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Nuove nomine all'ospedale San Carlo
La tessera del Pd può fare curriculum

Basilicata

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Fuori la politica dagli ospedali. Un principio giustissimo, che però più spesso diventa il tormentone da agitare quando arriva la famosa goccia che fa traboccare il vaso, com’è stato per il recente fattaccio che ha trascinato il San Carlo molto in basso. Solo che quando si tratta di quel connubio diabolico che è dato da sanità e politica, l’uscita ha le porte girevoli. Fuori uno, dentro un altro.

L’appartenenza, però, non si tocca. Possono cambiare i volti, ma non il principio: se proprio c’è da scegliere, meglio premiare chi una tessera ce l’ha. E così che nei giorni caldi delle misure cautelari nei confronti dei tre medici indagati per la morte in sala operatoria di Elisa Presta, delle dimissioni di Giampiero Maruggi e dell’ondata di disonore che di conseguenza ha travolto l’ospedale potentino, il neo commissario Rocco Maglietta nomina due sub commissari che alla politica non sono proprio estranei.

 
Solo un caso se uno dei due, il neo direttore sanitario Giovanni Battista Bochicchio, è stato il segretario del Partito democratico di Venosa. Solo una coincidenza se l’altra nominata in qualità di direttore amministrativo, Maddalena Berardi è la moglie del responsabile di un circolo del Pd di Senise, e lei stessa tra i dirigenti dell’assemblea provinciale di Potenza dello stesso partito. Fatalità diabolica se si considera, in aggiunta, che l’ex direttore sanitario sanitario, Bruno Mandarino - che ha appena lasciato l’ospedale insieme al direttore amministrativo Antonio Pedota che si appresta a ricoprire la stessa carica all’Asp di Potenza - era stato il segretario della sezione del Pd di Lauria. 

Sono dirigenti sanitari, ma in comune hanno anche altro: la militanza attiva nello stesso partito. Il che nulla dice sulle competenze dei tre professionisti che non sono qui in discussione. Così come è sacro il principio che la partecipazione attiva alla vita politica non sia preclusa a nessuno. Diverso è, invece, continuare ad alimentare la sensazione che l’appartenza sia un requisito importante nel curriculum. Soprattutto in sanità. Soprattutto in un momento delicato come questo, che trova in queste pratiche il terreno fertile su cui attecchire.

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