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Teknosolar vince il secondo round
al Tribunale amministrativo

Basilicata

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POTENZA - Le pratiche per l’autorizzazione della mega-centrale termodinamica da 226 ettari devono ripartire.

Lo ha deciso il Tar Basilicata accogliendo - in seconda istanza - la richiesta avanzata dal legale di Teknosolar Italia, in attesa dell’udienza per la discussione del “no” al progetto della Sovrintendenza per i beni architettonici e paesaggistici.

Secondo il collegio, composto dal presidente Michele Pennetti e dai giudici Giancarlo Pennetti e Benedetto Nappi, lo stop del procedimento per l’autorizzazione dell’impianto provocherebbe «un pregiudizio grave e irreparabile» all’impresa del lucano “di ritorno” Giovanni Fragasso e del noto manager spagnolo Esteban Morras Andrès.

Tutto solo per un pasticcio con le carte, a quanto pare. Infatti dai documenti richiesti a marzo alla Regione (quando l’istanza sospensiva non era stata concessa), sarebbe emerso in maniera chiara un equivoco di fondo. In pratica il parere richiesto dalla società era relativo all’autorizzazione paesaggistica necessaria per un cavidotto di collegamento tra l’impianto vero e proprio e una stazione di collegamento alla rete ad alta tensione di Terna che dovrebbe sorgere a Genzano di Lucania. D’altra parte, sia Regione che Soprintendenza avrebbero preso in considerazione l’intero progetto, che dovrebbe sorgere nel territorio di Banzi al confine con quello di Palazzo San Gervasio.

Di più dall’esame del carteggio tra i due enti si è scoperto che la Regione Basilicata non ha proprio trasmesso alla Soprintendenza «il progetto relativo alla posa in opera di “cavo interrato”». Ma se davvero si voleva esprimere un parere «di compatibilità paesaggistica» sulla centrale «la sola sede in cui l’Amministrazione per i beni e le attività culturali può manifestare la valutazione di sua spettanza è quella della conferenza di servizi». Spiegano i giudici del Tar. Una questione formale da cui discende «l’illegittimità del parere  dalla Soprintendenza per i beni archeologici al di fuori di detta sede, ovvero di un’indebita attivazione del procedimento di autorizzazione paesaggistica nelle forme del Codice dei beni culturali e del paesaggio».

La Regione Basilicata è stata condannata a pagare mille euro di spese legali perché «non ha ottemperato» all’ordinanza dei magistrati che avevano chiesto delle «relazioni di chiarimento» sulle questioni sollevate dal legale di Teknosolar l’avvocato Giuseppe Buscicchio.

Quanto al merito della vicenda, ossia la compatibilità paesaggistica del cavidotto, se ne riparlerà all’udienza del 5 novembre, incluse le eventuali “interferenze” con l’alveo di due corsi d’acqua, il Basentello e il Marascione, e il loro inquadramento legale come torrenti naturali o canali artificiali d’irrigazione. Una differenza da cui derivano non poche conseguenze in materia di assoggettabilità a vincoli paesaggistici delle opere nei paraggi.

l.amato@luedi.it

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