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L'allegra brigata

Basilicata

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ALLA fine è stato l’unico ad avere il coraggio di dirlo: siete per lo più raccomandati, ha detto il consigliere Michele Cannizzaro. La crisi dei trasporti è anche frutto dell’abbuffata clientelare che è stata fatta, senza un quadro reale di produttività, negli anni scorsi.
Quello che la Basilicata è stata in grado di offrire in passato come alternativa agli ammortizzatori sociali (la tesi dei dirigenti dell’ex Pci è che la Basilicata è stata protetta) oggi non è più in grado di assicurare. Ma per la tesi dei privilegi acquisiti (non molto diversa da quella dei diritti acquisiti) oggi che il mercato e la spesa pubblica non riescono più ad assecondare investimenti improduttivi, è difficile tornare indietro senza provocare disastri sociali. E così quelli del Copes, e così quelli di Cotrab, e così centinaia e centinaia di lavoratori assunti senza competenze, precari stabilizzati, collaboratori ad infinitum, oggi si ritrovano o senza reddito e incapaci di riconvertirsi o a mantenersi parassitariamente in uffici pubblici e parapubblici.
Quello che ci saremmo aspettati dal centrodestra al governo a Potenza è una denuncia dettagliata e inconfutabile di quello che è successo in questi anni nella principale città lucana. Perchè vale la regola che quello che si sa è successo. Continuiamo a registrare prese di posizione politica che ormai sono un contenente vuoto. Cannizzaro ha detto una sacrosanta verità. Possiamo difendere dei livelli occupazionali dimenticando come sono stati creati? Anche in forma speculare il ragionamento è uguale.
Chi oggi protesta per i tagli alla sanità, ad esempio, dimentica che il welfare è stato sostenuto dalle royalty. Ieri sulla bacheca Fb del governatore c’era chi come alternativa al petrolio invocava la vocazione turistica della Regione, salvo poi lamentarsi dei soldi che si sprecano alla prima occasione. Quando l’ex sindaco Santarsiero organizzava mostre puntualmente veniva attaccato: con la cultura non si mangia. È difficile, forse anche ingiusto, fare una gerarchia delle priorità.
Abbiamo bisogno di pane ma anche di rose, di lavoro certamente, è il fondamento della Costituzione, ma che sia lavoro produttivo. Un capoluogo che si trova nel giro di un decennio o poco più ad affrontare due dissesti finanziari, significa che è un ingorgo senza uscita.
Ci sono delle responsabilità? Lasciamo stare le responsabilità politiche, l’abbiamo capito che ci sono. Anche se il ragionamento è attaccabile. Facciamo un esempio. Se da una parte potremmo imputare a Santarsiero di aver avallato un’opera come il ponte attrezzato senza che ce ne fosse la sostenibilità economica per la manutenzione dato lo scarso flusso di transito, è altrettanto vero che è compito delle politiche pubbliche fare delle scelte che restituiscano una visione urbana. E indubbiamente quel ponte collega il centro della città e una parte di Potenza che oggi è tornata ad essere isolata. Non tutti i servizi si autosostengono.
Anche avere tre scuole elementari nel giro di meno un chilometro (via Bramante, via Marconi e Francioso) può sembrare irrazionale. Il compito della politica è quello di armonizzare le scelte. Comunque, ammettiamo che Santarsiero abbia fatto delle scelte folli e che abbia dunque responsabilità. Del resto il risultato elettorale è chiaro.
Parliamo ora di un altro livello di responsabilità. Il dissesto è un “semplice” fallimento o è una bancarotta? La distinzione è importante, direi quasi fondamentale. Il sindaco De Luca più volte ha detto che c’è chi si è arricchito sul disastro di Potenza. Può essere più esplicito? Scava scava che cosa avete da farci capire? Quali sarebbero queste cose importanti alle quali i giornalisti non fanno caso, come dice il consigliere Sergio Potenza (apro e chiudo la parentesi, senza nessuna polemica, per carità)?
Piuttosto c’è un altra domanda, terribile, che alla luce di quello che sta succedendo è giusto farsi. Ma questo dissesto si poteva evitare? Non è che la Regione a Santarsiero dava di più di quello che Pittella ha dato o potrebbe dare a De Luca. Tra l’altro la cifra che viene chiesta cambia di giorno in giorno al punto da farci avere dubbi sul reale ammontare del bisogno e sul calcolo fatto per determinarlo. Santarsiero ha amministrato con un debito di 12 milioni all’anno di rate che ha puntualmente pagato. Oggi aumentano le tasse, diminuiscono i servizi. La colpa è di Santarsiero?
Vorrei capire esattamente le sue responsabilità. Cannizzaro ha detto una cosa importante. Gli altri non hanno altro da aggiungere?

l.serino@luedi.it

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