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Il Pd in Direzione con i renziani divisi, estremo tentativo di trovare una sintesi oggi con il segretario Luongo

Basilicata

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MATERA - Tanti movimenti ma una stabilità di fondo. Nessuna voglia di rompere con il partito o con il suo segretario regionale. Ma posizioni che non sembrano muoversi da una sostanziale staticità.
Oggi in Direzione cittadina il Partito Democratico proverà a sciogliere i tanti nodi. Innanzitutto di partecipazione e poi sulla decisione di candidare Salvatore Adduce a sindaco di Matera. Rispetto al 7 marzo qualcosa dovrebbe cambiare, gli antezziani ci saranno (salvo ribaltoni clamorosi di questa mattina). Ma le spine restano, l’area renziana è spaccata e quella Santochirico non sembra assolutamente intenzionata a concordare con la decisione di ricandidare Adduce senza ricorrere alle primarie. In questo contesto l’unico passo in avanti  dovrebbe essere proprio l’ok dell’area Antezza-Braia.
Ieri pomeriggio intanto c’è stata una riunione congiunta di Vincenzo Viti con i pittelliani capeggiati da Maridemo Giammetta e Angelo Lapolla, l’esito è stato sostanzialmente interlocutorio. No alla presenza a queste condizioni in Direzione ma un estremo tentativo di riaggregare gli antezziani e presentarsi con una proposta unitaria a Luongo. Nel dettaglio è stato preparato un documento che verrà sottoposto questa mattina ad Antezza e poi verrà consegnato oggi a Luongo. Pochi i cambiamenti rispetto al recente passato, le parole d’ordine: da discontinuità a primarie rimangono le stesse. 
Un documento che si proverà in queste ore a condividere anche con  lo stesso Santochirico. 
In realtà nè Viti, nè Giammetta hanno  garantito la partecipazione (diretta o attraverso i propri delegati) alla Direzione provinciale ma solo la ricerca di una sintesi prima interna ai renziani (con Braia e Antezza), poi con Santochirico ed infine la presentazione di un documento a Luongo che ribadisce la volontà di trovare una soluzione unitaria e di non spaccare il partito. Di continuare a lavorare all’interno del Pd. 
Lo stesso Viti del resto avrebbe ricordato come in nessun caso la sua fedeltà al partito è stata messa in discussione, la memoria è andata allora a quanto accaduto nel 2007 con la scelta di Dell’Acqua senza alcun ricorso alle primarie ma di fatto imposta e subita che, pur dopo una lunga fase di sofferenza politica, ha portato lo stesso Viti a candidarsi come capolista a sostegno di Dell’Acqua. Poi perdente in quella circostanza. Un episodio che sarebbe la dimostrazione della ferma volontà dell’ex deputato e assessore regionale di continuare in coerenza il proprio percorso di sostegno al Pd. Ma con una scelta assolutamente condivisa e su basi solide. Senza subire imposizioni.
In questo contesto la partecipazione ad una Direzione che ancora viene considerata illeggittima non appare certo un boccone semplice da poter digerire.
Ma la vera questione rimane quella che risponde alla parola “primarie” cioè la richiesta di farvi ricorso (“saremmo ancora in tempo”) per la scelta del candidato sindaco. 
Ed è qui la vera discussione insormontabile perchè l’attuale maggioranza interna non si muove dal nome di Salvatore Adduce. Altre opzioni non ci sono.
In questo contesto fortemente critica è anche l’area Santochirico. «Noi contestiamo innanzitutto il metodo che viene utilizzato che non pare affatto inclusivo ma anzi esclusivo» spiega Franco Labriola come rappresentante dell’area civati regionale, «ci troviamo ad assistere ad una serie di soluzioni che vanno a premiare una parte piuttosto che un’altra. 
In realtà il vero problema non è il nome del candidato sindaco ma il metodo che deve essere scelto e che non può mettere in discussione l’unità interna del partito e dell’intera coalizione di centrosinistra. Su questo ci vorrebbe una valutazione molto attenta». 
Alle 17 di oggi dovrebbe iniziare l’appuntamento con la direzione cittadina, l’ipotesi di arrivare in extremis ad una soluzione unitaria rimane una extrema ratio. Sorprese non sono escluse ma le carte sembrano per lo più sul tavolo. 
Le questioni in discussioni sono chiare  un coordinamento condiviso del Comitato cittadino, una divisione della figura del sindaco da quella di presidente della Fondazione e poi sullo sfondo le primarie che però non hanno i numeri e la maggioranza dei voti per poter passare. 

 

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