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«In Basilicata serve una nuova classe dirigente»
Parla a tutto campo il senatore Cosimo Latronico

Basilicata

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POTENZA - Latronico prova a fare chiarezza sul futuro di Forza Italia nella fase probabilmente più complessa del partito dal 1994. Fase in cui la stessa leadership di Berlusconi non sembra più indiscutibile come un tempo. Ovviamente il deputato e segretario regionale di Forza Italia, Cosimo Latronico per ruolo minimizza lo scontro in atto tra lo stesso Silvio Berlusconi e il suo “amico” Raffaele Fitto ma nemmeno fa finta che tutto vada bene.
Deputato, qual è la reale situazione dentro Forza Italia?
«La mia idea è che si sia sviluppato un sano dibattito interno perchè Forza Italia sia realmente un movimento non solo legato a una leadership importante che è quella indiscussa del presidente Berlusconi ma che si caratterizzi come una forza di riferimento per tutto l’elettorato moderato che si riconosce nei valori del popolarismo europeo. Partito simbolo che si caratterizzi per politiche alternative a quelle portate avanti da quei partiti di sinistra che per ultimi sostengono Renzi».
Non si può negare però che Forza Italia vivi il suo momento più difficile da 20 anni circa come si è visto anche alle regionali della scorsa settimana...
«Non c’è alcun dubbio su questo. E’ un partito che ha sempre vissuto della forza attrattiva del suo leadership. Nel momento in cui il suo leader vive un momento di oggettiva difficoltà si espone a un processo di logoramento. Mi riferisco anche alle difficoltà di non completa agibilità politica di Berlusconi».
Solo per questo?
«Poi c’è un altro aspetto che riguarda una posizione politica difficile. Una posizione di responsabilità. Forza Italia senza stare al governo in questi anni, prima a Monti e poi a Letta fino a Renzi si è assunta una posizione delicata di sostegno a un processo di riforme del Paese che per sincerità non si vede. Questo ha senz’altro un prezzo elettorale. Ha gioco facile chi cavalca il dissenso e le difficoltà che vive l’Italia. Forza Italia invece, non ha tradito la propria vocazione di essere forza di governo che però non paga in termini elettorali».
Non sarebbe il caso di “abbandonare” Renzi sul terreno delle riforme e della legge elettorale?
«Io spero che per Renzi la legge elettorale non sia uno strumento per strumentalizzare le vicende. E comunque non credo che il primo problema per gli italiani sia quello di avere una nuova legge elettorale. Sarebbe più utile prevedere una riforma dello Stato per capire ciascuno cosa deve e cosa può fare immaginando una macchina meno onerosa. Poi dopo aver immaginato tutta l’architettura si penserà alle modalità per dare voce alla rappresentanza. In questi anni si è assistito a una evidente bizzarria: si è prima definito lo strumento senza pensare ai contenuti. in ogni caso su questo problema io penso che se si ragiona in maniera sincera bisogna immaginare una legge elettorale che metta insieme la governabilità e la rappresentanza perchè è giusto che gli elettori si scelgano i propri governanti. Non si può dimenticare che noi abbiamo il terzo governo non scelto dagli elettori. Ad ogni caso credo che bisogna fugare ogni dubbio di possibili strumentalizzazioni».
Bene il senso di responsabilità. Ma in tutto questo non c’è il rischio di dover inseguire Salvini della Lega e Meloni di Fratelli d’Italia che intanto corrono in altre direzioni e con un entusiasmo maggiore?
«Io credo che se Forza Italia riuscirà a riscoprire la propria vocazione di partito centrale e architrave del voto popolare italiano non avrà problemi a riassumere il ruolo storico e politico che ha sempre avuto. Oltretutto non credo che la chance di governo possa essere assunta da forze politiche che cavalcano il dissenso estremizzando il messaggio politico».
