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Contro la chiusura della Corte d’Appello di Potenza
L'istanza di magistrati, avvocati, sindaco e governatore

Basilicata

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POTENZA - «Pesanti conseguenze» per gli effetti a catena che porterebbero alla chiusura di numerosi altri uffici, disagi per i cittadini, ma anche la riduzione del personale delle forze dell’ordine, e la tenuta complessiva delle difese dai tentativi di infiltrazione delle organizzazioni criminali delle regioni vicine.

Le denuncia il comunicato congiunto diffuso ieri in serata dopo la riunione che si è tenuta negli uffici della Corte d’appello di Potenza, finita nel mirino della riforma della geografia giudiziaria del Governo.

Della questione hanno discusso magistrati, alcuni rappresentanti  istituzionali tra cui il presidente della Regione Basilicata Marcello Pittella, il sindaco del capoluogo Dario De Luca, diversi consiglieri regionali, avvocati, organizzazioni sindacali e personale  amministrativo. 

La nota a firma del presidente della Corte d’appello Giuseppe Pellegrino, anticipa una comunicazione per mettere in guardia il ministro guardasigilli Andrea Orlando da «un’interpretazione eccessivamente  estensiva dei criteri indicati nella relazione tecnica sulle misure per l’ulteriore  razionalizzazione della geografia giudiziaria, del 13 agosto 2014».

In particolare viene evidenziato che «eventuale soppressione della Corte d’Appello determinerebbe una sorta di  smembramento di tanti altri uffici della Regione. giudiziari e non, come Procura Generale,  Tribunale di Sorveglianza, Tribunale e Procura Minorenni e Procura Distrettuale Antimafia, Tribunale del Riesame ed un domani anche della Corte dei Conti, Avvocatura e Tar.  In sostanza, una rivisitazione in senso negativo dell’intero sistema».

L’assemblea “apre” anche alla possibilità che il mantenimento dell’attuale geografia giudiziaria possa avvenire «con il  contributo economico totale o parziale della Regione interessata analogamente a quanto  previsto per i giudici di pace ed i comuni interessati».

D’altronde non sarebbe una novità visto l’arretrato storico del Ministero sull’affitto del Tribunale dal Comune di Potenza.

«L’eventuale soppressione della Corte d’Appello di Potenza - prosegue Pellegrino - va in una logica  diametralmente opposta a quella seguita con la revisione dei Tribunali ed in particolare  con la soppressione del tribunale di Melfi e con l’aggregazione del Tribunale di Sala  Consilina al Tribunale di Lagonegro».

Infatti spiega che «quest’ultima aggregazione comporta un notevole  incremento di lavoro e competenze che costituiscono un’ulteriore elemento di legittimità  per la sopravvivenza della Corte d’Appello del cui distretto fanno parte». 

Non sfugge nemmeno «la rilevanza che la regione ha nell’intero sistema italiano per i  servizi che fornisce in particolare con riguardo alle fonti energetiche». Così il tema della soppressione del distretto giudiziario si interisce a pieno titolo nel dossier Basilicata che è sul tavolo del Governo almeno da quando si è avviata la trattativa per concedere un aumento delle estrazioni di petrolio e gas in Val D’Agri.

Poi ci sono i rischi nel contrasto alla malavita, dal momento che «la riduzione dell’efficienza del sistema giustizia nel distretto di Potenza comporterà una minore difesa  del territorio rispetto ai tentativi di pericolose ingerenze della criminalità organizzata che  circonda la Regione Basilicata; ciò anche per la conseguente riduzione delle forze di  Polizia sul territorio». 

Pellegrino evidenzia come «i dati, noti al ministero, confermano l’ampio rispetto del criterio di virtuosità  nell’amministrazione della giustizia nell’ambito della Corte d’Appello di Potenza che di per se, soprattutto riguardo ai settori penale e lavoro, che non hanno avuto negli ultimi anni le  pesanti carenze di organico del settore civile (che hanno raggiunto anche il 50% dei  magistrati), legittima la sopravvivenza della Corte stessa».

In più denuncia che «il trasferimento del personale della Corte d’Appello di Potenza a quella di altro distretto  viola la disposizione secondo cui il personale amministrativo non può essere trasferito di  ufficio in sedi ubicate ad una distanza maggiore di 50 Km». 

Il magistrato più anziano in servizio nel distretto lucano riprende un argomento che soltanto ieri sul Quotidiano era stato sollevato anche dal presidente dell’Ordine degli avvocati di Potenza, Enzo Sarli. «Gravi sarebbero i danni per i cittadini lucani in considerazione della difficoltà di  raggiungere altre sedi di Corte d’Appello per le pesanti lacune del sistema di  comunicazione anche in seguito alle soppressione dei treni intercity ad esempio Salerno». 

Infine ricorda che «la soppressione di Corti d’appello non potrà essere adottata senza il preventivo parere  del Consiglio Superiore della Magistratura che non risulta essere stato consultato», e suggerisce che nei disegni di legge di riforma della giustizia annunciati dal Governo per le prossime settimane sia riconosciuta: «la necessità che ogni regione abbia una sede di Corte d’Appello». 

«L’assemblea invita il ministro Andrea Orlando a tener presente tutte le esigenza fin qui  espresse - prosegue il comunicato congiunto - nella formulazione dei criteri in base ai quali verrà determinata la soppressione o  meno delle Corti d’Appello, posto che in base ad esse la Corte d’Appello di Potenza non  solo non andrebbe soppressa ma addirittura rafforzata».

Infine vengono sollecitate «le forze politiche locali ad intervenire presso la competente sede ministeriale per  la tutela degli interessi di amministrazione della giustizia del distretto della Corte d’Appello  di Potenza ed anche di integrazione territoriale della Regione».

l.amato@luedi.it

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