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Corte d'Appello a rischio chiusura
Anche l'Ordine reagisce

Basilicata

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LA notizia della possibile soppressione della Corte d’appello di Potenza non fa piacere e pare non avere senso. Se il progetto finale - come da più parti si sostiene -fosse quello di abolire la Regione Basilicata, avrebbe ragion d’essere, ma solo quale conseguenza ovvia e necessaria. Ma ora... sarebbe una decisione di mera facciata, priva di buon senso e penalizzante per la popolazione lucana.   

Immagino che la ragione stia nei numeri, ma essere piccoli non è un buon motivo per subire. E non stiamo parlando di simboli o di “fiori all’occhiello” o di prestigio.

Una Comunità dovrebbe distinguersi per la sua laboriosità, la sua onestà ,l a sua capacità attrattiva, non certo per la presenza della Corte d’appello. Sposterei il punto di vista, quindi, sulle occasioni di lavoro che andrebbero a contrarsi ed i costi che “leviterebbero”, andando a  gravare sui cittadini.

 A parte il deposito degli atti, che, si obietterà, potranno essere trasmessi per via telematica, la celebrazione delle udienze, civili e penali, dovrà svolgersi in altra sede, i gratuiti patrocinii saranno gestiti altrove, l’esame di abilitazione per gli aspiranti avvocati dovrà svolgersi fuori regione, la Procura Generale avrà diversa allocazione, eccetera...

Una sede di prossimità consentirebbe ancora una gestione meno stressante e più economica del carico di lavoro degli avvocati,che non dovrebbero spostarsi di decine o centinaia di chilometri per seguire, magari, due udienze, di cui una in Tribunale ed una in Corte; con costi, che, si ripete, graverebbero solo e soltanto sui cittadini.

Le nostre organizzazioni di studio, quelle di piccole comunità, sono ancora a livello artigianale; in quasi tutti gli uffici legali scarseggiano o sono addirittura assenti personale di segreteria e pluralità di legali. Si andrebbe, di fatto, a trasferire il già scarso lavoro in altra sede, affidandolo ad un corrispondente sul luogo sede di Corte d’Appello (ed il danno sarebbe, come sempre, maggiore per le nuove generazioni).

Lo so che queste ragioni minimali non saranno sufficienti a scardinare una decisione politica, se già presa, ma è opportuno e necessario in questo, come in altri casi, soffermarsi sulle “cose semplici”, che poi sono quelle più vere. Le affermazioni di principio preferisco lasciarle a casa.

I nostri rappresentanti politici, che non vanno sempre solo criticati, sapranno certamente fare la loro parte.

 E comunque, se il tema è la riduzione dei costi e dei tempi di Giustizia, bene, la soluzione paventata non sarebbe quella corretta: ripeto da anni, pur con il rispetto per i magistrati solerti (la maggioranza), che la chiave per il superamento dei problemi è lo spostamento dell’attenzione verso i corpi requirenti e giudicanti.

Gli avvocati sono affogati tra termini perentori e scadenze spesso superflue. La solerzia e la diligenza dei legali cozza però troppo spesso con il numero scarso e l’indolenza di ancora non pochi magistrati, che usano con disinvoltura le armi del rinvio da carico di lavoro o del differimento, seppur  nel rispetto del rito, sine die.

Il più delle volte tali  comportamenti nascono dal ridicolo “freno” all’accesso alla magistratura (quasi che fosse un corpo celeste e non un ceto di lavoratori) e quindi dal numero esiguo dei giudici, ma in altri casi dall’assenza di termini perentori, per i più “termini non derogabili”, nello “sbrigo” delle pratiche da parte dei magistrati, senza scomodare, per il momento, la responsabilità civile per gli errori giudiziari e il noto tema della prescrizione.

Pertanto, si impegni il Governo in tal senso e non spogli la comunità lucana di un presidio utile e poco costoso.

*presidente dell’Ordine degli avvocati di Potenza

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