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Olio d'oliva spagnolo rivenduto in Calabria
In Puglia scoperta frode sul "Made in Italy"

Calabria

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UNA frode sull'olio d’oliva è stata scoperta dalla Guardia di finanza di Andria, nell’ambito di un’inchiesta coordinata dalla Procura della Repubblica di Trani. Eseguite all’alba 16 ordinanze di custodia cautelare (di cui 2 in carcere) e il sequestro preventivo di 16 aziende coinvolte nella illecita commercializzazione fraudolenta di olio di oliva. L’inchiesta ha accertato che le tre presunte organizzazioni criminali pugliesi - due delle quali facevano capo ad uno stesso imprenditore andriese - si sono avvalse della complicità di imprese che commercializzano olio di oliva in Puglia e in diverse città della Calabria. Il sequestro riguarda anche alcune aziende calabresi, mentre diversi imprenditori calabresi sono finiti agli arresti domiciliari. 

L’operazione, che i finanzieri hanno chiamato "Aliud pro olio", è stata condotta in stretta sinergia con il ministero delle Politiche agricole, e in particolare con l’Ispettorato repressione frodi di Roma e Bari, e con l’ufficio di Bari dell’Agenzia delle dogane. All’indagine della Gdf hanno partecipato uomini dell’ispettorato repressione frodi di Roma e Bari del ministero delle politiche agricole e dell’Agenzia delle Dogane.

Alle imprese che commercializzano l'olio in Puglia e Calabria era affidato il compito - secondo il procuratore di Trani, Carlo Maria Capristo,e il pm inquirente Antonio Savasta - di fornire false fatture attestanti fittizi approvvigionamenti di olio extravergine di oliva prodotto in Italia necessari "cartolarmente" a legittimare ingenti acquisti di olio proveniente, in realtà, dalla Spagna. In sostanza, l’olio d’oliva comunitario, con la complicità di altri indagati (confezionatori e commercianti all’ingrosso) veniva messo sul mercato come olio biologico 100% italiano, sfruttando il valore aggiunto delle menzioni riservate ai prodotti "Made in Italy" e biologico.

 

Le tre associazione per delinquere smantellate erano - secondo la procura - capeggiate due dall’imprenditore andriese Nicola Di Palma (dell’azienda olearia San Vincenzo), la terza da  Antonio Cassetta (gestore di fatto della Sago srl di Andria). Entrambi sono stati arrestati. Di Palma avrebbe capeggiato due gruppi criminali: il primo aveva rapporti con aziende calabresi di Cassano allo Ionio (Cosenza) e di Petitia Policastro (Crotone), l’altro con aziende di Copertino (Lecce); Cassetta invece gestiva un’altro gruppo criminale: nella sua azienda di Andria, la Sago, è stata riscontrata la presenza di oli di oliva lampanti adulterati con oli di semi e/o grassi estranei all’olio d’oliva. Tutto questo, con gravi pregiudizi riscontrabili non solo nell’ottica del consumatore finale e della tutela della salute pubblica ma anche in quella dell’intero mercato autoctono dell’olio extravergine di oliva.

 

L'indagine ha permesso anche di apporre i sigilli a circa 400 tonnellate di olio dalle qualità organolettiche scadenti e/o contaminate. L’olio sequestrato - secondo le indagini della Guardia di Finanza - era miscelato con grassi di diversa natura contenenti fondami ed impurezze imputabili al circuito della raccolta degli oli esausti della ristorazione, nonché di provenienza furtiva, oppure, scortati da documenti di accompagnamento indicanti natura e qualità diversi da quelli reali.

Grazie alla sovrapposizione di documenti fiscali e di trasporto falsi l’olio di produzione comunitaria, dunque, veniva trasformato in "olio 100% italiano biologico", quindi veniva veicolato verso altri confezionatori o commercianti all’ingrosso al fine di collocarlo, nell’ultimo stadio, sul mercato del consumatore finale, sfruttando il valore aggiunto delle menzioni riservate ai prodotti Made in Italy e biologici. Il giro di affari illecito sarebbe pari a circa 30 milioni di euro.

 

 

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