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Il ruolo del boss di Platì Rocco Trimboli

Calabria

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SIDERNO - La Cassazione vuole vederci chiaro sulle dichiarazioni dei pentiti Rocco Marando e Rocco Varacalli. Secondo la Suprema Corte ci sarebbero discrepanze e pochi riscontri sulle parole dei collaboratori di giustizia che nell'inchiesta "Minotauro" inchioderebbero il presunto boss Rocco Trimboli a elemento di vertice della 'ndrangheta in Piemonte, ed in particolare come persona di spicco del locale di Volpiano. Questo il succo della decisione della I Sezione penale della Corte di Cassazione, che accogliendo il ricorso dell'avvocato Francesco Lojacono, difensore di Rocco Trimboli all’udienza del 20 aprile scorso ha annullato con rinvio il provvedimento del Tribunale del Riesame di Torino che confermava l’impianto accusatorio alla base del provvedimento restrittivo scaturito dall'inchiesta della Dda torinese "Minotauro". Ad oggi Rocco Trimboli è tra i più importanti ricercati per reati di 'ndrangheta ed è tutt'ora latitante. Nei suoi confronti il quadro indiziario sarebbe costituito essenzialmente dalle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia Rocco Marando Rocco e Rocco Varacalli, che hanno indicato Trimboli quale affiliato alla ‘ndrangheta, ed in particolare, quale componente di rilievo dell' articolazione costituita dal “locale” di Volpiano, considerato un “feudo” del gruppo Marando – Trimboli – Agresta, originario di Platì. Su queste basi l'avvocato Lojacono ha eccepito sia l’inattendibilità delle dichiarazioni dei due collaboratori, oltre all’assenza di elementi di riscontro degli investigatori. Il difensore di Trimboli ha anche messo in evidenza il fatto che le dichiarazioni di Rocco Marando, altro pentito, avevano determinato un provvedimento cautelare a carico dei componenti del gruppo familiare Marando - Trimboli, per il triplice omicidio "Stefanelli" avvenuto a Volpiano alla fine degli anni ’90, già oggetto di annullamento da parte della Cassazione prima, e del Tribunale del Riesame dopo, con conseguente scarcerazione degli indagati. L’indagine “Minotauro”, una delle più vaste ed importanti condotte negli ultimi anni dalla Direzione Distrettuale antimafia di Torino, ha ad oggetto le infiltrazioni della ‘ndrangheta reggina in territorio piemontese, e le relative collusioni con personaggi dell’imprenditoria e della politica. L’annullamento pronunciato dalla Cassazione nei confronti di Rocco Trimboli, potrebbe assumere particolare rilevanza perché ha ad oggetto l’attendibilità delle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia che costituiscono il principale quadro indiziario posto alla base dell’intero procedimento penale, che conta oltre 180 indagati, e per il quale il 26 aprile prossimo è fissata l’Udienza preliminare, con un fitto calendario che vedrà impegnate le parti per oltre un mese. Uno dei principali indagati, Giuseppe Catalano, indicato quale capoclan del “locale” dei Sidernesi a Torino, qualche giorno addietro si è suicidato buttandosi dalla finestra della sua abitazione, dove si trovava agli arresti domiciliari per ragioni di salute. 

 

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