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I sospetti di Puntorieri: a un amico
aveva chiesto di filmare l'incontro

Calabria

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REGGIO CALABRIA - Quella telefonata non gli era piaciuta. Quel «vieni che dobbiamo fare una cosa», aveva insospettito Marco Puntorieri. Per questo aveva chiamato un amico fidato e assieme avevano deciso di riprendere con le telecamere ogni cosa. Non sapeva ancora che quel video avrebbero registrato la sua esecuzione. Che avrebbero fissato il momento i cui Domenico Ventura gli avrebbe puntato contro il fucile a canne mozze per sparargli due colpi in faccia. 

Il suo killer, come scritto ieri mattina da “Il Quotidiano”, è stato arrestato giovedì dai carabinieri del Comando Provinciale e della stazione Reggio-Modena. Di lui invece non c’è traccia, le sue ultime immagini sono quelle che si riferiscono agli istanti prima e dopo la sua morte. Il corpo, invece, è stato fatto sparire nel nulla il 15 settembre scorso. Marco Puntorieri è così diventato vittima della classica “lupara bianca”. Con una differenza sostanziale rispetto al passato. Il suo sicario ha un nome, ed appartiene, secondo gli inquirenti, al suo stesso sodalizio criminale: la cosca “Libri-Zindato”.

Un classico anche le modalità dell’agguato. Secondo il pm della Dda Stefano Musolino che ha richiesto e ottenuto l’ordinanza di custodia cautelare del Gip Adriana Trapani, l’uomo è stato invitato «a fare una cosa», da una persona che conosceva bene. L’appuntamento era stato fissato in un casolare abbandonato nella campagna di Gallina.

Qui i due iniziano a parlare tranquillamente. Nel casolare c’è un fucile a canne mozze, se lo passano di mano in mano mentre passeggiano nel prato di fronte alla casa abbandonata, fin quando non partono due colpi, in rapida successione. Puntorieri crolla a terra. Il killer, Ventura, sale in macchina dove un complice lo attende e va via. Il corpo, secondo la ricostruzione, sarà fatto sparire alcune ore dopo.

Il sicario però non sa che un “amico” dell’uomo che ha appena ucciso ha visto e filmato tutto. Tutto ad esclusione soltanto del momento in cui spara. Cambia poco però perchè le immagini riprendono il resto. La vittima e la persona che aveva allertato avevano appeso una telecamera ai rami di un ulivo di fronte al casolare. Poi l’amico si era appostato su una collina vicina con una seconda telecamera. In più, quando gli assassini si sono allontanati è andato sul prato ed ha scattato delle fotografie al cadavere. Alcuni giorni dopo il fatto di sangue quelle immagini sono diventate file e sono state caricate su una pennetta usb. Materiale che, accompagnato da una lettera anonima, è poi finito sulla scrivania del comandate della stazione dei carabinieri Reggio-Modena, Andrea Levi, e di conseguenza del pm Stefano Musolino. 

E tutto coincide. Le immagini non lasciano dubbi. Anche se il corpo non è mai stato trovato. La vittima porta gli indumenti che indossava al momento della scomparsa denunciata dalla moglie Francesca Angelo Nucera. Sul suo furgone, ritrovato il giorno dopo la scomparsa, non ci sono tracce. Nessuna, neppure le sue. Segno che gli assassini hanno cancellato ogni possibile impronta. I carabinieri del Ris poi hanno fatto il resto. Sul luogo in cui è caduto il corpo di Puntorieri sono state trovate tracce di sangue e frammenti di ossa che il Dna ha stabilito essere quelle della vittima.

Per questo su richiesta del pm Stefano Musolino, il gip Adriana Trapani ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per Domenico Ventura, di 49 anni, 

che in concorso con almeno un’altra persona (l’uomo al volante dell’auto con cui è andato via), è accusato di omicidio volontario premeditato, porto abusivo di armi e occultamento di cadavere.

Secondo i magistrati il movente è da ricercarsi negli equilibri interni alla cosca “Libri-Zindato”. Un regolamento di conti che la vittima forse si aspettava, ma non in quei termini. Altrimenti non si sarebbe presentato all’appuntamento con la morte. Tra l’altro, sempre secondo la Procura, la modalità è tipica della cosca. Già in passato alcuni altri esponenti del clan o loro nemici sarebbero stati fatti sparire, con in maniera analoga.

La vittima della lupara bianca era stata arrestata nove anni fa nell’ambito dell’inchiesta “Casco” contro i clan della zona sud di Reggio Calabria. Puntorieri era, infatti, ritenuto dagli investigatori vicino alla cosca dei Libri-Zindato. Anche il fratello Orazio (incensurato) era stato ucciso a Reggio Calabria il 22 dicembre del 2008 con due colpi di fucile caricato a pallettoni. 

Dal canto suo, il killer Domenico Ventura era da tempo noto alle forze dell’ordine. Un personaggio descritto come «violento, e capace di commettere reati del genere». Un sicario che non aveva ancora fatto i conti con le telecamere.

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