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«I petrolieri investano sui giovani
Le compagnie scommettano sui territori»

Basilicata

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UN AVVISO tipico di ricerca personale, che da un pò di tempo si vedono nelle piazze dei paesi del cratere petrolifero lucano, porta, dopo la lista delle qualifiche, questa avvertenza: “aver maturata una pregressa e comprovata esperienza nel settore OIL & GAS”.
Operai, tecnici e professionisti si aspettano da questa evoluzione industriale una condizione minima per poter sviluppare le proprie idee ed i propri progetti o, semplicemente, di essere chiamati a lavorare.
Succede però che i profili del fattore lavoro spesso non coincidono con le necessità industriali e, fatta eccezione per qualche figura lavorativa di profilo semplice o più basso, molti vengono ritenuti inadeguati alle professionalità o alle specializzazioni richieste. Ora viene da pensare: ad esempio un giovane diplomato che abbia la certificazione per avere ruoli di controlli per la sicurezza e, per giunta, almeno cinque anni di esperienza è più facile trovarlo nell’hinterland di Taranto o Brindisi, dove altri fenomeni industriali hanno dissipato sul fattore umano le loro crisi finanziarie o industriali lasciando disoccupate persone alle quali resta come rendita di fine lavoro l’esperienza maturata. Da noi è più facile trovare Ingegneri bravissimi oppure tecnici preparati e con tanto di certificazione di specializzazioni pertinenti per codeste tipologie di lavori ma ovviamente non la esperienza che spesso viene richiesta sui bandi che negli ultimi mesi si vedono nelle bacheche delle Piazze di questi Paesi. Siamo dunque su un modello Congolese o Nigeriano dove le aspettative di lavoro vengono soddisfatte assumendo ed ingaggiando facchini e portatori e, nella versione più estrema, controllori della sicurezza (militare in questo caso). Perché viene da fare questa riflessione? Perché pur avendo fatto e svolto corsi per saldatori, addetti alla sicurezza e istituito corsi Universitari di chimica ed ingegneria non avremo mai personale sufficientemente esperto perché qui è mancata la possibilità di farle certe esperienze. Le compagnie petrolifere e le imprese impegnate in tali lavori devono spendere ed investire anche un po’ in fiducia sui nostri giovani che oltre ad essere laureati e diplomati hanno l’innato senso Lucano del lavoro pur mancando di quella esperienza che li rende assumibili subito.
I nostri sindacati devono aspirare ad avere questo tipo di atteggiamento dalle Company straniere impegnate nello sfruttamento minerario ma anche dalle Imprese quasi locali che di tale contenuto esperienziale spesso fanno uso necessario al sostegno del loro arbitrio nel dire Si o nel dire No alla agognata aspettativa di lavoro da parte di un giovane che in alternativa vede solo l’emigrazione in altre zone del mondo.
Dicevamo dei corsi da saldatore ed altre tipologie preparative per il mondo del lavoro industriale estrattivo ma non possiamo non fare la riflessione sul fatto che la preparazione scolastica non soddisfa le aspettative imprenditoriali di assumere gente da immettere immediatamente nel circuito produttivo senza lunghi affiancamenti e senza attendere la crescita esperienziale.
E non possiamo farne un motivo di colpa perché ormai il tirocinio, l’esperienza e la crescita dell’esperienza è una prassi che la troviamo anche nelle più alte linee di profilo lavorativo, dal medico all’ingegnere fino all’informatico più aggiornato che la piazza dei cibernauti possa offrire. Per un’azienda il fattore esperienza è tutto. L’esperienza diventa il Know how, avere capacità migliori di fare subito e bene ciò che si viene chiamati a fare e far parte della solidità dell’azienda.
Ma, a solo titolo di esempio, immaginiamo che un Ospedale diretto da una persona avveduta ed accorta non si lascerà sfuggire il giovane Laureato che ha dimostrato di avere doti scientifiche ed accademiche superiori alla media pur se per portarlo a livelli adeguati agli standard prestazionali occorre investire tempo e denaro per fargli maturare quella giusta esperienza che fa di un Ospedale un Ospedale di Eccellenza. Ecco, questo vorremmo dalle aziende che vengono a lavorare qui nel Sauro: rispetto dei nostri giovani per le aspettative occupazionali e della loro preparazione nonché disponibilità a scommettere sulla loro capacità di diventare ottimi tecnici ed ottimi dirigenti dopo aver acquisito la necessaria esperienza. Anche questo tempo deve stare nei conti di spesa per lo sfruttamento di questa risorsa mineraria altrimenti saremo solo osservatori ed i pochi duri a resistere nell’ottenere un lavoro senza emigrare saranno in balia di chi, con la scusa dell’esperienza, alimenta il vortice dell’arbitrio tipico di chi ha potere contrattuale nei confronti delle compagnie petrolifere e delle aziende collaterali. La compressione temporale è una diseconomia che non deve scontare il Lucano ma deve accollarsela chi fa profitti con la ricchezza del sottosuolo e far si che questa relazione verticale con il territorio sia foriera di progresso per gli abitanti e non causa di cambiamenti radicali che nel lungo periodo portino questi posti ad assomigliare alle desolate lande siberiane e non più alle lande Lucane che narrava Leonardo Sinisgalli, che seppur desolate conservavano comunque una carica di dignità che ora potrebbe svanire nel nulla qualora svanisse anche quest’altra ennesima opportunità di sviluppo.
Gianfranco Agostino Massaro

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