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All'Asp di Cosenza spesi cinquemila euro
solo per fotocopiare gli atti deliberativi

Calabria

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POCO meno di 5 mila euro per fotocopiare degli atti deliberativi. Stessa cifra, anzi 3 centesimi in più (4925 euro e 83 centesimi invece di 4 mila 922 euro e 51) per individuare gli atti da fotocopiare all’interno dell’archivio cartaceo. Stesse cifre per attività dal nome più complesso e oscuro: ideazione progettuale, elaborazione e sistemazione schede di raccolta dati, relativa elaborazione dei risultati d’indagine;  monitoraggio e repertorio convenzioni, protocolli d’intesa, studi clinici osservazionali; ricerca ed individuazione degli atti deliberativi relativi a soggetti terzi. “Solo” 1200 euro invece per “attività di supporto”.

In tutto, per diciassette dipendenti del settore Affari generali, l’Asp ha pagato poco meno di 80 mila euro destinati alla liquidazione del progetto obiettivo dalla lunghissima denominazione “Individuazione e repertazione cartacea ed informatica dei soggetti terzi esterni all’Asp di Cosenza: previsione e implementazione delle misure di legittimazione dei trattamenti da essi effettuati in relazione ai servizi affidati”. Progetto approvato dall’Asp il 24 febbraio scorso e regolarmente espletato nei rapidissimi tempi previsti.

Cosa sono i progetti obiettivo? Compiti straordinari, che si ritiene non possano essere svolti durante l’orario d’ufficio e che danno diritto ovviamente ad un compenso extra. Non è il primo che viene autorizzato negli uffici Asp di via Alimena e sempre destinato al settore amministrativo. In questo caso, diciassette dipendenti Asp, fuori dal normale orario di lavoro, si sono preoccupati di verificare il rispetto delle norme sulla privacy nel trattamento dei dati personali, anche da parte di soggetti esterni, che gravitano attorno all’azienda. Il progetto era urgente? La spesa di 80 mila euro necessaria, a fronte di un costo del personale che, da bilancio dell’Asp, si aggira attorno ai 320 mila euro? Immaginiamo di sì. E pazienza se invece negli ospedali medici, infermieri ed operatori sanitari reclamano nuove risorse, finanziarie e umane. I vincoli del Piano di rientro, evidentemente, non valgono per tutti.

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