisi. Come quelle sulla pietra verde  che contiene polveri della sostanza cancerogena e che è molto diffusa in una parte dell’area Sud della Basilicata, dove per altro si riscontra un numero molto elevato di tumore ai polmoni. A differenza di quello che sostengono molti, questo laboratorio, non solo è accreditato, ma è diventato struttura di certificazione. I laboratori di Lombardia, Emilia e altre regioni ancora, per essere accreditati devono rivolgersi a noi. E il Ministero ci paga per questo. Pensi a cosa significa questo. Siamo, in pratica, un punto di riferimento a livello nazionale. Lo stesso stiamo facendo con i fitofarmaci. Certo, c’è ancora da migliorare. Ma è quello che ci proponiamo di fare, anche con il contributo del patrimonio di competenze degli ex Agrobios e il grande impegno dei giovani professionisti dell’Agenzia.

Eppure nei giorni scorsi ha ricevuto un forte attacco da parte dei sindacati che hanno messo fortemente in discussione il suo operato

Guardi, non le nego che la vicenda mi ha indignato. Una reazione che a mio avviso nasce dal regolamento di riorganizzazione interno che ho presentato qualche settimana fa. L’atto finale, esito naturale, del percorso intrapreso in questi anni. Se io voglio dare un carattere sempre più scientifico a quest’Agenzia, sempre più proiettata verso nuove frontiere e alle prese con nuove attività, è normale procedere a una riorganizzazione della macchina. Non è stato un provvedimento calato dall’alto. C’è una delibera che lo dimostra: ho invitato tutti a presentare le osservazioni al regolamento prima della definitiva approvazione. Ma è chiaro che alla fine sono io a dover assumere la responsabilità della scelta. La riorganizzazione trova le resistenze di una parte del sindacato. Che però, a mio avviso, con un atteggiamento altrettanto responsabile dovrebbe pensare a occuparsi di quel che gli compete. Ognuno per il proprio ruolo. Garantisco ampio margine di confronto. Ma è a me, in qualità di direttore generale, che spetta assumere le scelte. E questo non può essere in discussione.

Ultimamente, però, anche con il dipartimento Ambiente ci sono state un pò di frizioni.

Sul rapporto con la Regione vorrei dire solo una cosa. L’Arpa ha bisogno di guadagnare massima autonomia e indipendenza dalla politica. Il meccanismo inverso è deleterio.

Faccia qualche esempio

L’ho detto anche al governatore Pittella, che su questo fronte si è impegnato a correggere la rotta. I trasferimenti all’Agenzia non possono passare dal dipartimento ambiente. Mi spiego meglio: quando io Arpa presento il mio bilancio preventivo questo dovrà essere approvato dal Consiglio, che ha un ruolo di indirizzo e successivamente di controllo. Il che dovrebbe bastare. Non si capisce perché sulla base di quelle previsioni i trasferimenti debbano passare dal dipartimento Ambiente, che è il “controllato” di Arpa. Si tratta di un meccanismo distorto alla base, che va modificato, anche sulla scorta di quanto avviene in altre regioni. Oggi siamo in questa situazione: l’Arpa che come dicevamo ha chiuso il precedente bilancio con un utile di 1,5 milioni, non può più spendere a causa dei ritardi dei trasferimenti legati anche complesso meccanismo. Si potrebbe rischiare anche di perdere una parte delle risorse.

E già successo in precedenza?

Abbiamo recuperato un finanziamento europeo di sei milioni di euro per la redazione della Carta tecnica della Basilicata. Le dico subito che anche da parte nostra all’inizio c’era scetticismo sulla realizzabilità del progetto, in quanto rendeva necessario il coinvolgimento di figure professionali molto specializzate. Lo abbiamo assegnato con una gara pubblica vinta dall’Agenzia spaziale italiana. Dopo due anni, la carta e pronta. Tra un mesa la presenteremo ufficialmente con la presenza di un generale dell’Istituto geografico militare nazionale che verrà a dirci che si tratta della Carta più all’avanguardia d’Europa.

Ma lei crede che l’Arpa di Basilicata sia in grado di gestire grandi temi come il petrolio o l’inceneritore di Melfi?

Le dico una cosa che fino a ora non si è ancora saputa. Un anno fa sono stato chiamato direttamente dal prefetto, Franco Gabrielli per presiedere il tavolo tecnico sul termovalorizzatore di Acerra, in Campania. Per darle un’idea della delicatezza del ruolo le dico solo che mi spostavo con un’auto scortata. Non l’ho detto fino a ora e se lo faccio adesso non è per autoincensarmi, ma per porre un tema: se il Capo della protezione civile ci assegna un riconoscimento così importante, perché in regione si dovrebbe dubitare delle nostre capacità?

Veniamo ai rapporti con Eni e alla complessa questione dei monitoraggi ambientali nella zona delle estrazioni

Beh, noi non ci siamo nascosti dietro un dito. Abbiamo detto con chiarezza nella nostra relazione che nove episodi come la fiammata di gennaio non possono essere considerati fatti normali. E che seppure non siano stati registrati sforamenti in atmosfera, gli innalzamenti dei livelli di idrogeno solforato registrati non possono essere liquidati con un “tutto a posto”.

Può funzionare l’autorizzazione integrata ambientale rilasciata di recente a Fenice?

In quel caso siamo in presenza di prescrizioni molto restrittive. Ma non posso dire di più perché noi non siamo stati coinvolti.

Per quanto riguarda la SiderPotenza, invece, sembra che finalmente sia stato sollevato il coperchio

In questo le devo dire che abbiamo importanti meriti. Grazie all’aiuto dell’Arpa Puglia finalmente abbiamo iniziato il monitoraggio delle diossine, consentendoci di scoprire che c’è un problema. Ora siamo in attesa dei risultati del quinto campionamento. Ma soprattutto è a seguito delle nostre ispezioni effettuate all’interno dello stabilimento che i camini sono stati dotati dei filtri che oggi consentono una riduzione delle emissioni

Cosa pensa, invece, delle campagne degli ambientalisti su temi quali la qualità delle acque della diga del Pertusillo?

Sono rispettoso delle opinioni  tutti. E poi, l’attenzione ai temi ambientali è sempre una buona cosa. E’ chiaro, però, che bisogna stare bene attenti ai dati che si diffondono. Analizzare un campione di acque non è una cosa semplicissima e nessuno può improvvisarsi chimico di laboratorio.

Ma veniamo a lei. Il suo è solo un addio da Arpab o alla scena istituzionale?

Guardi, non lo so. Ci sto pensando. Qualche proposta c’è stata, ma se dovessi buttarmi in una nuova sfida lo farei solo se profondamente motivato e con la garantita di quella autonomia di cui le parlavo prima. Di sicuro c’è che tra qualche mese avrò molto più tempo da dedicare ai rapporti personali e alle grandi passioni come la musica e la poesia. E questo non mi dispiace affatto.

 

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