Salta al contenuto principale

Parere negativo di Viggiano e Grumento
ai pozzi di reiniezione Eni

Basilicata

Tempo di lettura: 
3 minuti 6 secondi

VIGGIANO -  I Comuni di Grumento e Viggiano, dicono “no” ai pozzi di reiniezione (quelli di smaltimento delle acque petrolifere) di Costa Molina di Montemurro e Monte Alpi di Grumento Nova. E’ quanto deciso al termine  della terza conferenza di servizio con Regione, Arpa Basilicata, l’Eni, Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv), Assomineraria, Ufficio Ciclo delle Acque regionali e naturalmente i sindaci dei comuni interessati.  Un parere negativo motivato dai primi cittadini con le possibile conseguenze sismiche che potrebbero essere provocate dai due pozzi.  Anche alle luce delle polemiche scoppiate in Emilia Romagna sulla eventuale connessione tra le perforazioni (pozzi sia di produzione e reiniezione) e il terremoto che provocò anche dei morti. Sulla questione non esistono posizioni ufficiali della scienza. O meglio, le posizioni sono varie e diversificate, tanto che a un certo punto anche l’ex ministro alle Attività produttive, Zanonato, aveva incominciato a prendere in considerazione la materia. Salvo poi fare un passo indietro. Di certo c’è il parere dell Commissione Ichese voluta nel 2012  dalla Protezione Civile e dal commissario Vasco Errani per scoprire se vi fosse qualche correlazione tra le attività estrattive e i terremoti emiliani. I cui risultati però sono stati pubblicati solo sulla rivista internazionale Scienze. I dubbi restano e sono tanti.

Ma i sindaci, in via preventiva, esprimono il proprio parere negativo.  Una posizione chiara e netta, come hanno avuto modo di spiegare entrambi, al termine della conferenza dei servizi di ieri. Anche perché - hanno spiegato ancora - «le popolazioni della Val d’Agri sono già vessate da un’eccessiva frequenza di incidenti che si stanno verificando presso il Centro Olio. In questo modo sarebbero   esposte a rischi di natura ambientale e potenzialmente sismica».

Ad avvalorare la decisione assunta anche il parere dell’Istituto di geofisica e vulcanologia. A cui i sindaci avevano rivolto il quesito specifico: se in Val d’Agri, attestata nella mappa di pericolosità sismica del territorio nazionale in fascia I S=12, si potesse escludere la correlazione tra attività di reiniezione e micro sismicità. Una correlazione che invece l’Istituto non esclude affatto, essenso già stata avvalorata «nel resto del mondo»

Il primo no al pozzo di reiniezione “Monte Alpi 9”  era stata già espresso da parte dell’ex sindaco di Grumento, Vincenzo Vertunni, dettato da un “principio di precauzione per un rischio legato all’attività sismica dell’area”. Allora il primo cittadino, in un’intervista al Quotidiano della Basilicata, spiegò le ragioni del parere negativo, proprio in virtù di una serie di timori   legati all’eventuale incremento dell’attività sismica che da questa attività potevano derivare.

Ma il parere dei sindaci è solo una parte del procedimento. Spetta, infatti alla Regione, rilasciare o meno la cosiddetta Valutazione d’impatto ambientale. Ma viale Verrastro ha tempo fino a dicembre. Perché - come prevede lo  Sblocca Italia, qualora il decreto dovesse essere convertito in legge così com’è  - tutti i procedimenti di Via non chiusi al 31 dicembre 204 passino agli uffici ministeriali. Ma caso specifico inviata anche ad altre riflessioni.

 Se le previsioni del decreto fossero già legge, i Comuni interessati non avrebbe alcuna voce in capitolo su quanto accade sui territori di propria competenza. Né, tantomeno la Regione. In pratica, tutto si giocherebbe a livello centrale, presso un Governo che fino a ora non ha inteso avviare nessun chiarimento ufficiale sulle possibili connessioni tra trivellazioni e eventi sismici.

 

Ti sei ricordato di condividerlo con i tuoi amici?