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Ultimatum scaduto ma De Luca non se ne va
C’è qualche spiraglio, termine ultimo è il bilancio

Basilicata

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POTENZA - «Le difficoltà del Pd non possono ricadere sul resto del centrosinistra». Nè - questo il senso di un ragionamento che le forze “minori” della coalizione hanno condiviso - essere un limite alla disponibilità che altre sigle sono disposte a fornire per un «governo di rinascita cittadina».
Scadeva ieri l’ultimatum consegnato dal sindaco Dario De Luca a tutte le forze politiche presenti in consiglio comunale: un accordo per superare l’ingovernabilità, o dimissioni e conseguente ritorno alle urne. L’esito dell’accelerata delle interlocuzioni con Pd e alleati ha però convinto De Luca ad attendere ancora qualche giorno prima di ratificare l’impossibilità di andare avanti. «Qualche spiraglio in più» rispetto all’avvio di quel percorso condiviso a cui ha invitato l’intero arco consiliare. Certo, resta la consapevolezza che più tempo servirà all’accordo tra i partiti, meno ne resterà per disegnare una strategia di ripartenza, conti alla mano.
L’incontro con il segretario del Pd, Antonio Luongo, ha confermato quella che sembra l’ipotesi prevalente in area dem: giunta di esterni. Ma il partito ha bisogno ancora di un po’ di tempo per un definitivo confronto interno sulla città. Una posizione, quella dell’esecutivo di esterni, che nel Pd sembra semplicemente la meno dolorosa, l’unica capace di garantire una tenuta del partito - già scosso da una continua maretta tra le diverse aree - ed evitare rotture in vista del prossimo congresso cittadino.
L’ipotesi di una giunta tecnica, però, non ha mai convinto le altre forze del centrosinistra. Ancora ieri Centro Democratico ha confermato al sindaco la propria disponibilità a sostenere un governo di larghe intese, indicando come possibile rappresentante in esecutivo il consigliere Fernando Picerno. Anche I Socialisti hanno sempre fatto notare di non essere disposti a chiudersi in uno schema rigido giunta esterna/interna.
Un’idea di cui si è fatto carico anche il gruppo guidato dall’ex candidato sindaco Roberto Falotico. E per cui il candidato ideale alla rappresentanza di governo resta il consigliere Felice Scarano. A mancare, fanno notare, è un’idea di città su cui costruire la condivisione, invece «del logorante risiko» a cui sembra destinata l’area democratica.
Nel frattempo, mentre il dibattito politico è tutto ripiegato nella quadratura degli equilibri di rappresentanza, la vita amministrativa della città si fa sempre più complicata. In pieno dissesto, con i conti bloccati e in un generale clima di confusione, ogni scelta amministrativa appare destinata a tempi lunghi e inadeguati ai bisogni reali della comunità.
Il sindaco anche nei colloqui di ieri è stato chiaro: di tirare la corda non ha voglia. Resterà in carica se sentirà di avere un ruolo utile per la città. Alla politica cittadina la possibilità di costruire le condizione.
Il presidente Marcello Pittella è intervenuto con un messaggio su Facebook. «Potenza - ha scritto - ha anche e soprattutto bisogno di ridefinire il suo ruolo, ed io ho ben chiara in mente la visione di una città che diventa hub di servizi innovativi». Un po’ auspicio, un po’ appello. «Potenza deve tornare ad amarsi e farsi amare, e sono sicuro che con l’impegno di tutti, a partire dal mio, per la verità mai venuto meno, creeremo le condizioni perché ciò possa avvenire quanto prima».
Ma proprio all’impegno della Regione molti consiglieri si sono richiamati, ricordando le deboli poste economiche assicurate in finanziaria al capoluogo.
Il tempo per risanare i conti del Comune capoluogo è sempre meno. La norma impone ai Comuni in dissesto di provvedere entro 90 giorni a un bilancio riequilibrato. Ma in città non è ancora arrivata neanche la commissione liquidatrice nominata dal Viminale che dovrà farsi carico del deficit. All’amministrazione spetterà la gestione dell’ordinario. E far quadrare i conti sarà molto, molto complicato.

s.lorusso@luedi.it

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