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«Il fondo royalty
per salvare Potenza»

Basilicata

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POTENZA - Come tutte le volte in cui la situazione appare disperata, è di nuovo a viale Verrastro l’altare su cui si va a pregare. “La Regione deve fare di più”. L’appello, dopo la bocciatura del “Salva Potenza” in Consiglio dei ministri, arriva da più parti. Se non è possibile spalmare i debiti del Comune su un periodo più lungo rispetto a quello previsto attualmente, il governo regionale deve fare un nuovo sforzo.
Di ufficiale ancora non è stato avviato nulla. Ma mentre a Palazzo di Città è ripartita la verifica sui numeri per cercare di ridurre il debito da quantificare in bilancio - anche e soprattutto attraverso nuovi e dolorosi tagli - a viale Verrastro si riapre la discussione su possibili ulteriori fonti di trasferimenti. Il presidente Pittella, nei mesi scorsi, era stato chiaro nello spiegare che non si sarebbe mai potuto far fronte all’intero debito del Comune in soli due anni. Da dove dovrebbero arrivare ora le risorse per dare ossigeno al capoluogo? Un’idea chiara arriva dal Nuovo centro destra. Il senatore Viceconte e il coordinatore regionale Taddei chiedono che si inizi a ragionare sulla possibilità di utilizzare una parte del fondo, ex card idrocarburi, alimentato dal 3 delle royalty del petrolio. Nell’ultimo tavolo romano che risale solo a qualche giorno fa, il sottosegretario del Mise, Simona Vicari, ha annunciato la volontà di sbloccare le risorse entro il prossimo luglio. I tempi, quindi, in teoria, sarebbero anche compatibili
Si tratta di 104 milioni di euro da investire per politiche di sviluppo. E tra le varie voci, è previsto anche un fondo per Comuni e Province. Possibilità che, evidentemente, non è sfuggita neanche alla Regione. «Ma - spiega il direttore del dipartimento Presidenza della Giunta, Vito Marsico - è necessario capire, insieme al Ministero, se, nell’ambito di queste risorse vincolate a misure di sviluppo, si possa immaginare uno specifico capitolo di finanziamento per una situazione come questa». Senza contare che un’ipotesi di questo tipo aprirebbe un prevedibile sconto tra territori.
Nuovo centrodestra insiste: il salvataggio di Potenza - scrivono Viceconte e Taddei - passa dal combinato disposto della riduzione della sanzione per lo sforamento del Patto di stabilità e dalle risorse fresche che stanno per arrivare da Roma. «Noi - hanno concluso Viceconte e Taddei -continueremo ad essere a fianco del sindaco De Luca in questa difficile e complessa situazione alla quale nessuno, responsabilmente, deve sottrarsi nel dare il proprio fattivo contributo».
Non si tratta, però, dell’unica ipotesi in campo. Per quante remote, le speranze di nuove modifiche al testo licenziato dal Consiglio dei Ministri rimangono. Con un emendamento da far approvare in Aula, nell’iter di conversione del decreto in legge. Che però dovrebbe essere supportato da volontà politica tanto forte da superare le resistenze che fino a ora hanno tenuto la modifica fuori dal nuovo testo sugli enti locali. Per quanto ci sia ancora tempo prima della scadenza dei termini assegnati dalla proroga concessa per la presentazione del nuovo bilancio, una strategia su una manovra alternativa per salvare Potenza ancora non c’è. Come prima cosa bisognerà aspettare il ricalcolo degli uffici comunali del debito, alla luce della riduzione della sanzione sul Patto di Stabilità: più di ove milioni in meno. Sicuramente tanti, ma non sufficienti a risolvere i problemi del capoluogo che - pur considerando i trasferimenti della Regione stimati in due anni - rimane ancora in rosso di 22 milioni di euro.

m.labanca@luedi.it

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