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Ennesima fiammata al centro oli
i sindaci dicono basta

Basilicata

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VIGGIANO - «Tre episodi in poche settimane. Non si può parlare più di straordinarietà. E' ora di dire basta». E' un Amedeo Cicala arrabbiato quello che conferma l'ennesimo blocco dell'impianto Cova dell'Eni di Viggiano. La fiammata, stando a quello che alcuni cittadini hanno riferito al sindaco, «è stata accompagnata da un forte rumore tanto - ha precisato Cicala - da far tremare le abitazioni ed anche i capannoni delle aziende limitrofe al centro olio». Insomma la preoccupazione cresce. Una preoccupazione che, sommata alle parole del premier di aumentare le estrazioni nella Valle, non fa dormire certo sonni tranquilli ai cittadini e agli amministratori locali. Per questo Cicala, insieme al collega di Grumento Nova Antonio Imperatrice, ha preso carta e penna e ha segnalato l'ennesima anomalia alla prefettura di Potenza. «I sindaci - scrivono - esprimono il loro rammarico per una gestione allegra di un impianto così importante e catalogato dalla prefettura a rischio elevato. 

Non vogliamo sapere quali sono le cause. Abbiamo detto qualche giorno fa che questi eventi non devono più ripetersi. L'impianto costruito in un'area densamente abitata implica un maggiore sforzo in termini di investimento in sicurezza. Il Cova è un'auto ha ricordato Gheller in un esempio fatto la settimana scorsa, allora - aggiungono i sindaci - visto che siamo in prossimità di un centro abitato deve essere guidato rispettando i limiti»

Limiti che evidentemente non verrebbero rispettati. «L'impressione che abbiamo - aggiungono gli amministratori di Viggiano e Grumento Nova - che ci si trincera dietro l'interesse nazionale per meri interessi privati altro che pubblici, tirando il collo ad una macchina che oltre un certo limite non può andare». Un misto di amarezza e preoccupazione attraversa la presa di posizione dei sindaci. A tal riguardo il primo cittadino di Viggiano si ritiene deluso e particolarmente amareggiato del fatto «che in una giornata di Festa così importante accadano eventi che sono tranquillamente evitabili»

«Ovviamente - conclude la missiva - i sindaci stanno valutando qualsiasi azione per contrastare un fenomeno diventato preoccupante che allarma intere comunità». E se per le popolazioni locali e le amministrazioni, sale il malcontento, per Eni la situazione è sotto controllo. Il colosso petrolifero, attraverso una nota dell’ufficio stampa, spiega che «a causa di un temporaneo stato di minima tensione registrato sull'interruttore di collegamento dell'energia elettrica dalla rete nazionale, è intervenuto il sistema di sicurezza del Centro Olio Val d'Agri, generando l'attivazione della fiaccola di sicurezza per circa 25 minuti»

«Il Centro Olio Val d'Agri, - riprende il comunicato stampa - infatti, opera prelevando dalla rete elettrica nazionale una parte dell'energia elettrica necessaria al proprio funzionamento, poiché questa condizione consente di ridurre i volumi emissivi legati alla generazione in proprio dell'energia elettrica. Tale logica operativa può comportare, in caso di problemi sulla rete elettrica nazionale, la fermata di alcune apparecchiature e di conseguenza il verificarsi di episodi di fiaccola alta». In merito all'episodio di ieri, stando a quanto precisa l'ufficio stampa: «i dati disponibili registrati dalle centraline di monitoraggio della qualità dell'aria nelle prime ore interessate dall'evento risultano entro i limiti di legge. 

Eni ha prontamente attivato i canali di comunicazione previsti dalle procedure, informando tempestivamente tutti gli Enti e le Autorità interessate. Durante tutta la sequenza di eventi il Centro Olio Val d'Agri ha operato, e continua ad operare, in condizioni di completa sicurezza». Insomma nulla di grave per Eni, anche se di fiammate nell'ultimo mese ne sono state registrate ben tre. Un caso? Sono in molti a sperarlo. Intanto il primo cittadino di Viggiano, Cicala, raggiunto telefonicamente rinnova l'invito al premier Renzi. «Solo vedendo con i propri occhi – ha detto – ci si può rendere conto cosa significa avere sotto casa un impianto come quello dell'Eni».

 

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