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L’amica della vittima difende Sasà di Mykonos
«Si sono appartati ma non sembrava ubriaca»

Basilicata

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POTENZA - Non sembrava ubriaca, e il giorno dopo era preoccupata che il ragazzo con cui usciva sapesse della notte brava con Sasà.
E’ il racconto della compagna della sedicenne, che ha denunciato di essere stata stuprata dall’eccentrico vocalist potentino Salvatore Carlucci, più noto come Sasà Mykonos, la notte di capodanno del 2013, in una discoteca di Gubbio. Un racconto che diverge non poco da quello della presunta vittima, a cui però non hanno creduto né il pm né il gup di Perugia, condannando Carlucci a 4 anni di reclusione.
Secondo i magistrati Sasà avrebbe appofittato dello «stato di ebbrezza» della ragazza per portarla in camera sua. Proprio come riferito alla polizia dalla ragazza, accompagnata dai genitori, 3 giorni dopo il fattaccio.
Ma un mese più tardi il magistrato in persona ha voluto sentire l’amica che era con lei quella sera. E l’ubriachezza è scomparsa. Almeno al ritorno in pista con Sasà dopo che si erano «appartati» per una quarantina di minuti.
Poi le due ragazze si sarebbero perse di vista di nuovo, e quando si sono reincontrate il quadro sarebbe cambiato in maniera drammatica. «Vidi Giovanni Sorta (i nomi sono tutti di fantasia, ndr) con la fotografa ed Elena col suo ragazzo di cui non so il nome, ma che era anche lui del catering, che sorreggevano Paola». Riporta il verbale stilato negli uffici della procura di Perugia. «Io vistala in quelle condizioni ho iniziato a piangere di nuovo. La fotografa si inquietò con me perché non l’avevo sorvegliata abbastanza. Mi disse che era in una stanza col viso pallido e gli occhi spalancati che fissavano il vuoto».
Eppure a questo punto Carlucci è già uscito di scena. O meglio è in consolle a miscelare canzoni. Per provare a capire cosa è successo davvero bisogna fare un passo indietro e confrontare le due versioni.

LA FESTA

«Prendevamo degli aperitivi a base di spumante che venivano serviti da alcuni camerieri dietro al bancone». Ha raccontato Paola, la vittima, alla polizia. «Durante la cena ho bevuto dello spumante e alcuni vini e mi sentivo allegra». E dopo cena «un gin lemon a testa». Uno per lei e uno per l’amica, che chiameremo Sandra. «Siccome avevo intenzione di divertirmi e non avevo mai bevuto molto alcool, dicevo al cameriere di farmene un altro più forte infatti lui ne preparava uno con più gin. Subito dopo me ne faceva un altro, a mia richiesta, con mezzo bicchiere di gin. Mentre stavamo consumando ancora delle bevande giungeva Sasà alla ricerca di una sigaretta e nella circostanza mi prendeva per mano e mi portava fuori nel retro del locale ove Sasà fumava. Nella circostanza la mia amica Sandra che si trovava nel salone, dalla finestra si accorgeva che Sasà mi stava portando in camera sua trascinandomi per un braccio. Io non ricordo nulla di quello che diceva. Nell’occasione ho cercato di divincolarmi ma non vi riuscivo in quanto mi sentivo molto stordita».
Poi lo stupro, tremendo, per quasi 40 minuti. Un ricordo abbozzato («considerato il mio stato fisico») ma molto efficace. Il ritorno in pista con l’ordine di non dire nulla a Sandra, e «ricordi ancora più frammentari». L’incontro col titolare del locale, di circa 50 anni, e ancora una violenza. Infine una voce amica e il ricovero in camera, dove è stata accudita e messa a letto.

LA VERSIONE DELL’AMICA

Molto diversa la versione di Sandra per cui «Fino a fine cena Paola non aveva bevuto nulla anche quando eravamo andate a prendere un aperitivo a Gubbio».
«Durante la cena Paola non bevve quasi per nulla alcolici». Precisa subito dopo. Quindi il conto alla rovescia per la mezzanotte e l’incontro col proprietario del locale «che per festeggiare ci fece entrare in sala e ci offrì dello spumante. Paola lo bevve. A quel punto tutti si spostarono nella sala in cui era servito il dolce. Né io né Paola prendemmo del dolce ma non credo che abbia bevuto ancora dello spumante se non una piccolissima quantità».
I due drink («uno a testa») diventano uno solo. «Ci siamo divise un gin lemon (fanta e gin). Paola a quel punto ha dato un lungo bacio sulla bocca ad Enrico ma non so il perché. Dopo di ciò Enrico le ha preparato un gin lemon che Paola bevve ma non completamente».

