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Il dissesto di Potenza? «Una scelta ideologica»
Il procuratore regionale Oricchio sul default del capoluogo

Basilicata

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POTENZA - Il dissesto del capoluogo è stata «una scelta ideologica» dell’amministrazione comunale. Una scelta «legittima e comprensibile», per «distinguere le responsabilità precedenti dalle proprie». Ed evitare di restare «col cerino in mano».
A dichiararlo, senza girarci nemmeno troppo attorno, è stato il procuratore regionale della Corte dei conti Michele Oricchio, incontrando i giornalisti prima dell’inizio della cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario.
Oricchio ha definito «assurda» la situazione di un Comune finito a gambe all’aria per la seconda volta in 20 anni. Una “doppietta” eguagliata in pochissimi casi («si possono contare sulle dita di una mano»), che affonderebbe le sue radici in tempi lontani. Come quando è stata realizzata una struttura abnorme come il ponte attrezzato, senza considerare l’entità dei costi di gestione. O quando gli uffici hanno pasticciato con gli espropri di Macchia Giocoli. Questi i due casi citati.
«Ovviamente - ha proseguito il procuratore - oggi ci si è trovati di fronte a una condizione di bilancio, che è stata esaminata qui dalla Sezione di controllo, quasi insostenibile. Con la necessità, immagino, della nuova amministrazione di voler mettere un punto fermo». Con la conseguenza di aggravare «sicuramente i problemi. Perché voi sapete che con il dissesto tutte le tariffe dei servizi locali aumentano, si riducono i costi, non c’è possibilità di assumere ed è un grosso problema».
Il magistrato ha spiegato che sono già partite verifiche su almeno due fronti: la gestione dei rifiuti, e il trasporto pubblico. A prescindere da quanto potrebbe emergere, nei prossimi mesi, dal lavoro della commissione di liquidazione. Sulle responsabilità degli amministratori che si sono susseguiti in piazza Matteotti.
Ma dal suo punto di osservazione privilegiato ha avuto modo di seguire la vicenda del dissesto dalla genesi. Anche confrontandosi col sindaco Dario De Luca.
«Immagino che una volta subentrato e resosi conto delle difficoltà di bilancio abbia fatto una scelta che ritengo assolutamente legittima e anche comprensibile di dire “capiamo un attimino io come mi posso muovere avendo questo fardello sulle spalle”. E quindi non trovando ipotesi alternative (...) qui hanno scelto, ora non so i dettagli, ma hanno scelto il dissesto che è un taglio netto».
«Col dissesto noi iniziamo a vedere il pregresso e poi iniziamo a ricostruire per l’avvenire». Ha sintetizzato Oricchio parlando in prima persona per semplificare il discorso.
«Perchè se lo squilibrio non fosse stato gravissimo si poteva anche perseguire un’altra via che era quella del riequilibrio di bilancio, che è un’altra possibilità concessa dal legislatore per venire incontro agli enti che zoppicano. Anche perché oggi come oggi le difficoltà ci sono per tutti gli enti».
«Io non so se c’erano i margini di un riequilibrio finanziario». Ha precisato il magistrato a specifica domanda. «Probabilmente no. Ma quella poteva essere l’unica alternativa. Se non ci fossero stati i margini l’obbligo sarebbe stato quello di dichiarare il dissesto (...)».
Di sicuro quello del capoluogo non sarebbe un caso isolato. «Ci sono tanti enti in cui si cerca. Noi ci siamo occupati di Lagonegro dove per mantenere l’equilibrio di bilancio inserivano la posta della vendita di alcuni immobili che non era avvenuta. Quindi un bilancio dove a fronte di uscite certe c’erano entrate assolutamente fittizie. E così facendo hanno tenuto in piedi un bilancio per alcuni anni. Quindi voglio dire qui è stata fatta una scelta netta e coerente».
Oricchio ha definito la scelta del dissesto «ideologica», per quanto «dolorosa, indubbiamente, perché comporta difficoltà».

l.amato@luedi.it

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