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Dopo la strage del Charlie Hebdo cresce l'allarme
In Calabria i servizi segreti segnalano una moschea

Calabria

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SELLIA MARINA (CZ) – C'è anche Sellia Marina nel rapporto che i servizi segreti italiani hanno stilato in queste ore rispetto ai rischi per l'Italia legati a possibili attacchi dell'islam radicale. Dopo gli attentati di Parigi, gli 007 italiani hanno preparato una relazione aggiornata trasmessa al Governo, ma anche al Copasir, per evidenziare le situazioni più complesse.

E tra queste risulta proprio la moschea in provincia di Catanzaro, più volte attenzionata dalle forze dell'ordine. L'attacco a Charlie Hebdo e quelli seguiti nelle ore successive hanno alzato di molto il livello di attenzione in tutta Europa.

E secondo i servizi segreti italiani il luogo di culto di Sellia Marina è tra quei centri che potrebbero influenzare azioni a favore dell'Islam radicale. Un allarme calibrato, legato ad informative altamente riservate, ma che riguardano anche l'Istituto Culturale Islamico di Milano, con il circuito legato all'ex scuola coranica di via Quaranta, alla moschea di via Giusti a Varese, alla moschee di via Domenico Pino a Como, di Ponte delle Alpi di Belluno, di El Huda di Roma, di Piazza Larga di Napoli. 

E' qui che, secondo l'intelligence italiana, si potrebbero nascondere frange particolarmente pericolose che sviluppero azioni terroristiche di propaganda.

A Sellia Marina, d'altronde, si trova la moschea che è già finita nella cronaca nazionale dopo tre arresti avvenuti nel 2011. In quel caso, la Digos di Catanzaro aveva fatto scattare le manette nei confronti dell'allora Imam della moschea, Garouan M'Hamed, del figlio Garouan Brahim, e di un giovane residente a Lamezia Terme, Dahhaki Younes. Ma dopo pochi mesi la Procura scagionò tutti (LEGGI). 

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Due anni dopo, nel 2014, la svolta. Mentre il Ministero si prepara a sborsare ben 180 mila euro (60 mila ciascuno) a favore dei tre magrebini dichiarati innocenti, uno di loro, Brahim Garouan, entrò nella lista degli otto “jihadisti d’Italia” che risultano morti in battaglia.

 

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