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La prova del bilancio di Potenza
Cinque ore in seconda commissione

Basilicata

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POTENZA - Ci sono volute cinque ore e non sono certo bastate, ma il tempo di durata della prima riunione della commissione consiliare impegnata a studiare il bilancio spiega «un metodo, innanzitutto».
Con il consiglio comunale alle porte (la seduta è fissata per il 28 luglio) e il richiamo della Prefettura sui tempi di approvazione del consuntivo del capoluogo, l’analisi di cifre e strategie delle finanze locali ha richiesto un’immersione importante. «È che questo consiglio comunale è formato anche da molti giovani alla prima esperienza. Ci abbiamo messo tutti grande voglia di capire». Alessandro Galella, vicepresidente della commissione Bilancio, ha tirato ieri le fila dei lavori dell’organismo consiliare, al primo appuntamento con il calendario di attività. Raccontando del metodo che si sono dati in commissione, spiega: «Stiamo lavorando per mettere in pratica l’ambizione che accomuna tutti noi, che marchiamo il ricambio generazionale in aula. Vorremmo essere la prima generazione di amministratori libera dalla paura del fallimento, del default del municipio». Mica semplice andando a scavare tra le cifre di un debito storico nato con il dissesto di vent’anni fa e acuito da contenziosi persi e tagli ai trasferimenti. «Ma con una gestione oculata e buon lavoro possiamo trovare la via da seguire».
La partenza è comunque «una situazione complessa». In premessa un dato che riguarda i tributi della città: negli ultimi tre anni Potenza registra un calo importante. Potenza è tra le poche città italiane ad aver aderito a un bilancio sperimentale, una forma contabile che produce alcuni vantaggi fiscali per le casse comunali, ma più rigida per alcuni aspetti. Compresa l’impossibilità di inserire tra le entrate voci per cui non si è sicuri della riscossione. Come accade, per esempio, per il Palazzo di Giustizia. Il Comune è creditore nei confronti del Ministero rispetto alle spese di gestione della struttura: quasi mai il rimborso è arrivato completo, nell’ultimo anno è stato addirittura pari a zero. Secondo le regole di redazione del bilancio sperimentale, questa casualità impone di non poter prevedere come entrata certa la copertura dell spese del tribunale. È questo uno dei pezzi del disavanzo di 14 milioni di euro che sarà presente nel bilancio da approvare.
Da qualche settimana amministrazione e tecnici, con un team di esperti legali, sono al lavoro per proporre al Governo una ipotesi «credibile» di rientro. La speranza, a Palazzo di Città, è che siano confermate le voci secondo cui Roma è pronta a concedere dieci anni di tempo per colmare il disavanzo. Decisamente più sempli che con i tre attualmente concessi dalla norma.

 

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