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La mobilitazione antitrivelle in un hashtag
Storia del #mobasta, nato in sfide calcistiche

Basilicata

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#MoBasta, ovvero la storia di un hashtag.

È diventato spontaneamente “la bandiera” su Twitter della protesta di piazza che si è tenuta giovedì a Potenza, scelto ad indicare la voglia di cambiare pagina sul tema del petrolio, che ha spinto studenti, e non solo, a manifestare nel capoluogo lucano. 

Ma #MoBasta ha una storia più lunga, ed in molti lo hanno scelto in passato, su Twitter, per dire “basta” a qualcosa… in prevalenza allo strapotere della Juve in campionato! Ma andiamo per gradi.
Secondo la “grammatica di Twitter”, un hashtag è la parola simbolo, di un evento, di una trasmissione televisiva, che consente ad utenti, anche non collegati fra loro, di “partecipare ad una conversazione online” proprio relativa all’argomento di interesse comune.
Semplicemente inserendo questa parola nel proprio tweet. Ed è quello che hanno fatto ieri i manifestanti a Potenza, e quanti hanno voluto contribuire anche solo sulla piazza virtuale del web.
Non ha avuto la forza di diventare un “trend topic”, ovvero uno degli hashtag più condivisi della rete, ma ha presto preso il sopravvento sull’altro “concorrente”, che pure troviamo in molti tweet assieme a #MoBasta, ovvero #noTriv.

Quest’ultimo hastag viene utilizzato indistintamente però, a prescindere dalla location, e lo troviamo declinato in Puglia, Sicilia, e ovunque il decreto Salva Italia abbia previsto di intensificare l’attività estrattiva del greggio.
#MoBasta, dicevamo, ieri si è fatto portavoce del dissenso dei lucani in piazza. Ma siamo andati un po’ indietro nella timeline dei tweet, per scoprire che, fino alla fine di novembre, lo stesso hastag è stato utilizzato per rappresentare, ironicamente, il malcontento dei tifosi di calcio.

Ma #MoBasta, l’hastag è stato utilizzato anche in tweet che manifestavano intolleranze raziali.

 

Ed anche per commentare la “campagna elettorale” di Zerocalcare.

La prima volta di cui troviamo traccia di #MoBasta in chiave lucana risale al 28 novembre, in un tweet che propone il link ad un servizio realizzato a Rionero, sul petrolio, dall’emittente TuTivù. Sempre per linkare un altro “pezzo di stampa”, il primo dicembre #MoBasta accompagna il link ad un articolo de Il Fatto Quotidiano sullo Sblocca Italia e sulla questione delle estrazioni. In questo caso, il cinguettio arriva da Firenze, a dimostrare che l’intercalare #MoBasta travalica i confini nord sud.

Manifesto di una protesta pacifica e sentita, un hashtag come quello scelto ieri per la manifestazione di Potenza assume un grande valore “aggregante” e di diffusione del messaggio. Forse arriverà il giorno in cui anche le proteste spontanee potranno contare su una “strategia social” più strutturata, che consenta di connotare maggiormente il messaggio “bandiera”, identificandone uno che sia univocamente riconducibile all’evento in sé. #SocialStrategy

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