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Sesso, soldi, politica e appalti su misura tra Regione e capoluogo

Basilicata

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POTENZA -  Se serviva più piccolo lo spezzettava, ma se serviva non dare nell’occhio ne faceva uno solo, oppure non lo faceva proprio inserendo una clausola per prorogare l’affidamento per gli anni successivi.

Faceva appalti su misura Dionigi Pastore il funzionario dell’economato della Regione arrestato ieri mattina dagli agenti della mobile del capoluogo assieme a 3 imprenditori il potentino Leonardo Mecca, e i ruotesi Gerardo Priore e Giovanni Sileo. Bastava soltanto essere generosi con lui. Molto generosi. Magari con qualche lavoretto in una delle sue lussuose abitazioni.

E’ quello che sostiene il pm Francesco Basentini che ha coordinato anche il terzo filone dell’inchiesta Vento del sud su gare truccate, e appalti pubblici che «finiscono» agli amici in cambio di mazzette, «benefici» e «favori», distribuiti da funzionari della Regione Basilicata e di altri enti locali lucani.

Quello di ieri è l’ultimo filone investigativo dell’inchiesta, che dallo scorso anno (le prime misure sono di febbraio) ha impegnato i magistrati e la Questura di Potenza, con controlli su una presunta rete di favoritismi che ha coinvolto anche amministratori pubblici e un esponente della Guardia di Finanza.

E’ stato inoltre notificato il divieto di dimora nel capoluogo lucano al funzionario del Comune di Potenza, Giuseppe Benito Schifone, mentre per altri due imprenditori - Vito Antonio Zaccagnino di Potenza e Vincenzo Battafarano di Rotondella - è stato disposto l'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.

Dalle indagini che si sono appena concluse, in tre occasioni Pastore avrebbe ricevuto «mazzette», per un totale di tremila euro a Potenza, nella sede della Regione. Mazzette registrate nell’auto di Mecca dove contava le banconote da 100 euro prima di entrare nel suo ufficio.

Il funzionario avrebbe avuto rapporti diretti e stipulava «contatti affaristici» con gli imprenditori coinvolti nell’inchiesta: l’accordo prevedeva l’assegnazione dei lavori «a turno» per le ditte «amiche». Il sistema prevedeva, ad esempio, la nomina dello stesso presidente di commissione per le gare e verbali manomessi in modo da far risultare più vantaggiosa l’offerta della ditta prescelta.

«Io di questa cosa che sto facendo mò, che mò la devo mandare in Giunta è così, eh! (…) Hai capì? Non posso mettere “Mecca... Mecca... Mecca” (…)» Spiega Pastore all’amico imprenditore in una delle loro conversazioni intercettate. «Devo turnare, però poi devi fare a giro (…) Allora conviene che se tu ne devi fare uno, lo devi fare buono che devi guadagnare. Lo fai una volta l’anno però ne fai uno (…) Il problema lo sai qual'è, seguimi, che con questi cazzi di affidamenti, tu devi...  tu devi fare la turnazione».

Gli appalti della Regione finiti nel mirino di Pastore e dei suoi amici imprendiori sarebbero stati una quindicina, tutti passati per le sue mani  come responsabile del procedimento. D’altronde anche quanto a occuparsene doveva essere una delle sue collaboratrice sarebbe stato sempre lui a sbrigare le pratiche firmando al suo posto. In un caso anche mentre la collaboratrice si trovavba in luna di miele, come hanno accertato gli investigatori.

Si va dall’appalto da un milione di euro per la manutenzione degli impianti termici della Regione a quella del palazzo del Genio Civile, passando per la sede di via Crispi, il dipartimento infrastrutture in via Garibaldi, un fabbricato nella foresta di Abriola e il centro polifunzionale di Senise. Poi c’è l’installazione di alcuni condizionatori, della segnaletica orizzontale nei parcheggi di via Verrastro, e di un impianto fotovoltaico sul tetto del Dipartimento salute. O ancora l’adeguamento delle postazioni di lavoro alle normative di sicurezza, dei locali nel seminterrato del vecchio Consiglio regionale, della sede di rappresentanza della Regione a Roma. Più lo smaltimento di rifiuti speciali non pericolosi e altre rimaste non meglio identificate dato che tra loro spesso ne parlavano per soldi: quella da 40mila, quella da 400 e così via.

Nei precedenti filoni erano emersi anche contatti tra imprenditori e amministratori di alcuni Comuni del potentino, ricompensati con piccoli favori, somme di denaro o prestazioni professionali giudicati «di importo non rilevante». In un caso è stato coinvolto anche un rappresentante delle forze dell’ordine per i suoi presunti «legami» con un imprenditore e una donna, e «interventi» su concorsi pubblici e trasferimenti.

Le indagini erano cominciate nel 2012, quando la Direzione distrettuale antimafia indagò su alcuni colpi di pistola esplosi contro l’auto di un imprenditore edile potentino, in un quartiere alla periferia del capoluogo lucano.

l.amato@luedi.it

 

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