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Respinti i ricorsi al Riesame dei cardiochirurghi
Marraudino resta ai domiciliari

Basilicata

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POTENZA - Confermati gli arresti domiciliari per il primario Nicola Marraudino e l’obbligo di firma per Michele Cavone. Liberato soltanto Matteo Galatti, che resterà comunque interdetto dall’attività medica per i prossimi 2 mesi.
Lo ha deciso ieri pomeriggio il Tribunale del riesame di Potenza respingendo i ricorsi dei 3 cardiochirurghi del San Carlo accusati di omicidio colposo per la morte della 71enne Elisa Presta, il 28 maggio del 2013.
Per i giudici della libertà reggono gli indizi raccolti dall’accusa. Ma le esigenze cautelari vanno rideterminate sulla base di quanto emerso in aula, dove i legali di Galatti, Savino Murro e Paolo Carbone, hanno depositato una perizia sul ruolo del loro assistito.
Stando a questa Galatti avrebbe effettuato soltanto le primissime operazioni dell’intervento programmato di sostituzione di una valvola aortica. Poi sarebbe subentrato Cavone, infine Marraudino, che è accusato di aver falsificato i registri della sala operatoria per nascondere la sua presenza.
Per il gip Amerigo Palma, che ha disposto l’arresto dei tre medici lo scorso 24 ottobre, «nonostante l’avvenuto decesso della Presta l’intervento veniva continuato e portato a termine con l’inutile e programmata sostituzione della valvola e il successivo trasferimento del paziente già morto in terapia intensiva».
Quanto alle «ragioni per le quali il primario Marraudino, coadiuvato dal Cavone, ha ritenuto di proseguire oltre con l’intervento programmato, anche in presenza, certamente già alle ore 9.15, di esiti dell’emogas analisi incompatibili con la vita della paziente», andrebbero ricollegate «alla prioritaria ed impellente necessità di alterare quanto realmente accaduto».
Infatti, dal momento che aveva inviato Galatti a “preparare il campo” al posto del secondo operatore previsto (Fabrizio Tancredi, indagato a piede libero, ndr), avrebbe violato le regole sull’utilizzo dei medici che smontano dal turno di notte. Per questo «sarebbe stato considerato direttamente responsabile dell’accaduto». E non solo da un punto di vista penale, «ma anche in una prospettiva di eventuali richieste risarcitorie». Per di più senza copertura assicurativa.
Di qui sarebbe scattato il bisogno di una copertura.
In realtà, stando ai periti incaricati dalla Procura, la paziente sarebbe morta poco dopo l’inizio dell’intervento a causa di un gravissimo shock emorragico. A causarlo sarebbe stata prima la lesione di una vena, durante l’apertura dello sterno, poi un maldestro tentativo di ripararla.
L’inchiesta condotta dagli agenti della Squadra mobile di Potenza, coordinati dal pm Annagloria Piccininni, è partita da un esposto anonimo molto dettagliato recapitato in procura a novembre dell’anno scorso. In seguito gli investigatori hanno disposto il sequestro delle cartelle cliniche, e hanno iniziato a sentire il personale coinvolto. Quindi è stata disposta una perizia sul corpo della donna che è stato riesumato a un anno dalla morte.
Il risultato degli esami autoptici è stato depositato a metà luglio, ma a imprimere una brusca accelerata al lavoro degli inquirenti è stata la divulgazione, a fine agosto, di un’intercettazione shock, in cui Cavone spiega a un collega, senza sapere di essere registrato, che ad «ammazzare» la donna era stato Marraudino, effettuando una manovra sbagliata (“clamp”) per bloccare l’emorragia. Una versione che non ha trovato conferme dagli accertamenti effettuati.
Le motivazioni della decisione verranno depositate dal Tribunale del riesame nei prossimi giorni.

l.amato@luedi.it

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