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La campagna elettorale
non ci voleva

Basilicata

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MATERA finalmente esiste. Sconosciuta l’ubicazione, sconosciuta la vera storia, sconosciuta la reale bellezza ai più fino a quel 17 ottobre che tutti noi ha fatto trepidare. Matera entra finalmente nel novero delle città più visitate, più attrattive, negli itinerari, negli immaginari; televisione, radio, web, cinema, tutti qui, ogni giorno.

La città conquista un ruolo di primo piano, condensando migliaia di anni di storia in cinque di lavoro intenso e pieno di speranze. Anche i vecchi gioiscono, increduli.

Così le viene restituita un’opportunità straordinaria, quasi unica, competendo con città con una tradizione storico-turistica imparagonabile.

Poi arriva la campagna elettorale. Da una parte c’è una città che si sta aprendo da sola al mondo, che sta fisiologicamente allargando i suoi confini culturali, geografici, progettuali; dall’altra una parte di mondo politico ancora una volta legato ai localismi, ai meccanismi dietrologici, alle faide strumentali, agli appetiti che poco hanno a che fare con il bene comune.

Proprio ora, che il mondo ci guarda; proprio ora che dovevamo dimostrare con i fatti che quello che abbiamo scritto corrisponde davvero ad un nuovo modo di fare le cose, ad un nuovo approccio che vuole il meglio per la comunità tutta; proprio quando, in quel caldo pomeriggio di ottobre, ognuno ha abbracciato urlando di gioia chiunque gli fosse accanto, al di là di tessere e poltrone.

Proprio in un momento in cui abbiamo davvero creduto di poter donare ai nostri piccoli un esempio, un modello culturale differente, “europeo”, che desse loro la possibilità, negli anni a venire, di poter dare per scontata la voglia di restare per continuare a costruire, progredire.

E invece stiamo rischiando di gettare al vento idee e impegni, competenze e visioni, potenzialità e successi. Stiamo dimostrando una chiusura provinciale che dimentica le priorità della candidatura e della città più in generale, per lasciare spazio agli accordi interni e agli schieramenti di potere.

Una gestione che abbia a cuore questi luoghi dovrebbe porre al primo posto una visione a lungo raggio, che, attraverso un progetto culturale innovativo, dia il respiro necessario alla città prima e a tutto il territorio lucano poi ma ponendo in essere connessioni e condivisioni con il mondo europeo e internazionale, con un respiro ampio e lungimirante. Quando lo si fa i risultati sono del tutto evidenti.

Questa è la risposta, questo è lo spirito che ha mosso tante idee, tanti professionisti, grazie al cielo non solo locali.
Questo è ciò che ha convinto la commissione giudicante; questo è quello che si sta cercando a livello nazionale per riconvertire le nostre risorse artistiche e riprendere in mano le sorti di un Paese malmesso come il nostro.

Dopo tutto il lavoro, l’impegno di giovani risorse e di grandi visioni, dobbiamo aspettarci di tornare ad una cultura vecchia e incancrenita? Dobbiamo tradire gli impegni sottoscritti all’interno del dossier di candidatura di fronte all’Europa?
Il risultato sarebbe mancare l’obiettivo, ormai di fronte a noi, di divenire un modello per le collettività (grandi e piccole, ultimo l’articolo sul Financial Times) che ci prendono ad esempio per qualità di vita e sostenibilità a dispetto di un mondo complicato e invivibile.
Auspicabile è solo l’andare avanti, non perdere questa occasione, non sprecarla. Insieme, per il bene di tutti.

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