LA MEZZANOTTE

Ed ecco l’arrivo di Sasà. «Entrò per farci gli auguri ma non so se e come avesse saputo che eravamo lì. A me diede due baci sulle guance, ad Enrico strinse la mano e gli diede una pacca sulla spalla, mentre Paola che stava per essere baciata sulla guancia si girò e lo baciò sulla bocca. Enrico visto ciò rimase sbalordito visto che Paola poco prima l’aveva baciato. Sasà a quel punto si appartò in un angolo della cambusa con Paola Io lo raggiunsi e presi Paola per un braccio e le chiesi dove volesse andare perché da lì si poteva uscire nel corridoio e da lì in cucina, o in sala o anche all’esterno, ma lei mi tranquillizzò dicendomi che sarebbe rimasta lì. Io ripresi a parlare con Enrico perdendola di vista e dopo mi avvidi che non c’era più».
Gli inquirenti hanno provato a fissare quale fosse lo stato psico-fisico di Paola quando si è allontanata con Carlucci, e la risposta di Sandra è stata precisa. «Paola oltre a bere i due mezzi gin lemon bevve un po’ di Red Bull con aggiunta di altro che non so cosa fosse e una fragola sopra. Non ricordo che abbia bevuto altro ma non posso escluderlo (...) Quando le chiesi cosa stesse facendo non mi sembrava ubriaca».

IL RITORNO IN PISTA

Anche al ritorno in pista Sandra ha un ricordo chiaro delle condizioni dell’amica: «Le chiesi dov’erano stati e Sasà mi disse al distributore di sigarette. Io mi inquietai sapendo che non era vero in quanto ero passata 3 volte e chiesi allora a Paola se era vero. Lei mi sorrise e accarezzandomi la gamba mi disse di sì. Io mi inquietai con entrambi e Sasà mi disse “E’ inutile che fai l’isterica tanto non è successo niente”. Paola non mi sembrava alticcia, notai solo che era silenziosa».
«Mi misi a piangere perché mi sentivo responsabile di Paola poiché avevo il sospetto che fosse andata a letto con Sasà. La madre di Paola me l’aveva affidata raccomandandomi di starle vicina (...) a quel punto non avendo più voglia di restare alla festa sono risalita in camera con Enrico e abbiamo parlato un po’. Io rimasi in camera e Enrico tornò nel locale a lavorare. Mi stesi un po’ sul letto, poi decisi di tornare in sala da ballo».
E’ qui che lo scenario cambia e l’amica si rende conto che le cose erano degenerate.

IL RISVEGLIO

Il racconto del seguito è altrettanto lucido nelle parole di Sandra. «Io non ho dormito nulla quella notte mentre Paola ha dormito da poco prima le 3 fino al mattino seguente. Al mattino la svegliammo io e Giovanni. Paola rideva chiedendoci cosa fosse accaduto. Squillò il telefono di Paola e risposi io perché Paola dormiva o forse non aveva voce. Era suo padre. Dopo di ciò il padre di omissis ci venne a prendere e ci portò a casa sua a Gualdo e poi ci portò alla stazione di Foligno. Lì ci attendeva Enrica Bongiorno che ci consegnò la pillola del giorno dopo. Ciò sapendo che non era stato usato il profilattico da come ci disse Paola. Paola era preoccupata di non farlo sapere al ragazzo con cui si vedeva. (...) Fu Giovanni a cercare di reperire la pillola ma senza riuscirci. Fui io a chiamare Enrica di Foligno chiedendo di acquistarla. Sapevo che Paola l’aveva già in precedenza assunta. Atteso circa mezz’ora per vedere se vi fossero effetti collaterali dopo l’assunzione l’abbiamo accompagnata alla stazione di -omissis- dove l’attendeva il padre».

L’ALCOL

Le contraddizioni tra le due versioni sono evidenti in più punti. Anche se è chiaro che qualcosa è successo e Paola non aveva confidenza con l’alcol: «Conosco Paola da circa un anno». Ha spiegato l’amica agli inquirenti. «Con lei ero uscita in precedenza. Nelle altre occasioni non l’avevo mai vista comportarsi così (...) In precedenza non aveva mai bevuto alcolici se non quella sera. Ricordo che sempre quella sera Paola mi chiese se bevendo tanto da dare di stomaco ciò l’avrebbe fatta dimagrire o magari sarebbe solo ingrassata».
Assieme a Carlucci sono state condannate altre 3 persone: il gestore della discoteca in cui si sarebbe consumata la violenza, accusato di aver violentato anche lui la minorenne poco dopo l’incontro con Sasà, più altre due accusate di favoreggiamento e tentato favoreggiamento – rispettivamente il fratello del proprietario e un loro amico: il primo per aver rimosso e portato in lavanderia un piumone dalla stanza di Carlucci «al fine di far scomparire le tracce di sangue»; il secondo perché avrebbe «contattato» varie persone «al fine di indurli a mentire e ad omettere di riferire tutto ciò a loro conoscenza al fine di escludere da parte del predetto (titolare del locale, ndr) il compimento di atti sessuali» con la ragazza.

l.amato@luedi.it

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