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Inchiesta tangenti, dopo l'allarme della Cgil
arriva il direttore dei lavori per i cantieri dell'A3

Calabria

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COSENZA - Si è concluso in poche ore il blocco del cantiere del terzo Macrolotto dell’autostrada Salerno-Reggio Calabria, tratto Campotenese-Laino Borgo, nel cosentino, deciso dopo l'arresto del direttore dei lavori, Stefano Perotti, nell'ambito dell'inchiesta sulle tangenti per le grandi opere. Lo ha reso noto l'Anas, evidenziando che «il Contraente generale Italsarc, affidatario dei lavori di realizzazione del macrolotto dell’autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria, ha provveduto - su richiesta Anas - alla sostituzione del direttore dei lavori, nominando l’ing. Mario Beomonte». 

L'INCHIESTA CHE HA TRAVOLTO LE GRANDI OPERE

L’Anas ha aggiunto che il provvedimento, emesso oggi, consente la prosecuzione dei lavori del cantiere, nel quale sono impegnati circa 800 addetti e che ha un avanzamento del 22%. A lanciare l'allarme sul blocco dei cantieri era stato Walter Schiavella, segretario generale Fillea Cgil, secondo cui era a rischio il lavoro di 800 persone.

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Nella nota diffusa prima della nomina del nuovo direttore dei lavori, il sindacato evidenziava i rischi per eventuali ritardi nell'incarico: «Da parte sua il contraente generale, Italsarc sta provvedendo, attraverso le circa 55 imprese in subappalto, alla messa in sicurezza degli impianti. Da domani quindi 800 lavoratori non torneranno a lavorare. O meglio, da domani 800 lavoratori rischiano di pagare per le colpe di altri, corrotti, corruttori e di un sistema di regole sbagliato e opaco. Un sistema che ha origine nella legge obiettivo e nell’istituto del contraente generale che, come diciamo da anni, sono stati un autentico fallimento, inadeguati sia allo scopo di realizzare opere nei tempi e con costi certi, ma anche all’intento di garantire il rispetto della legalità, della sicurezza e della qualità del lavoro. Occorre subito dare risposte certe ed immediate agli 800 lavoratori, operai, impiegati e tecnici, o con la ripresa dei lavori nel pieno rispetto di sicurezza e legalità o con idonei ammortizzatori sociali».

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«Cosa vuole fare, a questo punto - chiede Schiavella - il governo Renzi? Fino ad oggi la riforma della legge sugli appalti non è stata nell’agenda delle sue priorità. Questa vicenda conferma quanto diciamo da anni: oltre alle responsabilità e colpe dei singoli, che risponderanno delle loro azioni illecite alla magistratura, cui va la nostra riconoscenza per l’impegno inesauribile nella lotta all’illegalità e al malaffare, esistono evidenti e gravi responsabilità dei governi. Innanzitutto per aver scritto regole che di fatto hanno favorito un sistema di appalti delle opere pubbliche permeabile al malaffare, e poi per non aver cambiato quelle stesse regole, una volta chiaro il loro fallimento».

 

 

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