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«La Fondazione sanitaria
un ente inutile e spreca risorse»

Basilicata

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POTENZA - La Fondazione di ricerca sanitaria, istituita dalla Regione, è «un orpello dalla discutibile utilità». Ma soprattutto rappresenta «uno sperpero di risorse pubbliche». E’ un affondo unitario quello che arriva da Cgil, Cisl e Uil. Con un documento durissimo stigmatizzano le scelte della Regione rispetto a quella che si presenta come l’ennesima operazione di spreco. «La sanità lucana - attaccano i tre segretari Summa, Falotico e Vaccaro - non gode di buona salute e per questo non può permettersi sprechi come quelle per pagare un elefantiaco consiglio d’amministrazione della Fondazione per la Ricerca scientifica in ambito socio-sanitario di cui, peraltro, ancora non è chiara la mission».
L’ente, fondato lo scorso anno, è composto da un consiglio d’amministrazione, un presidente, un revisore dei conti, un direttore amministrativo , un comitato scientifico con tanto di presidente. A capo del Cda è stato nominato il dottor Achille Patrizio Caputi, mentre a presiedere il comitato scientifico è l’ex assessore alla Sanità, Attilio Martorano. Era stato il Quotidiano a porre la questione della opportunità di una spesa così importante: la sola retribuzione delle indennità costerà alla Regione 170.000 euro all’anno. A cui bisogna aggiungere i gettoni di presenza da dover giustamente corrispondere a tutti i membri del Comitato scientifico e del Consiglio d’amministrazione (a eccezione dei direttori generali delle aziende sanitarie che ne fanno parte).
Il presidente Pittella, nei giorni scorsi, aveva difeso le sue scelte, provando a chiarire la necessità di un ente che si occupi di questo tipo di attività, e l’utilità della particolare forma scelto per esso, ossia quella della fondazione, in modo da avere accesso ai finanziamenti europei. Ma i sindacati sono convinti che si tratti di un passo falso. Anche perché - fanno sapere - «si registra, ormai, un decremento d’efficienza e di competitività del sistema sanitario regionale». Fanno riferimento alla fotografia scattata da Agenas, l’agenzia nazionale della sanità, sulla base della cosiddetta griglia “Lea”, i livelli essenziali di assistenza, punto di riferimento capace di metter sullo stesso piano regioni dalla storia, cultura e politica sanitaria diversa. Agenas fa sapere che la Basilicata - fino a qualche anno inserita tra quelle di “fascia virtuosa” - tra il 2011 al 2013 ha perso 21 punti dell’indice Lea, passando da 167 del 2011 a 146 attuali. Di conseguenza la regione è scesa dal settimo posto (2011) al dodicesimo attuale.
Ai costi della riduzione incrementale dei trasferimenti ministeriali che si scaricheranno direttamente sui cittadini lucani più in difficoltà - continuano i tre segretari - si aggiunge «un preoccupante arretramento etico che utilizza la sanità e le Fondazioni per attività già svolte dal sistema sanitario pubblico, a partire dalla ricerca, che rischia così alla fine di uscire ulteriormente indebolito». Per Summa, Falotico e Vaccaro si tratta «di un ulteriore orpello di cui non si comprende l'utilità e la necessità».
Nel frattempo vengono meno 90 posti letto nelle strutture sanitarie regionali in attuazione del nuovo regolamento nazionale che prevede un valore pari a 3,7 posti letto per mille abitanti, di cui 0,7 per mille abitanti per la lungodegenza e la riabilitazione post-acuzie. Dunque, «la priorità dovrebbe essere quella di un piano di riorganizzazione e rilancio professionale del sistema sanitario e dell'integrazione tra questo, interventi sociali, presenza sul territorio, valorizzazione delle specializzazioni».
«Tra spending review, riduzione di trasferimenti statali, inasprimento di ticket a carico degli utenti, con il patto per la salute Ministero-Regione che rischia di ridursi in un patto a risparmiare sulla pelle dei cittadini, un Consiglio d’amministrazione con un numero di componenti che può variare da 7 a 9 membri, un presidente, un direttore amministrativo, un revisore dei conti e ancora un comitato scientifico (da tre a 9 componenti), con un altro presidente, con un costo complessivo che sfiora i 200mila euro l’anno, è un’operazione che non può trovare il sostegno dei sindacati, dei lavoratori pubblici, dei cittadini».

m.labanca@luedi.it

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