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Il Ministero blocca le estrazioni nel mare Adriatico. Ma la Regione rimane in silenzio sulle competenza dell'articolo 38

Basilicata

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POTENZA - C'è una notizia che arriva dalla vicina Puglia e che in un momento di aspro confronto e di spaccature sulle conseguenze delle Sblocca Italia, chiama a riflettere un’opinione pubblica che non dovrebbe mai smettere d’interrogarsi su una questione così delicata.
A largo delle coste dell’Adriatico sono state bloccate le trivellazioni di Global petroleum che utilizza una tecnica ritenuta troppo invasiva per la salvaguardia dei fondali marini.
Il nodo della questione che interessa in questa sede non sta tanto nel blocco delle attività di prospezione, quanto nel fatto che a decretare lo stop è stato il ministero dell’Ambiente.
Una notizia che non può lasciare indifferenti coloro che continuano a dichiararsi contrari all’articolo 38, cioè la parte dello Sblocca Italia che affida le competenze in fatto di autorizzazioni ambientali a quel Ministero che ha detto “no” alla potente compagnia del petrolio in Puglia.
Soprattutto se si considera che, almeno in Basilicata, non si ricordano grosse opposizioni da parte della Regione alle istanze delle multinazionali del greggio. N

on è una conclusione scontata, ma sicuramente vale la pensa insinuare il dubbio: se il timore è che l’articolo 38 privi gli enti locali della possibilità di decidere in merito a cosa accade in casa propria, non è detto che il passaggio delle competenze a Roma equivalga a un’automatica resa rispetto agli interessi dei territori.
Anche se il tema è complicatissimo, e al di là di quali siano le posizioni finali, varrebbe sempre la pena cercare di analizzarlo allargando la prospettiva e liberarsi da qualsiasi tentazione di scivolare nell’iprocrisia. E a proposito di approcci poco chiari, risultano tali anche le posizioni assunte, nelle ultime ore, dai sindaci della Valle del Sauro, interessati dal progetto Tempa Rossa di Total.
Al contrario di quanto hanno fatto altri comuni lucani (almeno 50 secondo la tabella che sta girando in rete e che proponiamo nella foto al lato), non hanno discusso in sede istituzionale della possibilità di impugnare l’articolo 38. Non sono scesi in piazza insieme al popolo che chiede di ricorrere alla Corte Costituzionale.
Alcuni di loro, invece, erano presenti alla conferenza stampa che, una settimana fa, Total ha convocato per illustrare con toni trionfalistici il progetto che in Basilicata, nel giro di 50 anni, avrebbe una ricaduta di 7 miliardi di euro. 

Insomma, da parte degli amministratori dell’area non si è udita voce, né contraria, nè coraggiosamente favorevole. Fino a venerdì scorso quando i sindaci di Corleto, Guardia e Gorgoglione hanno fatto sapere di essere indignati nei confronti della Regione per non essere stati coinvolti nella definizione del piano di monitoraggio.
Ma in parallelo si registra - almeno in via ufficiale - l’assenza di presa di posizione rispetto allo Sblocca Italia, nonostante si tratti dei rappresentanti istituzionali degli enti maggiormente interessati. I sindaci che ora rimproverano alla Regione di aver fatto un piano di monitoraggio che non lo coinvolge cosa pensano dell’articolo di un decreto che li esproprierà delle proprie competenze? Qualsiasi posizione è legittima, purché sia concreta e coerente.

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