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Reddito d'inserimento, la legge regionale c'è
ma purtroppo mancano i soldi

Basilicata

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POTENZA - Ci sono le chiacchiere roboanti della politica e poi ci sono i numeri che ci riportano alla realtà di una regione sempre più in difficoltà. Più povera del resto della nazionale, ma anche rispetto alla media delle altre regioni del Mezzogiorno.
E se questo non bastasse ancora, ci sono i volti.
Quelli dei lavoratori che un’occupazione non ce l’hanno più da tempo, da giorni in presidio davanti al palazzo dalla Regione. O di coloro che oggi raccoglieranno l’invito del vescovo di Potenza, Agostino Superbo, alla speciale iniziativa di preghiera dedicata proprio alle famiglie in maggiore difficoltà. O, peggio, quelli di chi ha rinunciato anche a lottare, ormai solo tra le quattro mura della propria disperazione.
E’ in continua crescita il numero di coloro che non ce la fanno. Sono 30.000 le famiglie lucane in condizioni di povertà assoluta. E il peggio è che le previsioni - considerando una ripresa ancora lontana - non sono affatto positive. La Cgil ha stimato che altre 10.000 famiglie possano essere a rischio nuove povertà.
Insomma, ci sono tutte le condizioni per prefigurare una vera e propria emergenza sociale. Che per essere scongiurata necessita di misure straordinarie immediate. I sindacati lo sostengono da tempo. E hanno provveduto a elaborare alcune proposte in quel Piano di lavoro che da tempo è stato presentato a viale Verrastro.
Nella migliore delle ipotesi si tratta di misure che dovrebbero viaggiare in parallelo con massicci investimenti in attività produttive. La Regione, anche sulla base di quelle proposte, ha risposto. Prevedendo una specifica misura nelle legge di assestamento di bilancio approvata in Consiglio lo scorso agosto. Si tratta del reddito minimo di inserimento. Non strumento di sostegno al reddito, ma anche di facilitazione all’ingresso nel mondo lavorativo.
Per dirla in parole più semplici - come tengono a sottolineare i sindacati - «non una nuova forma di assistenzialismo fine a se stessa». La previsione normativa c’è.
Ma la sua attuazione è ancora da tutta da regolamentare. Sarà la Giunta, sentito il parere delle Commissioni, a deliberare sulla materia. A cominciare dai nodi principali: le attività di pubblica utilità da svolgere e i soggetti pubblici o privati presso i quali effettuarle, i criteri di accesso al fondo e quindi i beneficiari, la misura e la durata del sostegno al reddito a fronte dello svolgimento di attività di utilità sociale e le modalità di erogazione delle misure di sostegno di cui alla precedente lettera.
Ma a mancare, al momento, sono soprattutto le risorse. Secondo le stime della stessa Cgil servirebbero almeno 50 - 60 milioni di euro. Facendovi rientrare anche i beneficiari del Copes, cioè il programma di cittadinanza solidale, su cui sono impegnati 16 milioni, senza che per altro la misura si sia rivelata un gran successo.
Ma torniamo al reddito minimo di cittadinanza. Necessita di risorse ingenti che al momento mancano dalle casse di viale Verrastro. L’articolo 15 delle legge regionale numero 26 del 18 agosto scorso, prevede esplicitamente l’istituzione del fondo. E dice pure che esso dovrà essere alimentato anche attraverso risorse comunitarie. Ma è soprattutto dai proventi del petrolio che si spera possa arrivare la copertura. E in particolare dalla destinazione della risorse che consentono la copertura del bonus idrocarburi su un fondo destinato a misure di coesione sociale.
Una battaglia che almeno per ora non è riuscita. Il recente decreto “Sblocca Italia”, infatti, non contiene questa previsione. Le uniche modifiche sono relative alla redistribuzione delle risorse per fasce di reddito e l’estensione del beneficio a tutti, non solo i patentati. E adesso si spera che la modifica all’articolo della legge 23 luglio 2009 possa arrivare in Parlamento, in fase di conversione del decreto in legge. Il fondo che vale diverse decine di milioni di euro consentirebbe di risolvere la gran parte dei problemi di finanziamento del reddito minimo di inserimento. Senza questo passaggio il rischio molto grande è che la misura di sostegno per i soggetti più svantaggiati rimanga a tutti gli effetti solo sulla carta.

 

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