E quindi come si cambia passo per restare alle dinamiche interne a Forza Italia?
«Innanzitutto non cercando giustificazioni inutili. Bisogna semplicemente riaprire un dialogo con il nostro elettorato storico perchè torni a fidarsi di noi. Non si può disperdere il valore di una rappresentanza di centrodestra nel nostro Paese. Sarebbe un peccato per la democrazia italiana. Per questo leggo in maniera positiva la dialettica che si sta sviluppando in Forza Italia al fine di ricostruire una grande forza popolare anche attraverso la costruzione di una classe dirigente autorevole che deve andare anche oltre la stessa classe dirigente».
Una nuova classe dirigente quindi?
«Dico che un movimento politico è forte se ha una visione di futuro davanti. I dirigenti politici possono avanzare ma le ragioni politiche devono proseguire in sintonia con quelli che sono i bisogni delle singole realtà territoriali. Bisogna lavorare in prospettiva».
Fuori dai denti. La soluzione può essere rappresentata da Raffaele Fitto nuovo leader di FI?
«Io credo che i leader li debbano scegliere gli elettori. Berlusconi è un leader perchè è stato eletto. Noi ora dobbiamo creare le condizioni perchè nel partito e per il governo siano gli elettori a scegliere. Non mi pare in questa logica una dialettica negativa quella che si sta sviluppando all’interno del partito. La logica vuole che si inneschino processi per rigenerarci».
Sta parlando quindi della necessità di svolgere un congresso per decidere il segretario di Forza Italia?
«Va bene un congresso, ma sono immaginabili anche altre forme di partecipazione che siano magari più in sintonia con le realtà territoriali. L’importante è far partecipare alle scelte le persone in carne e ossa».
Intanto l’altro giorno si è rischiata la rottura tra Fitto e Berlusconi...
«Credo che anche su questo ci sia stata troppa enfasi. Che ci sia una dialettica all’interno del partito è innegabile. Ma non si può nemmeno esagerare. Forza Italia è stato sempre accusato di essere un partito di plastica. Un partito con un consenso intorno al leader e poi poco o niente. In questi anni invece, si sono affermati nuovi gruppi dirigenti. Capaci e autorevoli. Bisogna solo trovare le modalità più giuste per far in modo che questo nuovo gruppo dirigente possa vivere per dare nuovo entusiasmo e rinnovare anche il consenso elettorale. Questo vale anche per la Basilicata naturalmente».
Cioè?
Va ricostruita una comunità politica in Basilicata che deve essere riconosciuta e che deve potersi governare e scegliersi la propria classe dirigente a tutti i livelli in modo da poter contribuire anche alla linea politica nazionale».
Per tornare a Fitto, lei esclude che ci possa essere un Alfano o un Fini due?
«E’ del tutto è evidente che non sia così. Nessuno si sta creando una posizione per ritagliarsi un ruolo nell’area di governo. Si sta semplicemente provando a lavorare per ridare slancio a una forza politica che ha avuto un ruolo fondamentale nel nostro Paese. L’obiettivo, anche attraverso una vivacità dialettica interna non distruttiva ma costruttiva, è quella di far tornare Forza Italia nel ruolo che gli compete. Perchè non deve sfuggire che se milioni di nostri elettori ci guardano con freddezza dobbiamo attrezzarci per riconquistarli di nuovo. E questo è stato riconosciuto pubblicamente anche dallo stesso Berlusconi».
Lei però, non da oggi, è legato a Raffaele Fitto. Può essere lui la risposta del Sud a Salvini?
«Secondo me porre la questione in questi termini. come spesso accade, è sbagliato. Fitto avrà la rappresentanza che gli attribuirà l’elettorato. Oggi sta dando un impulso al partito che potrà portare a qualsiasi soluzione. L’importante oggi non è scegliere il successore di Berlusconi ma creare le condizioni perchè questo processo quando servirà si potrà realizzare se non vogliamo che una forza politica finisca con una persona».

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