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Berlinguer attacca Eni. Il colosso ruggisce
Botta e risposta a distanza su Viggiano

Basilicata

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LA NOTIZIA è arrivata come un fulmine a ciel sereno. E mentre a Viggiano ci si preparava per l’incontro voluto dai sindaci della zona, l’Unmig comunicava alla Regione Basilicata i risultati del sopralluogo effettuato nei giorni scorsi dai suoi tecnici. E il responso sarebbe alquanto indigesto per l’Eni. Si parla infatti, anche in una nota ufficiale della Regione Basilicata, di un Centro Olio che «va riprogettato e adeguato, pena gravi sanzioni». Una posizione netta confermata anche dall’assessore regionale all’Ambiente Aldo Berlinguer che nella serata di ieri ha telefonato ai sindaci riuniti a Viggiano per comunicare la notizia. Una notizia salutata anche un certo entusiasmo tra i presenti. Ma Francesco Manna (leggere intervista in basso), uno dei rappresentanti dell’Eni presenti all’incontro, nel prendere la parola ha punzecchiato il membro dell’esecutivo di Pittella. «Dobbiamo ringraziare l’assessore Berlinguer per la notizia dell’ultima ora ma forse nella fretta lo ha letto male. Il provvedimento - ha detto - non è una diffida ma dispone un piano di azione con la Regione e i funzionari dell’Unmig». Insomma “letture” diverse su uno stesso documento. Fatto sta che in una nota lo stesso Berlinguer, ha voluto esprimere tutta la sua “soddisfazione”. «E’ quanto ci eravamo prefissati – ha dichiarato – e siamo grati al Mise per aver prestato attenzione alla Basilicata. L’Eni adesso dovrà adeguarsi perché non si ripeta il preoccupante spettacolo delle fiammate che, nelle scorse settimane, tanta preoccupazione ha destato nella comunità della Val d’Agri».  Le prescrizioni dettate dall’Unmig (Ufficio nazionale minerario per gli idrocarburi e le georisorse del ministero dello Sviluppo economico), sono due e andranno adottate una in tempi medio-brevi e l’altra con un orizzonte più lontano. «La prima - spiegano dall’ufficio stampa regionale - riguarda la questione delle fiammate. Eni viene chiamata dall’Unmig «a trovare soluzioni rapide e contingenti - spiega una nota dell’ufficio stampa di Eni - volte a scongiurare nell’immediato ulteriori malfunzionamenti dell’impianto. Soluzioni che eliminino le cause dell’attivazione così frequente delle procedure di sicurezza che generano il fenomeno delle fiammate». Eni dovrà poi – ed è la seconda richiesta di Unmig – «riprogettare complessivamente l’impianto, obiettivo l’autonomia energetica. Alcuni recenti malfunzionamenti del Cova sono stati causati proprio da banali blackout.  «E non è pensabile – commenta Berlinguer – che uno stabilimento come il Centro Olio vada in blocco per mancanza di energia elettrica». «Nell’immediato, quindi, - riprende la nota della Regione - occorrerà far partire un terzo turbogeneratore. La rete elettrica nazionale rimarrebbe come “back up”, ossia come risorsa secondaria da utilizzare in caso di bisogno». L’impianto diverrebbe così energeticamente autonomo. «Vigileremo quindi costantemente, nei giorni a venire, affinché Eni trovi le soluzioni più rapide ed efficaci per l’adeguamento dell’impianto. Ma la sfida più importante – conclude l’assessore Berlinguer – è quella dell’adeguamento tecnologico dell’impianto. Non ci basta la sicurezza. Prima di parlare di nuove, maggiori estrazioni vogliamo che gli impianti vengano tecnologicamente ammodernati, onde minimizzare il più possibile l’impatto sull’ambiente. Prima l’ambiente e i cittadini, poi i benefici economici». Insomma il sopralluogo voluto dall'assessore regionale all'Ambiente ha dato i suoi frutti che forse fanno storcere un po’ il naso al colosso petrolifero. Il 12 settembre scorso si parlava di soluzioni per risolvere alcuni problemi tecnici (vedere le ultime fiammate), ma certo non si parlava di possibili "sanzioni". Eni subito dopo quell'incontro - pur ribadendo la «non pericolosità» degli eventi di innalzamento della fiamma - avanzò una proposta da applicare subito, in modo da ridurre la possibilità che si potessero verificare nuovamente le anomalie. Si disse possibilista nell’attivazione del terzo turbogeneratore «mantenendo - era scritto in una nota - la fornitura dell’energia elettrica sulla rete nazionale come back up». La stessa zienda petrolifera si era detta disponibile a valutare l'acquisto dei terreni e degli immobili delle aree circostanti l’impianto, anche al fine di creare una zona “cuscinetto” più vasta intorno all’impianto.  Ora non resta che attendere la risposta “ufficiale” del colosso energetico che, c’è da scommettere, potrebbe dare una lettura completamente diversa della relazione dell’Unmig.

gierre

 

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