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I negozi erano stati acquisiti con l'usura

Calabria

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REGGIO CALABRIA - Attività commerciali acquisite attraverso un’attività di usura nei confronti dei titolari, costretti a cederle per l’impossibilità di restituire i prestiti ricevuti. È una delle accuse che vengono contestate dalla Dda di Reggio Calabria agli affiliati alla cosca Lo Giudice arrestati nell’operazione condotta stamattina dalla Squadra mobile. Due delle otto persone coinvolte nel filone dell’operazione che riguarda direttamente le attività illecite della cosca lo Giudice, Bruno Stilo, accusato anche dell’omicidio di Angela Costantino, moglie del pregiudicato Pietro Lo Giudice, uccisa per vendetta perchè aveva una relazione extraconiugale, e la moglie, Antonia Maviglia, di 51 anni, avevano acquisito la proprietà di un bar di Reggio Calabria «dopo avere stritolato con l’attività usuraria – riferisce la Squadra mobile – il titolare».   Gli altri affiliati alla cosca Lo Giudice arrestati sono Domenico e Giovanni Lo Giudice, di 44 e 42 anni; Maria Lo Giudice (22); Giovanna Rosa Turbante (43); Anna Gatto (40); Domenica Pennestrì (39) ed Antonino Paviglianiti (24).   Oltre al bar, che Stilo, dopo averne acquisito la proprietà, aveva intestato alla moglie, la polizia ha sequestrato una società per il commercio di pesce surgelato, tre ditte individuali, quattro costruzioni, un terreno e tre autoveicoli per un valore complessivo di cinque milioni di euro.   Le attività commerciali acquisite illecitamente venivano intestate dai capi della cosca a prestanome o a familiari incensurati per evitare che venissero sequestrate.   L’operazione che ha portato agli arresti si basa sulle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia tra cui Nino e Maurizio Lo Giudice, fratelli di Vincenzo Lo GIudice, zio di Pietro. Gli altri pentiti che hanno fornito il loro apporto alla Dda per l’operazione sono Roberto Moio, Consolato Villani, Umberto Munaò e Paolo Iannò.   L’indagine ha consentito anche di accertare gli interessi della cosca Lo Giudice nelle estorsioni attuate anche attraverso l'imposizione di forniture ai titolari soprattutto di negozi alimentari.

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